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TRA NASCITA E MORTE, LA 'TERRA DI MEZZO' CI CHIAMA
Le parole del Papa a Scienza e Vita
di Umberto Folena

Breve e chiaro, gentile e accogliente. È papa Francesco nei commenti dei consiglieri di Scienza & Vita. Un Papa che sottolinea e rilancia. E, tra il sorgere della vita e il suo tramonto, indica quella 'terra di mezzo' dove si combatte quotidianamente la battaglia per la dignità e la bellezza contro la cultura dello scarto. «Parole belle e serene – spiega Carlo Bellieni – che fanno chiarezza: chi critica il Papa, imputandogli una supposta rottura con il suo predecessore, è servito». Non solo. Bergoglio rilancia e invita a un passo ulteriore, ad allargare lo sguardo «a tutti gli attentati alla vita – sottolinea Daniela Notarfonso – dagli immigrati scomparsi nel Mediterraneo ai morti sul lavoro». È tutta la vita da amare e tutelare, osserva Chiara Mantovani: «Ci ha messi in guardia dalla terribile cultura dello scarto, che disprezza i non ancora nati come coloro che vivono con sofferenza e difficoltà, fino all'eutanasia, nominata esplicitamente in un momento in cui questa parola sempre impronunciabile». È la stessa osservazione diMassimo Gandolfini: «L'ha chiamata con il suo nome, eutanasia: bene! Senza giri di parole né eufemismi. È importante anche perché la Dat (Dichiarazione anticipata di trattamento, giusto per non chiamarla con il suo nome vero, ndr) sta forse per fare la sua apparizione in Aula».
Ma questa sorta di 'terra di mezzo' non costringe Scienza & Vita ad allargare fin troppo il proprio raggio di interesse e intervento? Per Bellieni non è così: «Da un lato è necessario essere realisti, tutto non possiamo fare. Ma neppure dobbiamo costringerci entro paletti troppo stretti. Comunque, tra i pilastri fondativi di Scienza & Vita sono già presenti campi di azione come le malattie rare e la condizione femminile, non riconducibili ad aborto ed eutanasia, a bioetica e fecondazione assistita. L'impegno per la vita non può essere zoppo, esige uno sguardo ampio e la capacità di andare oltre le specializzazioni». Consenso convinto e unanime anche attorno all'invito «a collaborare con chi non crede – spiega Emanuela Lulli, ma condivide il mistero e la bellezza della vita». Lo sottolinea anche Paolo Marchionni:«Dobbiamo domandarci subito come tradurre in pratica l'invito a dialogare con tutto il mondo della scienza. Lo strumento più adeguato potrebbe essere una società scientifica. L'importante è non porre immediatamente le ragioni della fede, ma affermare innanzitutto le ragioni di una scienza rispettosa dell'uomo, che sappia dialogare con gli strumenti suoi propri». Ma gli interlocutori ci sono? «Eccome ». E un primo obiettivo? Ad esempio, racconta Gandolfini, «studiare assieme come la scienza possa essere sempre a favore dell'uomo senza farsi sopraffare dalla tecnologia: scienza e fede, tutt'e due a servizio dell'uomo e non viceversa». Fa loro eco Chiara Mantovani: «Lo stesso Bagnasco ci invita a continuare a coltivare la buona scienza, quella che ama la vita, senza timore di relazionarci con alcuno, con garbata determinazione, perché ne va del futuro dell'uomo».
Parla di bellezza Emanuela Lulli. Ne parla anche, non a caso, Daniela Notarfonso: «Nel nostro gruppo di lavoro sull'educazione abbiamo richiamato la necessità di annunciare innanzitutto la bellezza e la meraviglia della vita, senza commenti. Ai giovani e ai bambini. Che si emozionano al semplice vedere la bellezza di una gravidanza». Una vita bella e anche «sacra». Ma sacra in che senso? Se lo chiede Marchionni,che si risponde così, con Bagnasco: «Sacra come sacra è la patria, ossia grande e straordinaria, per una sacralità che non richiama necessariamente e subito l'elemento religioso. Sacra perché di per sé merita il massimo rispetto».

 
Fonte: Avvenire, 31/05/2015


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