Amici del Timone n�65 del 01 marzo 2017

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1 LE DIPENDENZE COMINCIANO DA BAMBINI
No a telefonini e tablet
di Carlo Bellieni - Fonte: Avvenire
2 I GIOVANI HANNO SETE DI VERITA' NON DI BUGIE SULLA DROGA
La liberalizzazione non risolve il vuoto delle vite degli adolecenti che deve essere riempito con ben altro
di Carlo Bellieni - Fonte: Avvenire
3 NON ESISTE LA DROGA LEGGERA: LA MARIJUANA FA MALISSIMO
Una ricerca evidenzia l'alterazione delle funzioni cerebrali dovuti dalla marijuana anche dopo astinenza
di Serena Zoli - Fonte: www.fondazioneveronesi.it
4 L'EMBRIONE E' GIA' VITA, E' GIA' PERSONA
Ulteriori studi dimostrano che la sua vita non dipende solo dalla madre ma porta con se' una spinta autonoma
Fonte: Uccr online
5 IN ARRIVO LA LEGALIZZAZIONE DELL'EUTANASIA IN ITALIA
Potrebbe essere presto legge il modello adottato con Eluana Englaro, fatta morire di fame e di sete per la decisione del padre, fingendo che si trattasse di scelta della vittima
Fonte: Verità e Vita
6 TRUMP TAGLIA I FONDI FEDERALI PRO ABORTO NEL MONDO (L'83% DEGLI AMERICANI E' D'ACCORDO CON LUI)
Inoltre il presidente ha compiuto uno degli atti più importanti (dei 4 anni che ha davanti) scegliendo per la Corte Suprema federale un giudice pro-life, come promesso in campagna elettorale
Fonte: Tempi
7 FOCHI, LO SCIENZIATO CHE ALLA NORMALE DI PISA HA MANDATO ALL'INFERNO LA BOSCHI PER I MATRIMONI GAY
Durante un incontro alla Normale di Pisa con Maria Elena Boschi le ha fatto notare che, mentre lorsignori si affannano ad approvare leggi contro natura, è in corso la strage di bambini innocenti uccisi con l'aborto (VIDEO: l'intervento di Fochi)
di Nicola Imberti - Fonte: Il Foglio
8 LA CORAGGIOSA RISPOSTA A ROBERTO SAVIANO DELLA MAMMA DEL RAGAZZO DI GENOVA CHE SI E' SUICIDATO
La mamma risponde all'autore di Gomorra che su Repubblica inneggiava alla liberalizzazione della droga
Fonte: Tempi

1 - LE DIPENDENZE COMINCIANO DA BAMBINI
No a telefonini e tablet
di Carlo Bellieni - Fonte: Avvenire, 29/11/2016

