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LA DERIVA EUTANASICA VA FERMATA
Macherata da libera scelta, è un acondanna per tutti coloro che soffrono
di Rodolfo Casadei

Negli Stati Uniti la serie televisiva Tredici, trasmessa sul servizio di video a pagamento Netflix, ha causato un aumento del tasso di suicidi fra gli adolescenti del 28,9 per cento nel mese successivo all'esordio della prima stagione. L'argomento dei telefilm è l'illustrazione dei tredici motivi che hanno condotto una quindicenne a togliersi la vita, da lei stessa spiegati in alcune videocassette lasciate per i posteri. Quasi due secoli e mezzo prima, la lettura de I dolori del giovane Werther di J.W. Goethe aveva provocata un'ondata di suicidi fra giovani tedeschi di qualche anno più grandi di quelli americani che l'hanno fatta finita dopo aver visto su Netflix la storia di Hannah Baker. Invece alcuni studi hanno mostrato che nei mesi successivi agli attacchi terroristici dell'11 settembre il tasso generale di suicidio negli Stati Uniti è diminuito, così come era diminuito dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti nella Seconda Guerra mondiale.
Quando, nel prossimo mese di settembre, la sciagurata Corte costituzionale italiana dichiarerà incostituzionale l'articolo 580 del Codice penale che punisce l'aiuto al suicidio, il numero delle persone che in Italia chiedono l'eutanasia o il suicidio assistito si impennerà. Perché non è vero che l'umanità è composta di individui isolati che si autodeterminano in base al loro capriccioso arbitrio: è tutto il contrario. La più sciagurata delle idee che l'individualismo dei Capezzone e delle Bonino ci ha trasmesso, è che i divorzi, gli aborti, i suicidi, l'abitudine di assumere stupefacenti sono nostre libere scelte. È falso. Siamo influenzabili e influenzati; siamo condizionati; siamo intrinsecamente impressionabili, suggestionabili, plagiabili. Perché siamo tutti parte del Creato, e il Creato non è una collezione di pezzi separati e sparsi, non è fatto di monadi chiuse in se stesse e senza finestre, come diceva Leibniz; no, tutto il contrario: è un ordine, un'armonia, un'orchestra, un organismo. Tutto influenza tutto. E non è affatto necessario essere adoratori della Pacha Mama o adepti dell'Ecologia profonda per riconoscere la comunione degli esseri viventi (e quindi, a maggior ragione, degli esseri umani): «Le creature di questo mondo non possono essere considerate un bene senza proprietario: "Sono tue, Signore, amante della vita" (Sap 11,26). Questo induce alla convinzione che, essendo stati creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell'universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile», si legge nella Laudato Si' di papa Francesco al n. 89.
Tutto ciò che facciamo ha effetti sul mondo; quanto più potere abbiamo, tanto più profonde saranno le conseguenze delle nostre azioni sulle altre persone e sull'ambiente. Della nostra influenza sulle persone un giorno dovremo rispondere. Un film, un libro, una corrente artistica, una parola d'ordine rilanciata attraverso gli strumenti della propaganda, una campagna d'opinione spinta da ricche lobby, una legge approvata da un parlamento, un decreto emanato da un governo, una sentenza di una Corte costituzionale influiscono sul modo di essere delle persone, sul loro modo di pensare e di agire. Diceva un docente di diritto anglosassone: le leggi di oggi sono i costumi di domani. In un ambiente conformista e ostile ai valori del passato la dissidenza è marginale, chi è contrario allo spirito dei tempi è condannato all'estinzione: in Irlanda il "no" all'introduzione dell'aborto legale per via referendaria è risultato vincente solo fra gli ultra64enni. L'Ipbes delle Nazioni Unite informa che un milione di specie animali e vegetali sugli 8 milioni stimati esistenti sul pianeta è a rischio estinzione nei prossimi decenni. Solo in piccola parte per un'aggressione diretta come quella dei bracconieri contro elefanti o rinoceronti: quasi sempre perché l'ambiente in cui abitavano è stato reso invivibile. I pesci e i mammiferi marini si estinguono non solo per l'eccesso di pesca, ma perché il mare è inquinato dalla plastica, dai prodotti chimici e dai rumori che disorientano i cetacei: il loro ambiente è diventato invivibile. Oppure le specie scompaiono perché si è smesso di coltivarle, cioè di prendersi cura di esse: negli ultimi settant'anni abbiamo perso i tre quarti dell'agrobiodiveristà che i contadini avevano selezionato nei precedenti 10 mila anni! L'ambiente ha un'influenza decisiva sul modo di essere di uomini, animali, piante.
