Amici del Timone n°91 del 25 ottobre 2019

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1 GETTARE LA MADRE DISABILE DAL BALCONE PUO' ESSERE GIUSTIFICATO DALLA PIETA'?
Sono gli abomini a cui si arriva accettando l'eutanasia: guardare all'estero ci può aiutare a capire
di Benedetta Frigerio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 LA SENTENZA CHOC DELLA CASSAZIONE CREDE DI INTERPRETARE I TEMPI E INVECE CREA UN ABOMINIO
Mentre tutti i giornali sono a caccia del cattolico pro eutanasia per sbatterlo in prima pagina, arriva il no compatto dei medici
di Emanuele Boffi - Fonte: Tempi
3 SENZA ASPETTARE LE SENTENZE: LA CHIESA HA GIA' UNA SUA OPINIONE SULL'EUTANASIA, E IL PAPA LA RIBADISCE
All'udienza con i medici le parole chiare
Fonte: Agenzia SIR
4 LA SCELTA DI MORIRE NON E' LIBERA
Ce lo dimostrano le esperienze degli altri paesi: se la vita non ha più valore i malati non sono più degni di ricevere assistenza
di Stefano Martinolli - Fonte: Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân
5 LA CONSULTA HA DECISO CONTRO LA COSTITUZIONE: MA ORMAI LA LEGGE E' IN MANO AI GIUDICI
Suicidio assistito. Gambino (Scienza & Vita): «Sentenza tradisce lo spirito della Costituzione»
di Luca Marcolivio - Fonte: Pro Vita & Famiglia Onlus
6 EUTANASIA PER TUTTI: LA CORTE COSTITUZIONALE DICE SI ALL'AIUTO AL SUICIDIO
Per sapere cosa accadrà nei prossimi anni in Italia, basta guardare come sono saltati i paletti negli altri Paesi che avevano aperto all'eutanasia (Olanda, Belgio, Canada)
di Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone
7 SCIOPERO PER IL CLIMA: GLI STUDENTI PROTESTANO CONTRO I PADRONI DEL PENSIERO... CHE LI IMBOCCANO CON GLI SLOGAN DA RIPETERE
Cari ragazzi, vi fanno credere che sia la CO2 (anidride carbonica) a rubarvi il futuro, invece sono loro quelli che vi hanno privato del lavoro e di farvi una famiglia (VIDEO: La grande bugia del riscaldamento globale)
di Antonio Socci - Fonte: Libero
8 CONSUMO DI CARNE UMANA AL POSTO DI QUELLA ANIMALE PER LIMITARE IL RISCALDAMENTO GLOBALE
L'ultima proposta degli ambientalisti non è che la logica conseguenza della riscoperta della presunta saggezza dei selvaggi (e della critica ossessiva alla civiltà occidentale promossa dal cristianesimo)
di Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera

1 - GETTARE LA MADRE DISABILE DAL BALCONE PUO' ESSERE GIUSTIFICATO DALLA PIETA'?
Sono gli abomini a cui si arriva accettando l'eutanasia: guardare all'estero ci può aiutare a capire
di Benedetta Frigerio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/09/2019

