Amici del Timone n°96 del 10 febbraio 2021

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1 SE IL VACCINO E' DERIVATO DA UN ABORTO
Come si pongono i cattolici verso un farmaco per la cui realizzazione si è reso necessario l'uso di cellule di un aborto?
di Il Timone, 25/11/2020 - Fonte: Giulia Tanel
2 PERCHE' IL VACCINO DERIVATO DA FETI ABORTITI CI CHIEDE UNA TESTIMONIANZA FORTE
La storia di Eleazaro traccia la via
di Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 DA MEDICO ABORTISTA A ATTIVISTA PRO-LIFE
Soldi e successo non hanno evitato di aprire gli occhi su quello che realmente fosse la sua professione
Fonte: Il Timone
4 IMMAGINE E PROPAGANDA INVECE DI COMUNICAZIONE
La gestione dell'emergenza assomiglia più a un programma di promozione del governo che a un piano sanitario
di Antonio Ottomanelli - Fonte: Artribune
5 IL ''NUOVO'' CORONAVIRUS INGLESE CI CONDANNA AD UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA FINO AL 2025
Stessi sintomi, stesse cure e probabilmente stesso vaccino, ma serve per mantenere il clima di terrore per giustificare nuovi lockdown
di Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 LA PFIZER, LE FRODI SANITARIE E IL VACCINO CONTRO IL CORONAVIRUS
I tempi per il vaccino anti-Covid sono stati estremamente accelerati... ma è giusto che sia la popolazione a fare da cavia? (VIDEO: Inventori di malattie, con una intervista all'ex vicepresidente del settore marketing della Pfizer)
Fonte: Wikipedia
7 INTERVISTA A SILVANA DE MARI: UN POPOLO CHIUSO IN CASA IMPAZZISCE... ED E' QUELLO CHE VOGLIONO
La prima regola per aiutare un depresso è dirgli ''esci di casa'', mentre per creare un depresso devi dirgli ''stai chiuso in casa'' (VIDEO: Intervista a Silvana De Mari)
di Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 L'IDROSSICLOROCHINA SI PUO' USARE PER CURARE A CASA IL CORONAVIRUS
Svolta del Consiglio di Stato: nessuna ragione per non usare il Plaquenil, su cui c'è stato un divieto illogico del Ministero della Salute e dell'Aifa (l'Agenzia italiana del farmaco che regola l'uso dei farmaci in Italia)
di Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

1 - SE IL VACCINO E' DERIVATO DA UN ABORTO
Come si pongono i cattolici verso un farmaco per la cui realizzazione si è reso necessario l'uso di cellule di un aborto?
di Il Timone, 25/11/2020 - Fonte: Giulia Tanel