Gli americani sono bruschi ma chiari: via ogni uso di media elettronici dai bimbi. Almeno sotto i due anni, spiega l'ultimo documento dell'American Academy of Pediatrics, ma anche sopra i due anni sono da usare con la massima cautela: non superare più di un'ora al giorno di visione ( Tv o Pc) e che sia di 'programmi di alta qualità'. E non solo si devono isolare i bambini da un uso improprio dei media digitali, ma anche - riportano i pediatri americani dall'uso che ne fanno i genitori (vivere col Tv dei genitori acceso è dannoso anche per i piccoli che non lo guardano direttamente) e incoraggiare i pediatri a parlare con le famiglie dei rischi legati ai mass media (solo il 15% dei pediatri Usa lo fa). Purtroppo i genitori da qualche parte devono scaricare lo stress, rilassarsi da giornate dure, da lavori che coinvolgono entrambi mamme e papà, e finiscono col relegare i piccoli nelle mani delle nuove babysitter elettroniche. Ultima è l'invenzione di una culla elettronica (la culla 'intelligente') che ninna al posto di papà il bebé che piange, cosa buona, se non fosse il colpo di grazia al contatto fisico, grande cura per una crescita sana.
Insomma, la medicina dice che il bambino deve essere abbracciato e la società invece risponde nei fatti che deve essere irradiato di immagini video; e vince la seconda: recenti dati della Gsma, (l'associazione internazionale degli operatori di telefonia mobile) dicono che il 69% dei bambini europei e giapponesi hanno un telefono portatile di cui due su tre sono smartphones, dunque viaggiano con un potente Pc, pieno di giochi, applicazioni varie e spesso incontrollabili e molto accattivanti.
Vince l'attrazione dello schermo irradiante perché la maggior parte di essi, sempre secondo i dati Gsma, ricevono in dono il telefono tra i dieci e i dodici anni (in Giappone verso i 15), con un intento di fondo errato e pericoloso: tenere sotto controllo il bambino. Certo che la società è pericolosa: traffico, violenza ci assediano, ma un bambino che sa di dover essere disponibile a fornire le sue coordinate ai genitori in ogni istante è un bambino che vive meno libero e soprattutto vive nella consapevolezza dell'angoscia dei genitori.
N on a caso parlavo di 'coordinate', perché se con la voce si forniscono quelle che si vogliono fornire, oggi i genitori possono tenere sotto controllo anche quelle fisiche e territoriali del figlio o della figlia, basta inserire la giusta app nello smartphone che questo diventa una 'spia'; addirittura vengono reclamizzate per i bimbi scarpe con un rilevatore Gps integrato dette per questo 'scarpe intelligenti': alla faccia della spensieratezza e della privacy. Già, perché anche un bambino ha diritto alla privacy; l'ha sempre avuta per secoli, per andare nei prati o in discoteca o dove gli pareva, salvo accorgersi ora che questa privacy può essere aggirata; per far star tranquilli i 'grandi', si dirà, ma a quale prezzo? Anche prima la privacy era imitata, ma in modo meno subdolo: dovunque andasse il ragazzino era conosciuto da vicini e zie; oggi non ci sono più vicini e zie nella società dell'anonimato. Peggio ancora: un tempo il ragazzino doveva rispondere di dove era andato; oggi non serve più, c'è il Gps che parla per lui: fine del dialogo.
C erto poi non è da dimenticare che la televisione può avere un effetto positivo, vedi per esempio campagne anti-fumo, e internet è utilissimo sia per divertimento che per risvolti scolastici; ma c'è ovviamente anche un effetto negativo per i contenuti trasmessi, come ad esempio le pubblicità di cibo ad eccessivo contenuto calorico ma che, come riporta la rivista americana 'Appetite' di ottobre, influenza verso il consumo per esempio dei cereali da colazione a maggior contenuto di zuccheri. Questo perché i ragazzi sono ormai influenzati e influenzabili: non dimentichiamo che i teenagers non hanno ancora sviluppato la regione prefrontale dell'encefalo, quella che ci trattiene da scelte avventate. Sono così influenzabili che per loro le sigle dei cartoni animati o gli stratagemmi per passare di livello nei videogiochi sono comune oggetto di dialogo e di incontro, e gli spot pubblicitari li attraggono più del contenuto dei programmi stessi. La rivista Archives in Medicas Sciences di ottobre mostra che in Spagna il 54% degli spot per ragazzi riguardano cibo ad eccessivo contenuto calorico; e il riscontro è l'estendersi dell'obesità tra i giovani, favorita anche dalla sedentarietà, come spiega la rivista della Società Internazionale per lo Studio della Obesità. Questo evidenzia un dato: la forza della televisione nel catturare l'attenzione è studiata e forte, tanto che riportammo con varie ricerche da noi fatte, che guardare Tv riesce ad estraniare i bambini dal dolore durante le punture in ospedale e che allunga i tempi di reazione agli stimoli sonori misurati in laboratorio. L a suddetta inchiesta della Gsma ci dice anche altre cose interessanti: il 22% dei ragazzi riporta che per colpa di internet e della sua attrazione passano meno tempo con familiari e amici; il 38% di essi prova un reale stato d'ansia quando internet gli è precluso, e il 10% dei ragazzi (il 29% in Giappone) dichiara di aver mangiato di meno e dormito meno a causa di internet come riporta anche la rivista Eatig and Weighting Disorders. A questo sommiamo l'effetto dei cosiddetti 'giochi intelligenti', cioè quelli digitali che servono per istruire i bebé sin da prima che imparino a parlare e ci domandiamo: ma davvero i nostri figli hanno bisogno così presto di nozioni tecniche accademiche, oppure questa supposta istruzione tramite il gioco elettrico-digitale è un alibi per i grandi che così si sentono meno in colpa di aver lasciato per ore solo il bambino? In realtà l'educazione di cui ha bisogno il bambino è primariamente ed essenzialmente un'educazione coinvolgente e affettiva, in cui i contenuti tecnici sono un'appendice, perché più di cose da imparare il bambino ha bisogno di capire chi seguire e di chi fidarsi e amare.
B isogna distinguere tra fare un uso prudente del mondo elettronico, e l'affidargli in toto i bambini; ma è tale l'attrattiva e il fascino studiato a tavolino di questi apparecchi, il segnale di successo sociale che comportano, e la carica di coinvolgimento con suoni e colori e ritmi studiati da fior di agenzie, che passare dal primo stato al secondo è un lampo. Arriva l'inondazione di oggetti che si sono autodefiniti intelligenti: 'giochi intelligenti', 'scarpe intelligenti', 'smart-phones', 'culle intelligenti', e abbiamo un timore: che la società che affida i suoi figli a macchine intelligenti, di intelligenza ne abbia persa molta.