Regno Unito: Robert Knight uccide la madre ammalata di Alzheimer buttandola dal balcone di una casa di cura. Ma il giudice gli sospende la pena sostenendo che «ha agito per amore e disperazione». È la stessa mentalità che, scambiando il male per bene, ha portato la Consulta a stabilire che in certi casi l'omicidio è ammissibile. Tutto il contrario di quel che faceva Madre Teresa, che prendeva su di sé il dolore dell'altro per renderglielo sopportabile e farlo sentire amato.
Proprio nei giorni in cui la Corte Costituzionale ordinava al Parlamento italiano di legiferare sull'eutanasia e il suicidio assistito ponendo dei paletti pro morte alla norma da approvare (e valicando così il suo compito di organo giudiziario), a Robert Knight, che lo scorso dicembre aveva ucciso la madre con l'Alzheimer buttandola dall'ultimo piano di una casa di cura, è stata sospesa la pena perché, secondo il giudice inglese Samantha Leigh, «sei una persona che ha agito per amore e disperazione». Due fatti che sgorgano da una medesima mentalità: si può ammettere l'omicidio in caso di sofferenze "insopportabili".
Perciò, la Corte italiana aveva cominciato ad invadere il campo legislativo chiedendo che l'articolo 580 del codice penale sul divieto all'aiuto al suicidio fosse rivisto. Si parlava (anche in ambienti cattolici) di scrivere una legge che lasciasse al giudice la discrezionalità di prevedere delle attenuanti per i parenti che, presi dalla disperazione, avessero avallato l'omicidio. Ma dato che la discrezionalità del giudice nell'attenuare o meno una pena, a seconda delle circostanze, esiste già per ogni norma penale, una legge ad hoc non avrebbe fatto che ridurre a priori la responsabilità dei parenti omicidi in un clima già depravato, che vede di buon occhio l'omicidio dei malati, come dimostra il caso inglese. Un clima che ha poi permesso alla Consulta di stabilire che non sia punibile «ai sensi dell'articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio».
A dire che in una cultura della morte, come quella odierna, non solo non andavano concesse attenuanti, ma andava richiesto un rispetto rigoroso della pena per omicidio, sottolineando che si tratta di un atto gravissimo, è proprio la storia di Knight. Il giudice Leigh, infatti, non ha parlato solo di disperazione (perché non sarebbe bastato a giustificare la decisione) per sospendere la pena dell'uomo, ma di "atto d'amore". Insomma, per attenuare giuridicamente l'omicidio e renderlo comprensibile, Leigh ha dovuto trasformare un atto malvagio in un atto di bontà. La violenza in carità. E così ha fatto la Corte Costituzionale, dichiarando che in certi casi l'omicidio è ammissibile.
Ad aggravare la colpa, il fatto che Knight avesse confessato la premeditazione del gesto, dichiarando che la madre, da lui portata sulla balaustra del tetto della casa di riposo in cui era ricoverata, lo guardava "terrorizzata" capendo cosa stesse per avvenire. Il che non è bastato a fermarlo. Il pm ha spiegato che l'uomo «ha detto alla polizia che sua madre era cosciente e lo guardava e soffriva» e che non si poteva parlare di pietà dato che Knight non aveva «perso momentaneamente il controllo».
La polizia ha infatti fatto notare alla Bbc che «questa azione rimane deplorevole e ha avuto conseguenze su molte, molte persone». Per questo, qualsiasi fosse la situazione o lo stato mentale del colpevole, non si può trasformare un atto malvagio in un bene. Altrimenti, come fatto notare dalla polizia, comincerà ad entrare nell'immaginario di chi è in difficoltà (parenti e pazienti) che l'omicidio/suicidio sia una strada buona (essendo legale).
Ciò non significa dimenticare le difficoltà dei parenti delle persone malate (anzi lo Stato dovrebbe elargire aiuti se fosse veramente interessato a loro) ma non permettere che un male compiuto per accanimento o anche per debolezza (un gesto di disperazione) venga chiamato bene. Il bene di quella donna uccisa così atrocemente non era infatti morire schiantandosi a terra e frantumandosi il cranio provando il dolore di un figlio che, anziché accudirla e portare con lei la sofferenza, ha deciso di ammazzarla. E non era nemmeno ingerire "più dignitosamente" una pillola per essere fatta fuori. Dire diversamente, chiamare questi "atti di misericordia" o semplicemente avallarli giuridicamente, significa essere arrivati a un livello profondo di convivenza con il male.
Basti pensare a Madre Teresa di Calcutta che ha incontrato milioni di sofferenti, anziani, moribondi, agonizzanti. Li prendeva su di sé, li lavava, li vestiva, gli forniva assistenza come fossero dei re. Parlando di una donna raccolta sul marciapiede ancora piena di vermi spiegò: «Ho fatto tutto ciò che il mio amore poteva fare per lei… ha pronunciato una sola parola: "Grazie". Poi è morta. Ecco un esempio della grandezza dell'amore. Quella donna era affamata d'amore», ancora prima che di salute e benessere. L'amore, continuava Madre Teresa, è condividere il peso della sofferenza (non eliminare l'altro), «l'amore dovrebbe sgorgare dall'abnegazione e dobbiamo sentirlo fino al punto di stare male». Insomma, fino al punto di trasferirlo su di noi per renderlo sopportabile all'altro.
La famiglia, ricordava sempre la santa, dovrebbe essere il primo luogo dove questo "trasferimento" avviene. Dove si impara a portare i pesi gli uni degli altri, dove ci si sacrifica per la felicità altrui. E le leggi e lo Stato dovrebbero ribadirlo, invece che tollerare il male che alberga in essa. Come testimoniato il mese scorso da Hector Okamoto e da migliaia di famiglie italiane che amano i loro cari in condizioni drammatiche. Okamoto ha spiegato che nei 31 anni di coma del figlio lo ha accudito in casa notte e giorno, lasciando il suo lavoro perché «per un figlio si fa questo e altro». Questo è il bene, mentre uccidere è sempre, e senza alcuna eccezione, il male. Si può non esserne capaci, ma non si può per questo trasformare l'incapacità in un valore.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22/09/2019