Mentre il mondo è ancora alle prese con la pandemia da Covid-19, sembra essere sempre più vicina la data in cui verrà diffuso un vaccino in grado di contrastarlo e in molti, dai capi di Governo ai comuni cittadini, vi fanno molto affidamento per poter tornare a una quotidianità all'insegna della normalità, e non dell'emergenza.
Senza entrare qui in un'analisi medico-scientifica puntuale dei vaccini in esame (sembra siano almeno cinque i team che stanno lavorando a vaccini legati ad aborti) o nei tempi con cui tale fase di sperimentazione viene condotta, piuttosto che dell'effettiva efficacia di un vaccino contro il coronavirus, ci soffermiamo ad analizzare l'aspetto legato alla liceità morale di fare uso di un vaccino prodotto da una linea cellulare collegata a un feto abortito. E lo facciamo prendendo spunto dalle recenti dichiarazioni, tra le tante, rilasciate dal vescovo californiano Joseph Vincent Brennan e dal presidente dei "Medici per la vita" tedeschi.
«UN VACCINO DERIVATO DA FETI È MORALMENTE INACCETTABILE»
Mons. Brennan (foto a lato), a capo della Diocesi di Fresno, nel centro della California, non utilizza giri di parole nel parlare in un video pubblicato sul sito web diocesano (e che riportiamo in lingua inglese in calce a questo pezzo), dal titolo Un messaggio sul vaccino COVID-19: se in qualsiasi fase della produzione del vaccino, si è fatto uso di materiale proveniente da bambini abortiti, non è lecito per un cattolico avvalersene. Il che non significa che la Chiesa sia a priori e sempre contro tutti i tipi vaccini, bensì andare a rimettere l'accento su quanto è etico e moralmente accettabile, e quanto invece non lo è.
In tale discorso, un'unica eccezione a un uso di vaccini derivati da aborti è rappresentata dal fatto che per una malattia grave esista solamente quel tipo di vaccino: solo in tal caso è possibile farvi ricorso, ma sempre esprimendo la propria contrarietà all'aborto.
Ha proseguito quindi il vescovo, attingendo all'Istruzione Dignitas Personae pubblicata nel 2008 dalla Congregazione per la dottrina della fede: «C'è il dovere di rifiutarsi di utilizzare tale "materiale biologico"», riporta LifeSiteNews, anche quando non c'è una stretta connessione tra il ricercatore e le azioni di chi ha eseguito la fecondazione artificiale o l'aborto, o quando non c'era un accordo preventivo con i centri in cui avveniva la fecondazione artificiale» perché è necessario, «nell'ambito della propria ricerca, da una situazione giuridica gravemente ingiusta e di affermare con chiarezza il valore della vita umana». Il che, detto in altri termini, significa affrontare con "scienza e coscienza" il complesso ma fondamentale tema della cooperazione al male, come spiega il filosofo Giacomo Samek Lodovici sul numero di novembre del Timone (si veda qui). Un discorso, questo, sostiene ancora Brennan, molto netto, senza sfumature: è inutile andare a cercare delle scusanti nel fatto che l'aborto risale a molti anni fa o che vi è molta distanza tra chi utilizza i vaccini e l'aborto perché in mezzo vi sono stati diversi passaggi. Quel che è sbagliato, rimane sbagliato.
Anche dalla Germania si leva un monito simile, per voce del presidente degli "Ärzte für das Leben" ("Medici per la Vita"): il professor Paul Cullen si è infatti espresso in maniera critica in relazione al giudizio speranzoso del Cancelliere Angela Merkel, riporta il Tagespost, «per l'approvazione del vaccino corona mRNA-1273 da parte della società di biotecnologie statunitense Moderna». Tale vaccino è infatti stato ottenuto «dal rene di un bambino che è stato probabilmente abortito nel 1972 nella 20a settimana di gravidanza».
La questione non è nuova per i cattolici tedeschi (e non solo!), dal momento che un dilemma etico simile si era sollevato rispetto ai vaccini contro la rosolia, la varicella, l'epatite A e il morbillo, che a loro volta sono derivati da aborti volontari. Una questione, sostiene Cullen, che rispetto a un vaccino contro il coronavirus è forse ancora amplificata, alla luce del fatto che si andrebbero a raggiungere molte più persone – potenzialmente tutta la popolazione – e in relazione alla constatazione che a suo avviso presto saranno disponibili vaccini contro il Covid eticamente accettabili.

Fonte: Giulia Tanel

2 - PERCHE' IL VACCINO DERIVATO DA FETI ABORTITI CI CHIEDE UNA TESTIMONIANZA FORTE
La storia di Eleazaro traccia la via
di Luisella Scrosati - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/12/2020

