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MENDEL DAY A SIENA: IL TRIONFO DELLA SCIENZA CHE RISPETTA L'UOMO
Enzo Pennetta (naturalista) e Carlo Bellieni (neonatologo) hanno parlato di scienza, genetica, vita prenatale e fede
di Vanessa Gruosso

Venerdì 7 marzo l’Associazione Scienza&Vita di Siena ha organizzato nei locali del Centro Culturale Benedetto XVI un’interessante conferenza che aveva come tema di fondo il presunto, insanabile contrasto che secondo il mondo laico e scientista ci sarebbe tra scienza e fede. Enzo Pennetta, naturalista ed insegnante di scienze, ha trattato il tema innanzitutto spiegando cosa sono i Mendel Day: giornate dedicate alla scienza, quella vera, che non può prescindere dalla riproducibilità e verificabilità delle leggi che vengono scoperte in natura. Giornate in cui si ricorda un grande nome della scienza, le cui scoperte scientifiche, come quella dell’ereditarietà dei caratteri, sono alla base della genetica moderna. Mendel prima di essere uno scienziato era un sacerdote, a dimostrare che scienza e fede non sono in contrapposizione. Anzi, la scienza è nata proprio in una civiltà cristiana, è un dono della cristianità.
Alla fine dell’800, il filosofo Compte divideva l’umanità in tre fasi: la fase dell’infantilismo, cioè quella in cui prevale la religione; la fase dell’adolescenza in cui prevale la filosofia; la fase adulta in cui prevale la scienza. Lo scientismo, basandosi su questi assiomi, afferma che la religione è ormai superata, appartiene al passato. Pochi anni dopo la morte di Darwin in Inghilterra nacquero i Darwin Day in cui veniva celebrato lo scienziato e le sue teorie. Peccato che fossero appunto solo teorie, mai provate scientificamente perché mai riprodotte in laboratorio, quindi tutta l’enfasi che hanno ricevuto è quantomeno un po’ eccessiva. All’inizio degli anni 2000 l’UAAR (Unione degli Atei Agnostici Razionalisti) ha riproposto i Darwin Day, con lo scopo di scardinare la religione, proprio come in Inghilterra, dove era stato addirittura proposto di cambiare i nomi dei santi nel calendario con i nomi di famosi scienziati, così da spazzar via la cristianità. Perché, secondo il pensiero ateo e scientista, una religione non si scardina negandola ma sostituendola con qualcos’altro. L’errore di fondo, ha spiegato ancora Pennetta, sta nel fatto di voler confondere il campo scientifico con quello filosofico e religioso. Infatti la scienza è addetta a scoprire e studiare le leggi iscritte nella natura, ma sta alla filosofia e alla religione spiegare il perché avvengono certe cose e il loro fine. Ad esempio, se io lancio un bicchiere, la scienza mi spiegherà le leggi della traiettoria che fa l’oggetto, ma non potrà mai spiegare il perché del mio gesto.
Nessuno ha mai riscontrato in 150 anni che le leggi scoperte da Mendel fossero sbagliate, ma nella sua epoca non fu conosciuto, né apprezzato, avendo teorizzato l’impossibilità per le specie di trasmettersi i caratteri acquisiti. Se questo fosse stato vero, infatti, sarebbe venuto a mancare quell’elemento di novità e cambiamento casuale che è alla base della teoria evoluzionista e sarebbe decaduta completamente la teoria darwiniana. Tal cosa, all’interno dei “Circoli dei liberi pensatori”, precursori dell’UAAR, non si sarebbe mai potuto accettare.
Un altro importante, ma incompreso scienziato fu Jerome Lejeune, scopritore del gene della sindrome di down. Peccato che in seguito tale scoperta è stata usata, e lo è tutt’ora, per abortire i bimbi affetti da tale sindrome. Jerome Lejeune era candidato al premio Nobel per la medicina grazie alle sue scoperte scientifiche, ma non lo vinse perché si opponeva agli aborti "terapeutici" che volevano uccidere i bambini down. Tutto questo può accadere perché la scienza medica ha completamente smarrito qual è la sua vocazione: curare cercando di guarire, non eliminare ciò che è “difettoso”.
