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CI SI PUO' AMARE TUTTA LA VITA, ANCHE NELLA MALATTIA
La storia di Maria, che credeva nell'amore invincibile, in un libro
di Maria Angela Masino

Divorzi in svendita, separazioni sempre più facili e, molte volte, richieste anche per futili motivi. Uno studio norvegese segnala che alcune donne si sono allontanate dal partner perché lui non ha rispettato la rigida divisione dei compiti domestici oppure perché era contrario a trascorrere il week end nei centri commerciali. Al di queste grottesche situazioni, la crisi delle coppie è allarmante. Spesso, pare incredibile, a creare barriere insormontabili fra lui e lei sono la poca tolleranza, l'incapacità di sorridere, di litigare in modo costruttivo, di chiedere scusa, di perdonare. E questo capita a coniugi che hanno una vita confortevole, dal punto di vista di Maria Ciccanti, rimasta fedele per quasi 45 anni a un uomo in carrozzina perché tetraplegico e con altre patologie connesse.
Quello di Maria è stato un matrimonio con tanti momenti bui, molte ansie e anche tanta solitudine e, diciamolo, forse attraversato da rabbia che talvolta è sconfinata nella disperazione. Eppure ha retto. «La ricetta è semplice, mio marito e io l'abbiamo condivisa fin dai primi giorni di fidanzamento: amarsi non è solo moto del cuore, ma un atto di volontà. Sì, bisogna essere chiari fin dall'inizio, fare dei patti e poi chiedere aiuto costante a Dio», spiega Maria Ciccanti. «Mio marito aveva una carrozzella a motore per uscire di casa da solo: andava a fare la spesa e quando si fermava davanti a un negozio era il proprietario ad affacciarsi sulla porta per prendere nota della lista. Ogni volta portava a casa un regalino e la sua gioia nel darmelo era contagiosa». Detto così sembra tutto fattibile, ma arrivare al centro del paese negli anni Settanta con zero strutture di accessibilità per i disabili era molto, molto faticoso. Il primo ostacolo era rappresentato dalle barriere architettoniche del condominio per non parlare di marciapiedi, passi carrabili, auto.
Quando la vita incalza con i suoi ritmi accelerati anche semplicemente affrontare i gradini per entrare nel portone o la rampa ripida del garage è un'avventura titanica. Quante volte dentro di lei Maria ha "urlato" per la rabbia, il nervosismo. «Un giorno si è rotto l'ascensore e mi sono sentita persa perché non era più possibile uscire: sono seguiti giorni e giorni chiusi in casa. La preghiera e la tenerezza di mio marito mi hanno però permesso di trovare soluzioni al problema». «Io non avevo mai lavorato né all'uncinetto né con i ferri ma pur di stare vicino a Dino, andai in negozio a prendere il necessario per fare dei centrini. Riuscii a crearli in breve tempo e poi, con i ferri e la lana ho fatto un maglione seguendo le regole delle riviste di moda. Con calma e pazienza ci sono riuscita: la gioia di mio marito era grande nel vedermi lavorare vicino a lui». E questa gioia ripagava di tutte le fatiche. La felicità, secondo Maria Ciccanti, non è fare cose esaltanti, ma rendere esaltanti le cose con la nostra immaginazione. «Così come fanno i bambini quando giocano al far finta di anche noi adulti e noi coppie dovremmo provare nei momenti più difficili questo fantastico divertimento infantile che ci consente di reinterpretare le difficoltà in chiave più felice».
Alla seconda minaccia di aborto il ginecologo le ha ordinato di stare a riposo assoluto a letto. Non poteva neppure alzarsi per fare da mangiare. Maria non sapeva a chi chiedere aiuto per questa emergenza, Dino aveva bisogno di essere alzato, lavato e vestito. «Allora ci venne l'idea di mettere le chiavi di casa all'esterno della porta dell'appartamento sicuri che non sarebbero venuti i ladri, ma qualcuno in nostro aiuto. Ci siamo messi a pregare intensamente la Provvidenza: alle due del pomeriggio, quel giorno stesso, suonò il campanello una vicina di casa facendo rilevare che le chiavi erano nella serratura fuori dalla porta. Le abbiamo spiegato tutto, per qualche giorno ci ha portato da mangiare e ha pensato lei alle faccende domestiche. In seguito altre persone ci hanno dato una mano».
All'ottavo mese di gravidanza, provata dalla gestazione difficile e dalla malattia del marito nelmatrimonio di Dino e Maria si sono moltiplicate le incomprensioni. Anche la diversa cultura, lei veneta lui umbro, sembrava dividerli. «Avevo voglia di scappare, di tornare a casa mia, da mio padre che, invece, pur essendo anziano, le gambe le aveva!» Quando la negatività pareva avere la meglio su di loro un pensiero, una carezza, una preghiera li riportavano al patto iniziale. «Una sera, abbiamo ripensato al nostro accordo e ci siamo posti un nuovo obiettivo: ricomporre nella carità i dissensi per riconquistare la pace. In quel periodo mi sono resa conto che le barriere psicologiche sono ben più difficili da superare di quelle architettoniche, però, valorizzare ogni micro-positività mi ha permesso di scoprire un nuovo equilibrio, un nuovo modo di stare insieme smussando i difetti, enfatizzando i pregi. Nel giro di qualche mese ho partorito una bellissima bambina che ha imparato a correre e camminare rincorrendo la carrozzella di Dino. Ma intanto la salute di mio marito aveva tanti alti e bassi così come il suo umore».
Sono seguite tante altre difficoltà nel matrimonio. Maria si è ammalata e a Dino negli ultimi periodi la tetraplegia e sclerosi multipla grave e progressiva causarono ansia e depressione. Tante volte era irritabile e molto preoccupato all'idea che non avrebbe neppure più potuto alimentarsi da solo. Ma nonostante tutte queste prove il matrimonio è andato avanti, senza alcuna tristezza. Perché, come dice il Salmo: "Dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male perché Dio è con me". «Certo marito e moglie devono essere molto motivati per stare insieme, ma soprattutto devono pregare tanto per riconfermare ogni giorno la motivazione iniziale», conclude Maria.
 Quando si crede nell'amore di Maria Ciccanti, Editrice Veneta, pag.352 euro 18

 
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10/05/2015


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