Capi folli, imposizione del mainstream, fake news, traditori interni e persino guide religiose che piacciono al pensiero unico. Oggi, con la vicenda vaccini e dei feti abortiti, è tutto come descritto nel libro di Maccabei quando il popolo ebraico dovette adeguarsi al tiranno Antioco IV, tranne il vecchio Eleazaro. Ma non c'è cooperazione remota che ci autorizzi a vivere prostrati ai piedi dei seminatori di morte.
I lettori certamente conosceranno lo splendido episodio narrato nel secondo libro dei Maccabei (6, 18-31), legato alla figura del vecchio Eleazaro. Il contesto socio-politico del tempo, II sec. a. C., era divenuto del tutto irrispettoso della legge di Dio, a causa di un tiranno, Antioco IV Epifane, il quale aveva deciso di emanare decreti che mettevano sostanzialmente fuori legge la religione ebraica. Antioco venne presto chiamato "Epimane", ovvero "pazzo", perché le sue decisioni di governo manifestavano chiaramente una personalità folle, arrivista, maniaca. L'ellenizzazione era da lui ritenuta un elemento fondamentale per l'unità del suo regno: impossibile accettare che qualcuno, per rispettare le proprie tradizioni, si chiamasse fuori o perfino si opponesse a questa imposizione del mainstream, del pensiero unico dell'epoca.
Questa mania dell'uniformità aveva assalito anche buona parte dell'aristocrazia ebraica: «In quel tempo ci furono in Israele alcuni traditori i quali cercavano di ingannare gli altri con questi ragionamenti: "Su, facciamo un'alleanza con le nazioni che stanno attorno a noi. Da quando non abbiamo più voluto avere relazioni con loro ci sono capitati addosso molti guai"» (1Mac. 1, 11). La propaganda e le fake news del tempo: i nostri guai dipendono dalla nostra mancata collaborazione con le nazioni: per la serie ce lo chiede l'Europa, l'ha detto l'OMS, etc. Per risolvere i nostri guai non ci dobbiamo distinguere, dobbiamo fare come gli altri; anzi, questi guai sicuramente aumenterebbero qualora noi non dovessimo seguire le loro imposizioni.
La storia spesso si ripete, anche nei dettagli.
Antioco, che in principio non si era affatto manifestato accanito persecutore degli ebrei, guadagnata l'adesione dei capi – che intanto avevano brigato per avere un Sommo Sacerdote di loro gradimento - e istigato dal loro zelo nel voler seguire il pensiero unico, iniziò a mettere condizioni sempre più stringenti, al punto da porre gli ebrei osservanti in situazioni senza vie di uscita; come quella di mangiare le carni suine nel banchetto sacrificale o morire.
In questo contesto, si innalza in tutta la sua maestà la figura del vecchio Eleazaro. Se si fosse "semplicemente" rifiutato di mangiare le carni suine, sarebbe già bastato per ricordarlo in eterno. Ma la sua grandezza emerge dal suo rifiuto di fingere di mangiare quelle carni. Alcuni ebrei "ellenizzanti", che preparavano le carni del banchetto, conoscendo e stimando l'anziano, gli apparecchiano una via d'uscita eticamente ineccepibile: tu, Eleazaro, prepari le carni kosher; quando poi verrà il momento di mangiarle pubblicamente, noi ti daremo quelle, non le altre illecite, e così tu avrai salvato nel contempo la tua vita e l'osservanza della legge di Dio. Ma lui, Eleazaro, che non aveva appreso l'osservanza della Torah in modo "gesuitico", non ebbe dubbi: «Uccidetemi pure. Alla mia età non conviene fingere; molti giovani crederebbero che Eleazaro, a novant'anni, ha accettato di vivere alla maniera dei pagani. Se io fingo per quel poco di vita che mi rimane, essi per colpa mia sarebbero ingannati e io concluderei la mia vecchiaia nella vergogna e nell'infamia [...]. Ai giovani voglio lasciare un nobile esempio di come si deve morire, con prontezza e con coraggio, per la legge di Dio».
Facciamo un salto di oltre duemila anni. Tutto come da copione: capi folli, imposizione del mainstream, fake news, traditori interni e persino guide religiose che piacciono al pensiero unico.
E ancora una volta, gli amici che ci consigliano un modo per non sporcarci le mani, ci preparano una via d'uscita eticamente accettabile. Certamente la recente Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede ha in modo ineccepibile esposto l'insegnamento etico sulla cooperazione al male. Ma da Roma non è arrivato altro messaggio se non questo: se non ci sono vaccini alternativi, se siete obbligati, allora potete vaccinarvi in pace, basta che in cuor vostro non approvate l'aborto. La carne è kosher: non esponetevi ad ulteriori rischi...
Della Nota appare chiaramente questo intento di preparare la via di fuga etica, che non urti le autorità impazzite, soprattutto quando si pensa che la forte ed articolata esortazione alla lotta contro qualsiasi uso dell'essere umano come mezzo, e specificamente dei bambini abortiti, presente nel documento della Pontificia Accademia per la Vita del 2005, è stata ridotta a qualche riga. Allora l'enfasi era posta soprattutto sul mettere in guardia dalla cosiddetta cooperazione passiva: «Ai fedeli e ai cittadini di retta coscienza (padri di famiglia, medici, ecc.) spetta di opporsi, anche con l'obiezione di coscienza, ai sempre più diffusi attentati contro la vita e alla "cultura della morte" che li sostiene». Nello specifico, «da questo punto di vista, l'uso di vaccini la cui produzione è collegata all'aborto provocato costituisce almeno una cooperazione materiale passiva mediata remota all'aborto, e una cooperazione materiale passiva immediata alla loro commercializzazione. Inoltre, sul piano culturale, l'uso di tali vaccini contribuisce a creare un consenso sociale generalizzato all'operato delle industrie farmaceutiche che li producono in modo immorale». Da qui il dovere di ricorrere ad alternative etiche, di invocare, se necessario, l'obiezione di coscienza e di alzare la voce per opporsi all'andazzo.
Anche Angel Rodriguez Luño («Medicina e Morale» 2005/3, 525-526), richiamava con forza, proprio a motivo del contesto contrassegnato in modo pervasivo dalla cultura della morte, a non limitarsi «ad evitare le modalità di cooperazione attiva immediata ("non sporcarsi le mani")», a non ridursi ad essere «meri osservatori passivi delle ingiustizie commesse da altri, accontentandosi di non diventare essi stessi la loro causa immediata o complici in senso attivo e prossimo».
Di fatto la Nota è rimbalzata su tutti i giornali come l'ok del Vaticano al vaccino anti-Covid; non è una novità che la stampa, in generale, non stia a guardare troppo le distinzioni etiche: proprio per questo occorreva rimarcare con maggiore enfasi la necessità di opporsi, chiamando a raccolta tutte le forze della cultura della vita. Adesso, la frittata è fatta. E' oltretutto imbarazzante che la Nota, che intende pronunciarsi specificamente sul vaccino anti-Covid, non dica nulla sulla illegittimità etica di mettere in commercio un vaccino di cui non si sa quasi nulla e che utilizza gli esseri umani come cavie.
Rifugiarsi dietro la collaborazione materiale mediata remota, può diventare – anzi, lo è già diventato – una ragione per far cessare ogni resistenza e ridurre il rifiuto della collaborazione formale ad un mero "io, personalmente, non sono d'accordo, ma faccio come tutti gli altri". Penso che Eleazaro avrebbe avuto qualcosa da ridire.
Inevitabilmente finiremo in un angolo, dal quale sarà impossibile uscire; perché viviamo in un mondo marcio, che prima induce i bisogni delle masse e poi fornisce la via obbligata per "uscire" dal bisogno indotto. E questa via obbligatoria sarà sempre più tracciata con mezzi immorali. Basti pensare ai topi "umanizzati", creati con cellule provenienti da feti umani; dicono sia il top per sperimentazioni contro il cancro e per gli stessi vaccini. Non basterà rifugiarsi dietro la cooperazione remota. Giovani o vecchi, non possiamo dare l'impressione di «vivere alla maniera dei pagani», accettando questa barbarie.
Apparteniamo alla Chiesa dei martiri: non possiamo deporre le armi prima ancora di aver iniziato a combattere. San Giovanni Paolo II ci ha insegnato ad alzarci in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata; non c'è cooperazione remota che ci autorizzi a vivere prostrati ai piedi dei seminatori di morte.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 28/12/2020