A parlarci della vita prenatale e delle tecniche moderne per curarla fin dall’utero materno, era presente il professor Carlo Bellieni, neonatologo al Policlinico le Scotte di Siena.
Qualunque branca della scienza, ci ha fatto capire il professore, se affrontata con onestà intellettuale e ricerca della verità, deve aiutare l’essere umano a vivere, non a morire. E la vita dell’essere umano inizia inesorabilmente dall’incontro di due cellule, l’ovocita della mamma e lo spermatozoo del babbo. Così è stato per tutti noi: tutti siamo passati attraverso lo stadio di gamete, poi di embrione per poi venire al mondo e crescere, nelle varie fasi di sviluppo. È un processo continuativo, che quando è iniziato va avanti. Non cambia niente per il bambino tra il prima di nascere, quando si trova all’interno della pancia della mamma, e il dopo, se non che entra aria nei polmoni e che gli organi piano piano si sono completamente formati. Dal punto di vista genetico, addirittura, non cambia assolutamente nulla dal momento del concepimento in poi, perché fin da subito il nuovo essere umano ha tutto il DNA già scritto, il quale è assolutamente unico e irripetibile e porta con sé tutti i caratteri, compreso il sesso. Il bambino nel ventre materno viene spesso chiamato feto: un modo per discriminare fra un prima e un dopo e per dare al bambino una connotazione negativa; questa parola richiama infatti alla mente parole dispregiative come fetore o difetto.
È interessante sapere tuttavia che il bambino all’interno dell’utero materno già sperimenta gli odori e i sapori di ciò che mangia la mamma, e in base a quello poi si formeranno i suoi primi gusti alimentari. La voce della mamma viene sentita e riconosciuta in base alla cadenza e alla pronuncia di certe vocali. Il bimbo sa già riconoscere anche una persona che parla la stessa lingua della mamma rispetto ad una che parla una lingua diversa. Con questi stimoli all’interno della pancia della mamma si forma il cervello del bambino.
Infine è anche opportuno ricordare che il nascituro sente dolore ed è per questo che quando viene operato all’interno della pancia necessita di un’anestesia. Ecco che allora la vita prenatale è tutt’altro che qualcosa di fatuo o difettoso, è piuttosto già una presenza viva e che interagisce con la mamma e così anche con il mondo esterno. Dopo aver scoperto che il feto già prova sensazioni e sperimenta ciò che gli servirà dal momento della sua nascita, non si può accettare chi, per giustificare l’aborto, sostiene che ciò che non si vede di fatto non c’è. A questi tali sarebbe opportuno ricordare che anche loro sono stati in quella condizione di debolezza in cui nessuno li vedeva, ma di fatto c’erano.
Come si vede, le conferenze di Scienza&Vita sono sempre più auspicabili per nutrire la nostra sete di conoscenza e riempire le lacune che la maggior parte delle persone ha, soprattutto in campo scientifico. Essere al corrente delle leggi che regolano la natura e quindi anche noi stessi, non solo ci aiuta a prendere coscienza della realtà delle cose, ma porta anche la nostra ragione a comprendere che esiste necessariamente un Dio Creatore, il quale ha dato inizio ad ogni cosa, plasmando quella massa inerte primordiale, dandole forma ed ordinandola con regole complesse e nient’affatto casuali. Questo è l’obiettivo che si prefissano i Mendel Day, riportando alla luce tante conoscenze scientifiche sulle quali, per qualche assurda deriva ideologica, sono calate, ormai da anni, le tenebre.

 
Fonte: Toscana Oggi, 23 marzo 2014


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