La cosa più apparentemente bizzarra della generale tendenza nei paesi industrializzati ad approvare legislazioni che consentono l'eutanasia o il suicidio assistito è che essa coincide con la massima espansione storica delle terapie contro il dolore. Nei paesi ricchi, mai gli esseri umani hanno avuto a disposizione tanti ricorsi per combattere la sofferenza fisica. Dall'aspirina alla morfina, oggi esistono migliaia di analgesici che i nostri antenati nemmeno potevano immaginarsi, e che in buona parte restano fuori dalla portata degli abitanti dei paesi poveri. Eppure basta dare un'occhiata alla carta geografica dei paesi dove le varie forme di eutanasia sono state legalizzate, per scoprire che si tratta di quelli dell'Europa e del Nordamerica: in tutta l'Africa e in gran parte dell'Asia – le regioni più povere e sprovviste di sistemi sanitari efficienti – eutanasia e suicidio assistito restano vietati. Di fatto, in quei paesi non c'è una richiesta sociale che vada in tale direzione. Come si spiega? I favorevoli alla legalizzazione della "buona morte" dicono che i progressi della medicina nei paesi ricchi hanno prodotto situazioni limite di non-morte/non-vita che in passato non si davano, perché la natura faceva il suo corso e chi doveva morire moriva. In realtà questi casi – i casi in cui la linea che separa l'accanimento terapeutico dalla cura per la vita diventa sottile – rappresentano una piccola percentuale delle situazioni in cui l'eutanasia viene effettuata o attivamente, come in Belgio e in Olanda, o passivamente con la negazione dei supporti vitali come avviene in molti altri paesi. La maggioranza dei casi –compreso quello di dj Fabo che ha innescato l'attivismo della Corte costituzionale italiana – nascono dalla percezione di non avere più il potere di controllo sulla propria vita. È lo svanire del potere su se stessi che spinge le persone a chiedere di morire; questo presuppone l'idea della vita come proprietà assoluta del singolo, e dell'esercizio del controllo come una qualità irrinunciabile della vita in quanto vita. Due contro-verità che l'individualismo dominante ha trasformato in senso comune. E che solo la riscoperta e la riaffermazione della dipendenza e interdipendenza degli esseri umani può controbattere.
Nel Re Lear di Shakespeare c'è un personaggio che vuole suicidarsi e che si ravvede all'ultimo momento. Il conte di Gloucester, accecato per punizione della sua complicità con Lear, si avvia verso le scogliere di Dover per lanciarsi da esse, accompagnato da uno sconosciuto che in realtà è il figlio Edgar. Costui lo inganna due volte: prima lasciandolo saltare dove non c'è pericolo, facendogli credere che l'altezza è enorme e mortale; poi cambiando voce e facendogli credere che è sopravvissuto a un enorme salto e che ad accompagnarlo verso la presumibile morte era stato un demonio. Ma a dissuaderlo dal ripetere il tentativo di suicidio è una frase che Edgar pronuncia dopo averlo aiutato a risollevarsi: «La tua vita è un miracolo! Parla di nuovo». L'inganno di un finto salvataggio miracoloso esprime una verità più profonda, alla quale Gloucester si inchina: non siamo padroni della nostra vita, essa è un prodigio di cui non siamo l'origine. «D'ora in avanti sopporterò l'afflizione finché essa stessa non gridi "basta, basta!" (…) Voi Dei benigni, toglietemi il respiro. Non lasciate che il mio spirito peggiore mi tenti di nuovo a morire prima che piaccia a voi!». Gloucester accetta la vita per il mistero che è, stando dentro ai limiti propri dell'umano, ovvero come scrive Shakespeare nelle ultime battute della tragedia, «tra i due estremi della passione, gioia e dolore». La vita è passione in parti uguali composta di gioia e di dolore. Per scoprire questo, Gloucester deve passare attraverso l'esperienza della dipendenza, della perdita di autonomia: è lasciandosi guidare da Edgar, è vivendo l'esperienza della non autosufficienza, che riscopre la libertà di vivere dentro ad ogni condizione, sia essa gioia o dolore.
Ed è qui che sta il motivo della crescente domanda sociale di legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito nei nostri paesi: dipendere da un altro, dall'amore di un altro, fa paura e mette vertigine a chi è stato cresciuto nell'equivoco che autonomia e libertà siano la stessa cosa. Per affrontare il dolore occorre essere accompagnati e amati; occorre dipendere dalla compagnia e dell'amore di un altro. Compagnia e amore che temiamo di perdere, che temiamo di non poter avere e poi mantenere. È questa paura – molto più che quella del dolore fisico, oggi contrastabile con le migliori terapie anti-dolore della storia umana – che ci spinge a chiedere l'eutanasia.

 
Fonte: Tempi, 14/05/2019


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