3 - DA MEDICO ABORTISTA A ATTIVISTA PRO-LIFE
Soldi e successo non hanno evitato di aprire gli occhi su quello che realmente fosse la sua professione
Fonte Il Timone, 24/11/2020

Beverly Mcmillan confessa di non essere cresciuta «volendo praticare l'aborto», ma come medico ha finito per dedicarsi a praticare aborti negli Stati Uniti. Anche molti. Aveva i soldi, una bella casa e tutti gli elementi per essere felice, ma non lo era. Alla fine, ha sperimentato una forte conversione al cristianesimo che a sua volta l'ha portata a una visione pro-vita, prima smettendo di praticare aborti e poi diventando un'attivista. Da anni è presidente di Pro-Life Mississippi. Questa donna, ora anziana, ha visto la realtà degli aborti illegali che avvenivano negli ospedali e poi la grande espansione dell'aborto dopo la sua regolamentazione nel 1973.
Durante questo periodo dell'università ha iniziato a uscire con quello che ora è suo marito. Si sono sposati nel 1965. Lui era un agnostico e la sua visione del mondo era molto liberale. Questo fatto e l'ambiente universitario hanno fortemente influenzato McMillan. «Dopo aver lasciato l'università, ero completamente secolarizzata».

ABORTI ILLEGALI NEGLI OSPEDALI
L'aborto non era studiato al college, ma una volta laureata lo vide in prima persona. Al momento del suo praticantato, nel 1969, McMillan fu mandata al Cook County Hospital di Chicago. Ruotava in tre posizioni: ostetricia, chirurgia e la terza posizione era qualcosa chiamato "Infected OB". Fu qui che McMillan vide per la prima volta l'aborto. Durante la notte sono arrivate donne incinte e lì si è accorta che eseguivano aborti illegali. Quando queste pratiche si sono concluse – assicura questa donna – «non avevo altro punto di vista che quello dell'umanesimo laico in quel momento. Ho pensato: "Deve essere la cosa migliore". E mi sembrava ragionevole legalizzare l'aborto e lasciare che la comunità medica iniziasse ad assumersi una certa responsabilità in modo che queste donne non dovessero procedere illegalmente». La McMillan era convinta che aiutandole ad abortire aiutasse le donne. Dopo aver completato la sua formazione, lei e suo marito si sono trasferiti in Kentucky. Nel 1972, lei e una sua collega aprirono la loro clinica privata. E poi arrivò il 1973 e la storica sentenza Roe v Wade che legalizzò l'aborto in tutti i 50 stati.