Fonte: Avvenire, 29/11/2016

2 - I GIOVANI HANNO SETE DI VERITA' NON DI BUGIE SULLA DROGA
La liberalizzazione non risolve il vuoto delle vite degli adolecenti che deve essere riempito con ben altro
di Carlo Bellieni - Fonte: Avvenire, 17/02/2017

Il grido di dolore della mamma del ragazzo di Lavagna morto suicida durante la perquisizione della Guardia di Finanza ha mosso l'inamovibile, ha messo il dito nella piaga: «Non considerate la droga come normale» ha detto la mamma. Come se, similmente alla famosa favola, avesse detto che «il re è nudo». E l'ha detto sia a chi vuol risolvere il problema delle dipendenze con il Codice penale sia a chi cerca di rimuoverlo facendo sparire le leggi e liberalizzando. Il problema è la consapevolezza: la droga fa male, e chi si droga vive dapprima nel pozzo nero della curiosità bambinesca e poi in quello del disagio mortale. Dire disagio è parlare di qualcosa che rode il midollo mentale dell'uomo ma che qui trova come risposta un farmaco invece di una risposta vera. Non per nulla la American Academy of Pediatrics, il maggior organismo mondiale dei pediatri, si è sempre opposta alla liberalizzazione, tant'è che il passo successivo è l'aumento dell'uso della cannabis, com'è accaduto negli Stati Usa che l'hanno resa facilmente accessibile, soprattutto tra gli adolescenti. È un problema di consapevolezza: l'American Journal of Medicine del 1° febbraio mostra che negli ultimi anni sono triplicati i ricoveri per abuso di marijuana, cosa che mostra sia che la cannabis fa male sia che la dilagante banalizzazione porta all'abuso. Le campagne per la depenalizzazione hanno alla base questo messaggio: liberalizziamo perché tanto la cannabis non fa male (e quanti vip si prodigano a vantarsi in tv di averla assunta), con il conseguente aumento a macchia d'olio dell'uso di marijuana. Chi mai sarà dissuaso dal prendere qualcosa che i benpensanti e le rockstar dicono che 'male non fa'? Purtroppo non è così: la cannabis aumenta il rischio che si sviluppino psicosi, perché i cannabinoidi (le molecole attive nella marijuana) sono neuromediatori che alterano le connessioni tra i neuroni; inoltre fa aumentare i rischi legati agli idrocarburi sprigionati nel fumo, come le sigarette, con rischi per cuore e polmoni. Leggere commentatori che, invece di partire da quanto detto dalla scienza o dalla madre straziata del caso di Lavagna, restano prigionieri delle proprie idee fa davvero male. C'è chi ha la ricetta, una sola, pronta all'uso: liberalizzare e basta, minacciando che nessuno osi prendere spunto dalle parole ascoltate al funerale per chiedere di non cancellare le sanzioni (abbiamo letto anche questo) perché lasciare mano libera sulle droghe leggere ormai è un mantra, una fede, un dogma inattaccabile, che richiede di tacere l'evidenza del male fatto dalla droga. Posta questa premessa ferrea, nessun cittadino sarà mai messo in grado di porsi seriamente il problema della prevenzione della droga ormai diffusa come la coca-cola tra i ragazzi. Il consumo di droga non va però prevenuto solo con le leggi perché quest'epidemia è parallela a quella della perdita di rapporti veri. Non a caso la mamma di Lavagna ha alzato la voce contro il degrado della comunicazione tra ragazzi e con i genitori, soppiantata com'è da chat, faccine, messaggini. I ragazzi che stanno crescendo sono sempre più soli, appoggiati ad adulti sempre meno genitori, in fondo soli anche loro. Dove sono l'amicizia, la famiglia, il gruppo, sostituiti da sballo, efficienza, multimedialità?
Non pretendo di esser creduto sulla parola, ma a chi dubita chiedo di leggere sui giornali medici, e troverà sempre la stessa conclusione: la droga nuoce alla salute. Almeno non lo si ignori facendo disinformazione. In Colorado dopo la liberalizzazione sono aumentati del 48% i morti per incidenti d'auto legati all'uso di marijuana (dati dirmhidta.org, centro federale appartenente all'osservatorio sulla droga Usa).
Non si risolve un problema fingendo di non vedere. Il problema ha un nome, anzi, due: disagio e solitudine. Negarlo e intanto regalare ai ragazzi le chiavi della cassaforte delle droghe è mostrare di non aver capito cosa sta succedendo.