LA TUA CLINICA PER ABORTI
«Quando abbiamo capito che era davvero legale, abbiamo pensato di iniziare a offrire l'aborto nella nostra clinica. Abbiamo iniziato a fare aborti nel primo trimestre. Avremmo fatto solo aborti nel primo trimestre perché le complicazioni aumentano in modo esponenziale con il progredire della gravidanza. Non volevamo finire in grossi guai». McMillan ha esercitato in Kentucky dal 1972 al 1974, quando a suo marito è stata offerta una meravigliosa opportunità di lavoro a Jackson, Mississippi. Così nel 1975 questo medico ha aperto la sua clinica a Jackson. Ha anche accettato un lavoro presso il Centro medico universitario. Mentre lavorava all'università, ha incontrato un gruppo di persone che volevano aprire un centro abortivo nello stato. «Era il 1975, due anni dopo Roe, e nello Stato non esisteva una clinica per aborti. Avevano tutto ciò di cui avevano bisogno tranne un abortista. Nessuno voleva farsi avanti ed essere identificato, immagino. Poi mi hanno chiesto se ero interessata», dice. Sapeva che questo lavoro non era popolare, perché i medici abortisti non sono particolarmente apprezzati dai loro colleghi. Ma non gli importava e accettò l'offerta.

INCONTRARE UN CRISTIANO
Tuttavia, quell'estate McMillan ascoltò un discorso sull'educazione al parto di una donna, Barbara, che alla fine sarebbe diventata fondamentale nella sua vita. «Non ci volle molto per capire che lei era una cristiana e io un pagana. Era semplicemente adorabile. Mi stava chiedendo del mio lavoro e quando gli ho detto che mi stavo preparando per aprire questa clinica per aborti è rimasta inorridita. Ma poi è tornata a casa e ha chiamato la sua migliore amica e hanno fatto una catena di preghiere al telefono per pregare per me». McMillan incarnava l'ideale del successo. Aveva una casa enorme, macchine, successo e denaro. Ma era profondamente depressa, così ha deciso di andare in una libreria per acquistare il libro di Norman Vincent Peale, The Power of Positive Thinking, che può essere considerato il primo libro di auto-aiuto. Ha letto l'elenco dei passaggi da seguire e ha cercato di metterli in pratica. Tutti tranne uno. Il numero sette della lista diceva: "Fare ogni cosa in Cristo, il che mi rafforza". «Ho pensato: che tipo di schifezze ho comprato in questa libreria? Pensavo di aver comprato un libro di psicologia e invece era da fanatico religioso», dice McMillan. Tuttavia, dopo aver rimandato il più a lungo possibile, McMillan alla fine si arrese e decise di mettere in pratica quel punto. E poi ha sentito la presenza di Dio con lei. Iniziò a piangere e fu sopraffatta dall'emozione. Questo è stato il catalizzatore che l'ha portata a cercare Dio. Alla fine del libro, Peale raccomandava di leggere la Bibbia ogni giorno e di trovare amicizia cristiana. Così ha deciso di acquistare una Bibbia e trascorrere più tempo con l'unica amica cristiana a cui poteva pensare: Barbara. Ed è così ha finito per andare in chiesa.

L'OPERA DEL SIGNORE
Ma Beverly McMillan non era ancora a favore della vita, sarebbero passati ancora due anni prima che smettesse di lavorare alla clinica per aborti. «C'era molto lavoro che il Signore doveva fare. La prima cosa di cui il Signore ha cominciato a parlarmi non è stato l'aborto, è stata la mia relazione con mio marito. La mia vita aveva bisogno di una riabilitazione totale», ammette. Anche se non è diventata subito pro-vita, ha iniziato a sentirsi sempre più a disagio lavorando alla clinica per aborti. Quello che prima era facile ha iniziato a diventare sempre più difficile. Una notte, dice, stava mostrando a un dipendente come contare le parti fetali per assicurarsi che l'aborto fosse completo. Guardando i resti del bambino di 12 settimane abortito, McMillan ha visto il braccio e il muscolo bicipite del bambino abortito sul tavolo. «Ho pensato a mio figlio più giovane e a come andava in giro a mostrare i suoi muscoli. Questo è stato un momento di Dio, un momento di Spirito Santo». Si rese conto che quei resti potevano benissimo essere di suo figlio. Da allora, non ha più eseguito un aborto, sebbene per il momento abbia continuato a fungere da direttrice della clinica. Allo stesso tempo, ha continuato ad andare in chiesa e, mentre sedeva sotto la predicazione della Parola di Dio e ascoltava il Vangelo, sapeva che aveva bisogno di fare una professione pubblica di fede ed essere battezzata, oltre a lasciare la clinica per aborti. Il problema è che lei era ancora «non pro-vita» ma solo non si sentiva più di praticare aborti lei stessa. E poi una citazione della Genesi l'ha toccata in modo tale che è stato allora che è diventata pienamente pro-vita. Era la seguente: « Chi sparge il sangue dell'uomo dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo» (Gen 9: 6). Si rese anche conto che, anche se aveva smesso di fare aborti, continuava a prescrivere metodi contraccettivi come gli IUD che causano "mini-aborti". E così la sua storia è andata avanti.

UN INSTANCABILE ATTIVISTA PRO-VITA
Da allora, ha condiviso la sua storia con molte persone, educandole sulla vita nel grembo materno e sulla realtà dell'aborto. Ha aiutato i bambini che sono stati salvati dall'aborto. Ha testimoniato in tribunale a favore dei progetti di legge a favore della vita e contro gli abortisti che hanno ferito le donne. Ha anche partecipato all'attivismo nelle strade consigliando le donne e salvando le donne intenzionate ad abortire. Grazie a Dio, questo abortista ha finito per diventare un vero riferimento pro-vita.

Fonte: Il Timone, 24/11/2020

4 - IMMAGINE E PROPAGANDA INVECE DI COMUNICAZIONE
La gestione dell'emergenza assomiglia più a un programma di promozione del governo che a un piano sanitario
di Antonio Ottomanelli - Fonte: Artribune, 16/12/2020

L'induzione floreale della primula di Domenico Arcuri e Stefano Boeri è durata due settimane. La sua fioritura, così poco biologica, è stata presentata in diretta streaming la scorsa domenica. Il terreno in cui germina è composto da una miscela variabile di riferimenti, passioni e significati profondamente italiani. "La primula intende trasmettere un senso di rinascita, evitando un messaggio coercitivo e che spaventi, ma trasmettendo l'idea che dopo il vaccino saremo liberi come prima della pandemia". Avrà la capacità di coinvolgere emotivamente il fruitore con un elogio alla bellezza e un messaggio di serenità e rinascita in cui lo stesso è portato a immedesimarsi. La primula è un omaggio, quindi, a Pier Paolo Pasolini, al Verrocchio e, ancora, a Sergio Endrigo. Ma, in quanto simbolo, acquisisce sempre più valore in funzione dei ricordi, delle emozioni e dei significati che può evocare e delle associazioni che ognuno di noi può costruire, dalla Primula Rossa di Castelvetrano agli assorbenti ultra con ali ripiegate.
Si è parlato molto di questi padiglioni e della figura grafica che li caratterizza, del contesto, delle condizioni, degli atteggiamenti che hanno portato all'elaborazione di questa idea. Si discute in termini di merito e di metodo e credo che sia giusto. Queste idee, questi concept, prodotti in un tempo insufficiente, sono riflessioni piccole annunciate in modo intenzionalmente ed eccessivamente plateale. E purtroppo, nella condizione storica e culturale un cui viviamo, questi gesti e queste proposte assumono significati importati. Non sono stati chiariti moltissimi aspetti di questa operazione. Innanzitutto come questo layout, in termini di logistica, si integra all'interno della più complessa governance del piano di vaccinazione. Non è stata presentata, perché non esiste ancora, una valutazione economica complessiva: dalla progettazione esecutiva, alla realizzazione, dalla manutenzione all'eventuale stoccaggio, riuso o smaltimento. Ma possiamo essere certi che questo progetto non potrà essere realizzato senza fondi, grazie all'impegno disinteressato dei privati. Anche il generoso e patriottico intervento dell'architetto Boeri e della sua squadra, che nonostante il periodo è evidentemente nella condizione eccezionale di chi non ha bisogno di ricevere un compenso per il lavoro svolto, è già ricambiato in termini di immagine e rappresenta una vastissima campagna di marketing.
Io credo che da parte nostra sia necessario pretendere dalle istituzioni, almeno, delle soluzioni più sviluppate e democratiche. Penso che sia importante, soprattutto in questo momento, evitare metodi e approcci difficili da decifrare che rischiano di creare ed alimentare personalismi. E sono assolutamente convinto della totale arbitrarietà ed eccedenza di questa decorazione. Io credo che una soluzione, forse meno celebrativa e meno instagrammabile, ma più matura e generativa, fosse possibile se le istituzioni incaricate alla definizione del piano strategico di vaccinazione anti-Covid, invece di iniziare due settimane fa, avessero iniziato con un po' di anticipo. Credo che la riconversione di spazi abbandonati potesse essere una soluzione più equilibrata e rispettosa. E, se valutata in relazione ai contesti locali, in una prospettiva a lungo termine, alla luce delle profonde necessità di sviluppo infrastrutturale in ambito sanitario e non solo, avrebbe potuto addirittura essere una reale possibilità di rigenerazione e crescita sostenibile che doveva essere discussa. Per fare questo, la politica dovrebbe unire l'immaginazione ad una grande capacità di organizzazione, dovrebbe essere un presidio, dovrebbe essere nelle comunità, dovrebbe praticare l'ascolto, piuttosto che occuparsi del consenso e della conservazione del potere.
In Germania hanno iniziato a pianificare la campagna di vaccinazione dai primi di novembre. Berlino ha iniziato il 9 di novembre e undici centri sono già pronti per essere usati, realizzati in aeroporti o spazi fieristici. 780 medici sono disponibili ad entrare in servizio per la campagna di vaccinazione e sono già stati organizzati i piani orari di lavoro. Le prime 900.000 dosi erano attese entro il 15 dicembre, saranno pronte invece tra la fine dell'anno e metà gennaio e troveranno l'infrastruttura e il personale medico, forse meno petaloso, ma sicuramente operativo. Quello che possiamo aspettarci in Italia sarà certamente diverso da quello che viene illustrato in questi giorni. L'immediatezza delle immagini che abbiamo visto, sacrifica molte caratteristiche generali e particolari che dovranno obbligatoriamente essere considerate. Sarà necessario approfondire aspetti di ordine logistico e urbanistico, di accessibilità, di trasporto, di sorveglianza e informazione, che sostituiranno al decoro e alla centralità di queste immagini, una realtà meno decorata, molto più vera e periferica. Ma lasciando da parte le scelte infrastrutturali, i dettagli architettonici, il linguaggio visivo, quello che interessa davvero è inquadrare il progetto di comunicazione per il piano strategico di vaccinazione anti-Covid all'interno del più ampio contesto di progressiva perdita ideologica in relazione all'attività politica in genere. Una politica cedevole e sprofondante che deve essere esaminata in relazione alla contrazione intellettuale connessa all'attività tecnica e di governo.