Fonte: Avvenire, 17/02/2017

3 - NON ESISTE LA DROGA LEGGERA: LA MARIJUANA FA MALISSIMO
Una ricerca evidenzia l'alterazione delle funzioni cerebrali dovuti dalla marijuana anche dopo astinenza
di Serena Zoli - Fonte: www.fondazioneveronesi.it

«La marijuana una droga leggera? Può anche raddoppiare il rischio di schizofrenia. La verità è che non esistono droghe leggere o pesanti, è un concetto da superare: sono tutte droghe con effetti deleteri, il rischio e la gravità con cui si manifestano in una condizione patologica sono individuali». È molto netto Roberto Cavallaro, responsabile dell'Unità per i disturbi psicotici dell'ospedale San Raffaele di Milano, a commento di una nuova ricerca sugli effetti negli adolescenti di questa sostanza. L'Università di Pittsburgh e l'Università dello Stato dell'Arizona hanno preso sotto esame mille ragazzi maschi dai 13 ai 18 anni che facevano un uso regolare di marijuana. La scoperta più incisiva è che pure dopo un anno di abbandono della cannabis facilmente i giovani continuassero a vivere esperienze subcliniche di paranoia ed episodi di allucinazioni, come quelle osservate durante il consumo continuato.

IL DANNO AUMENTA CON LA DURATA
Inoltre: per ogni anno in più di uso settimanale della droga, si è visto che la probabilità di sperimentare, ancora dopo dodici mesi di astinenza, sintomi psicotici 'sotto soglia' aumentava del 29 per cento. Quanto a paranoia e allucinazioni la possibilità balzava in alto del 112 e 158 per cento rispettivamente. La ricerca, in pubblicazione sulla rivista American Journal of Psychiatry è importante «perché affina informazioni che avevamo già per quanto riguarda lo sviluppo di una malattia psicotica conclamata», osserva Cavallaro. Che si spinge in un confronto tra il passato e l'aspetto attuale della marijuana. Allora, quando esplose la liberalizzazione da ogni tabù e l'uso della cannabis si diffuse, l' "erba" che circolava conteneva al 3 per cento il principio psicoattivo Thc (Tetraidrocannabinolo), mentre oggi la concentrazione arriva anche al 18 per cento, come spiega Cavallaro.

RISCHIO PSICOSI CRONICA
«Inoltre il bacino epidemiologico è cresciuto enormemente da allora, quindi il numero di soggetti esposti che hanno una potenziale predisposizione a sviluppare sintomi e patologie psicotiche a fronte di uno stimolo patogeno più potente è notevolmente aumentato. Il risultato è che adesso questi fenomeni patologici sono clinicamente apprezzabili in un notevole numero di giovani e questo ha spinto la ricerca a studiare meglio il problema in tutte le sue declinazioni. Lo studio in questione ne è un esempio». «L'alta concentrazione - continua Cavallaro - induce alterazioni funzionali nella corteccia pre-frontale, si chiamano dis-esecutive, e queste sono le stesse alterazioni che si ritrovano con maggiore frequenza nella schizofrenia, la regina delle malattie psicotiche La schizofrenia ha una prevalenza dello 0,7 per cento nella popolazione generale, ma se c'è consumo regolare e ad alti dosaggi di cannabis sale a 1,4, che è il doppio, o anche al 2 per cento. Il rischio è più elevato in soggetti che abbiano una predisposizione genetica e che abbiano usato le dosi più elevate per periodi più lunghi»

UN'ETA' FRAGILE
Il rischio riguarda soprattutto gli adolescenti, in quell'età in cui si completa la maturazione del cervello e cresce l'efficienza delle reti neurali. «Il Thc disturba questo processo e nel caso che uno porti in sé una predisposizione biologica alla malattia (che potrebbe anche restare per sempre non manifesta) o abbia esperienze 'psychotic-like', gli esiti possono essere appunto quello di sviluppare la malattia completa, o comunque una psicosi cronica simile alla schizofrenia. Oppure, anche, come indicano i ricercatori in questo studio americano, fenomeni 'sotto soglia' diagnostica. Queste stesse esperienze 'simil-psicotiche' sporadiche e non organizzate in una malattia sono però esse stesse fattori di rischio caratterizzanti i cosiddetti 'high risk states' e cioè persone che hanno una elevata probabilità di passare da sintomi sporadici all'esordio di una patologia psicotica conclamata».