È innanzitutto doveroso fare delle precisazioni, distinguere gli aspetti relativi alla comunicazione con gli aspetti di governance relativi al piano di vaccinazione anti-covid. Il contributo dell'architetto Stefano Boeri è relativo solo all'elaborazione di elementi grafici e architettonici che fanno parte dell'identità visiva del piano di vaccinazione anti-covid. Il piano strategico di vaccinazione è altra cosa. Il Parlamento ha approvato le sintetiche linee guida il 2 dicembre scorso; l'ultimo aggiornamento, contenuto in un documento di una dozzina di pagine, risale al 12 dicembre ed è stato elaborato da Ministero della Salute, Commissario Straordinario per l'Emergenza, Istituto Superiore di Sanità, Agenas e Aifa. Nonostante l'architetto – sui social, a volte – lo confonda con il più vasto e serio e urgente piano strategico che ancora non sembra esistere, il suo intervento – fino a questo momento – è solo nell'asse della comunicazione, dei caratteri cosmetici e grafici e limitatamente ad alcuni aspetti della logistica, ambito che è di diretta competenza di Domenico Arcuri a cui è inoltre affidata la responsabilità dell'attuazione del piano. Quello che abbiamo visto e di cui si parla non sembra nemmeno essere la campagna di comunicazione del piano di vaccinazione. Sembra piuttosto un'operazione di comunicazione, isolata, sviluppata in un tempo che è contrario all'approfondimento e alla completezza, che utilizza affermazioni concettose e sintetiche, proprie della propaganda politica, della pubblicità politica. Quello di cui parliamo, insomma, è uno spot pubblicitario "modello Milano", inspiegabilmente realizzato da un architetto. L'obiettivo non sembra essere quello di informare riguardo il vaccino, piuttosto rassicurare riguardo l'attività di governo. In questo contesto non è assurdo pensare che sia un'operazione, voluta dal commissario straordinario, tutta tesa a dissimulare il ritardo accumulato su tutti i fronti, a mascherare l'incapacità – o impossibilità – di mettere in campo un piano pertinente e solido, strutturato e sviluppato oltre l'insieme delle linee guida.
Un piano di comunicazione istituzionale invece, fondato su un progetto reale, come già previsto dal piano di Azione Europeo EVAP 2015-2020, dovrebbe innanzitutto fare i conti con i dubbi e le incertezze nella popolazione. Vuol dire, ad esempio, domandarsi: perché l'esigenza di immunità viene avvertita in negativo nel campo sociale, mentre in campo medico-biologico è positiva? In questo contesto storico, vuol dire comprendere le reali tensioni in atto su tutto il territorio nazionale, che significa capire cosa è successo a milioni i Italiani disperati, costretti nell'indigenza psico-fisica, senza reddito, ridotti o destinati alla povertà assoluta nei prossimi mesi. Al contrario, nel tentativo di raggiungere tutti e fare marketing anche all'estero, il messaggio istituzionale viene semplificato, atrofizzato, levigato da ogni complessità, da ogni memoria, da ogni interrogativo, da ogni carattere. Il risultato è paradossalmente, un messaggio esanime, inerte. Un messaggio di "rinascita", naturalmente privo di vita. Di quale rinascita parliamo? a quale "prima" facciamo riferimento? È proprio il ritorno al "prima", questa affabulazione, il pensiero dominante e soffocante, il pensiero omologato e omologante della ripartenza, che necessita una decostruzione estetica per mettere in crisi la sua stessa rappresentazione. Perché una vera rinascita non può essere ritorno ad un prima che non può più esistere. Bisogna avere il coraggio di dire che Il vaccino non ci farà immuni ai problemi che affronteremo in futuro, ben più gravi e violenti del contagio virale.
Perché senza investimenti nella sanità, nell'educazione, senza welfare pubblico, politiche su reddito, casa, inclusione sociale, ridistribuzione, rilancio di settori economici produttivi e della domanda interna, in cosa rinasceremo? Senza una prospettiva biopolitica il vaccino sarà solo fumo negli occhi che posticiperà di pochissimo il disastro. La politica dovrebbe smettere di adottare toni paternalistici e adottare un linguaggio più maturo e autentico, per sviluppare una prossimità di interessi e prospettive con gli invisibili, superare la logica cosmetica e rimettere al centro il sapere e le persone. La politica dovrebbe trattare la popolazione come un corpo sociale complesso, capace di ragionamento, e non come una marmaglia da affabulare. Dovrebbe usare gli strumenti del pensiero critico piuttosto che occuparsi del consenso e della conservazione del potere. Mentre si attende il vaccino, Io vorrei essere guidato da analisi relative a dove si verificano i contagi, in quali settori e situazioni e come lavorare su questo, piuttosto che da una linea sottile e arbitraria tra "essenziale" e "superfluo". Essenziale per chi? A quale scopo? Mentre le scelte adottate fino a questo momento ci restituiscono un quadro di strumentalizzazione del disastro sanitario per fini politici, questo messaggio di serenità, questo nuovo atteggiamento dello spirito a cui dobbiamo aderire, appare sorprendentemente facile da consumare, così semplice da acquisire. Questa pubblicità sembra prima di tutto di smemoramento delle decine di migliaia di morti causati dal Covid 19 e dall'aggressività di chi pensa al profitto piuttosto che alla salute dei cittadini. Un messaggio di pax deorum con le stesse istituzioni che fino a questo momento si sono dimostrate incapaci di usare sistemi di governance, criminalizzando le persone che non sono state aiutate e accompagnate a capire, ma hanno solo subito direttive e limitazioni senza prevedere adeguate misure di sostegno al reddito per le fasce meno garantite della popolazione.
Lo dico con estrema chiarezza, mi spaventa questa comunicazione rassicurante, che promette traguardi miracolanti, senza fornire dati programmatici, che lascia indiscussi molti aspetti. Genera frustrazioni e risentimenti che si radicano su antiche e recentissime disuguaglianze, che potranno risvegliare conflitti e traumi profondi qualora il vaccino, da solo, non dovesse garantire la rinascita promessa. Perché mentre la primula è immaginata nel contesto pittoresco dei centri storici, per esaltare solo gli aspetti più immediati e spettacolari, Il diritto a una vita dignitosa è per tutti o per nessuno, ma prima di tutto per i più deboli. In questo disastro sociale, mi chiedo e vi chiedo, cosa dovrebbe fare l'intellettuale, cosa dovrebbe rispondere di fronte alle necessità demagogiche di questa autorità politica?