ADULTI MENO ESPOSTI
E se non si ha una predisposizione genetica nessun danno dalla marijuana? «Alcuni studi hanno seguito negli anni delle persone dedite a un uso continuato anche se sporadico: si sono osservate carriere scolastiche e lavorative peggiori rispetto ai gruppi di controllo». Lo psichiatra del San Raffaele richiama uno studio neozelandese di quattro anni fa in cui è stata seguita una "coorte" nel tempo dai 13 ai 38 anni. «Le persone che hanno continuato ad assumere la droga, a 38 anni risultavano aver perso 5 punti di quoziente intellettivo. Ma all'interno di questo gruppo si è evidenziata una distinzione: se la persona aveva cominciato a prendere la cannabis in età adulta, nel caso smettesse i 5 punti si recuperavano. Non così per chi aveva cominciato nell'adolescenza: i 5 punti risultavano irrecuperabili». Nell'indagine delle Università di Pittsburgh e dell'Arizona si è visto che il rischio di avere sintomi psicotici prendendo marijuana cresceva col crescere del tempo della droga. «In particolare aumentava del 21 per cento per ogni anno, in capo a cinque anni si copre in pratica il 100 per cento dei casi. E la persistenza di tali sintomi anche dopo un anno di astinenza suggerisce che il consumo della cannabis abbia cambiato il funzionamento del cervello degli adolescenti».

SAPERE VUOL DIRE PREVENIRE
L'esperienza clinica degli ultimi 15 anni ha portato il dottor Roberto Cavallaro ad un impegno educativo al di fuori del contesto clinico per fare conoscere queste realtà sulla 'droga-che-non-fa-niente-di-male', per rendere consapevoli le persone, ed in particolare gli adolescenti, circa il rischio fin qui descritto e l'azione in ogni caso deleteria per un cervello in sviluppo dei derivati della cannabis, soprattutto quando assunti in modo continuato e ad alte dosi. Non si sottrae a riunioni pubbliche, va nelle scuole. «Informare è opera di prevenzione, per cercare di ridurre il numero degli esposti al rischio. A volte in questi incontri faccio il parallelo con il cancro al polmone: forse io vi sono predisposto, ma se fumo è molto più facile che quella predisposizione salti fuori e si 'avveri'. Così per l'altro "fumo", quello della cannabis, nei confronti della schizofrenia». Conclude Cavallaro: «Purtroppo la banalizzazione che assolve la cannabis è molto diffusa, come il mito delle 'poche sigarette' per il cancro. Ed esattamente come non è necessario fumare, non è nemmeno necessario fumare cannabis….».

Fonte: www.fondazioneveronesi.it

4 - L'EMBRIONE E' GIA' VITA, E' GIA' PERSONA
Ulteriori studi dimostrano che la sua vita non dipende solo dalla madre ma porta con se' una spinta autonoma
Fonte Uccr online, 16/02/2017