Fonte: Artribune, 16/12/2020

5 - IL ''NUOVO'' CORONAVIRUS INGLESE CI CONDANNA AD UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA FINO AL 2025
Stessi sintomi, stesse cure e probabilmente stesso vaccino, ma serve per mantenere il clima di terrore per giustificare nuovi lockdown
di Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/12/2020
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6 - LA PFIZER, LE FRODI SANITARIE E IL VACCINO CONTRO IL CORONAVIRUS
I tempi per il vaccino anti-Covid sono stati estremamente accelerati... ma è giusto che sia la popolazione a fare da cavia? (VIDEO: Inventori di malattie, con una intervista all'ex vicepresidente del settore marketing della Pfizer)
Fonte Wikipedia, consultata il 15 dicembre 2020
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7 - INTERVISTA A SILVANA DE MARI: UN POPOLO CHIUSO IN CASA IMPAZZISCE... ED E' QUELLO CHE VOGLIONO
La prima regola per aiutare un depresso è dirgli ''esci di casa'', mentre per creare un depresso devi dirgli ''stai chiuso in casa'' (VIDEO: Intervista a Silvana De Mari)
di Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/12/2020
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/12/2020

8 - L'IDROSSICLOROCHINA SI PUO' USARE PER CURARE A CASA IL CORONAVIRUS
Svolta del Consiglio di Stato: nessuna ragione per non usare il Plaquenil, su cui c'è stato un divieto illogico del Ministero della Salute e dell'Aifa (l'Agenzia italiana del farmaco che regola l'uso dei farmaci in Italia)
di Andrea Zambrano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12/12/2020
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12/12/2020

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