Una delle principali giustificazioni a favore dell'interruzione di gravidanza è che l'embrione non sarebbe una persona umana, non avrebbe capacità intrinseche e il suo sviluppo sarebbe totalmente dipendente dalla madre che lo porta in grembo. Alcuni arrivano a definirlo un "grumo di cellule", così non sarebbe moralmente riprovevole abortirlo.
A smentire questa visione è arrivato un importante studio pubblicato su Nature Cell Biology ed intitolato Self-organization of the human embryo in the absence of maternal tissues. Gli autori, guidati da Marta N. Shahbazi dell'Università di Cambridge, hanno infatti dimostrato che un ovulo fecondato (noto anche come "zigote") è un essere vivente autonomo. Sono state riconosciute le «notevoli proprietà di auto-organizzazione degli embrioni umani», ovvero questi presunti "grumi di cellule" hanno in realtà una vita autonoma da quella della madre e sono, loro stessi, artefici e responsabili del loro sviluppo.
I giovani embrioni (zigoti) coltivati in questo esperimento non sono stati manipolati o costretti artificialmente a svilupparsi, sono cresciuti di loro iniziativa anche in assenza dell'utero materno. Questo significa, ha spiegato la studentessa di medicina Ana Maria Dumitru, che, «come sospettavamo, gli embrioni sanno cosa serve per vivere e cercano autonomamente di farlo, indipendentemente che siano nel grembo materno». Questo è anche il motivo «del perché la maggior parte dei contraccettivi in realtà funziona come abortivo: piuttosto che impedire allo sperma di fertilizzare l'ovulo, impediscono all'embrione da impiantarsi correttamente. Senza le sostanze nutritive l'embrione muore. Ma, come Shahbazi e i suoi colleghi hanno dimostrato, se l'embrione assume le sostanze nutritive, egli continuerà a lottare per la vita».
Sapevamo già che l'embrione comunica con la madre attraverso segnali e scambio di nutrienti presenti il sangue, ma ora scopriamo che è anche "programmato" fin dal concepimento per la sopravvivenza. Egli, indipendentemente dalla madre, ha tutto l'occorrente per guidare la propria crescita e -anche senza l'utero materno- è responsabile in prima persona del suo sviluppo e della sua sopravvivenza. Questo studio, quindi, «elimina la possibilità di dire che il giovane embrione (zigote) non è un organismo o non è autonomo. Nessuno può più affermare che ad un embrione in crescita manca l'autonomia».
I filosofi Robert P. George, docente presso l'Università di Princeton e Christopher Tollefsen dell'University of South Carolina (e altri, come John Finnis e Patrick Lee), hanno adeguatamente spiegato che un organismo che ha tutte le capacità per diventare una persona riconoscibile (ed extra-uterina) è in realtà già una persona perché, anche se le capacità dell'organismo non sono ancora completamente sviluppate, esse sono già presenti nei primi attimi di vita dell'embrione. La personalità è determinata infatti non dalle capacità immediatamente esercitabili, ma dalle capacità intrinseche. Così, un embrione umano, un bambino appena uscito dall'utero della madre o un giovane adolescente -seppur ancora in fase di pieno sviluppo-, hanno tutti le stesse capacità intrinseche dell'essere umano adulto completamente sviluppato. Tutti sono persone umane, nonostante il parere contrario della Consulta di Bioetica Laica, guidata da Maurizio Mori (cfr. R.P. George & C. Tollefsen, Embryo: A Defense of Human Life, The Witherspoon Institute 2011).
Gli esseri umani non acquisiscono la loro personalità durante una certa tappa del loro sviluppo, essa è già presente al momento del concepimento. Questo studio ha quindi contribuito a far cadere l'asserzione femminista "il corpo è mio e decido io": sbagliato, lo zigote nel grembo della donna non è una parte del suo corpo, ma è essere umano autonomo ed indipendente. Egli è persona umana fin dal primo momento.

Fonte: Uccr online, 16/02/2017

5 - IN ARRIVO LA LEGALIZZAZIONE DELL'EUTANASIA IN ITALIA
Potrebbe essere presto legge il modello adottato con Eluana Englaro, fatta morire di fame e di sete per la decisione del padre, fingendo che si trattasse di scelta della vittima
Fonte Verità e Vita, 05/02/2017
Fonte: Verità e Vita, 05/02/2017

6 - TRUMP TAGLIA I FONDI FEDERALI PRO ABORTO NEL MONDO (L'83% DEGLI AMERICANI E' D'ACCORDO CON LUI)
Inoltre il presidente ha compiuto uno degli atti più importanti (dei 4 anni che ha davanti) scegliendo per la Corte Suprema federale un giudice pro-life, come promesso in campagna elettorale
Fonte Tempi, 09/02/2017
Fonte: Tempi, 09/02/2017

7 - FOCHI, LO SCIENZIATO CHE ALLA NORMALE DI PISA HA MANDATO ALL'INFERNO LA BOSCHI PER I MATRIMONI GAY
Durante un incontro alla Normale di Pisa con Maria Elena Boschi le ha fatto notare che, mentre lorsignori si affannano ad approvare leggi contro natura, è in corso la strage di bambini innocenti uccisi con l'aborto (VIDEO: l'intervento di Fochi)
di Nicola Imberti - Fonte: Il Foglio, 09/02/2017
Fonte: Il Foglio, 09/02/2017

8 - LA CORAGGIOSA RISPOSTA A ROBERTO SAVIANO DELLA MAMMA DEL RAGAZZO DI GENOVA CHE SI E' SUICIDATO
La mamma risponde all'autore di Gomorra che su Repubblica inneggiava alla liberalizzazione della droga
Fonte Tempi, 16/02/2017
Fonte: Tempi, 16/02/2017

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