2 - LA SENTENZA CHOC DELLA CASSAZIONE CREDE DI INTERPRETARE I TEMPI E INVECE CREA UN ABOMINIO
Mentre tutti i giornali sono a caccia del cattolico pro eutanasia per sbatterlo in prima pagina, arriva il no compatto dei medici
di Emanuele Boffi - Fonte: Tempi, 28/09/2019

È partita la caccia al cattolico che chiede l'eutanasia. I giornali di ieri erano pieni di sofferti "appelli" di malati che si rivolgevano al Papa e alla Chiesa per spiegare la loro situazione. Massima comprensione per situazioni complesse, ma non serve particolare acume per comprendere la strumentalità con cui queste situazioni vengono illuminate dall'occhio cinico dei media.
SEGNO DI CONTRADDIZIONE
D'altronde, il giochino è chiaro. Essendo le parole del Papa e di molti rappresentanti della Chiesa assai chiare, occorre enfatizzare quelle controcorrente dei "semplici" fedeli. Con tutti i suoi errori – Tempi ritiene che i cattolici e i suoi pastori avrebbero dovuto essere più coraggiosi e tempestivi nel denunciare la deriva eutanasica – la Chiesa rimane comunque l'unico segno di contraddizione rispetto allo "spirito del mondo". Soprattutto, qui si ritiene che l'opposizione alla dolce morte abbia motivazioni razionali che non sono un privilegio di chi si professa credente.
E infatti. C'è un elemento che, evidentemente, ha spiazzato la retorica mainstream sul suicidio assistito. Perché accanto a tutti gli articoli che ieri celebravano la "compassione", il "sollievo", le "lacrime" che tanti sofferenti versano a causa di una società che "li vuole tenere in vita per forza", ce ne erano altrettanti che sottolineavano un aspetto non secondario. "Fine vita, il no dei medici", titolava ieri in prima pagina il Corriere. "No" dei medici tutti, non solo di quelli cattolici.
NO DEI MEDICI. TUTTI I MEDICI
Anche i grandi giornali, ogni tanto, sono costretti a fare i conti con la realtà. L'altro giorno Tempi ha intervistato Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, che ha spiegato perché «non possiamo collaborare al suicidio assistito. I medici tutelano la vita». Il Corriere ieri ha sentito altri rappresentanti della categoria e tutti (tutti!) erano concordi nell'esprimere profonde perplessità, tanto che, ad un certo punto, anche la giornalista Margherita De Bac è stata costretta ad ammettere che è «inutile cercare voci discordanti».
Scriveva il Corriere:
A Roma Antonio Magi, presidente di circa 45 mila iscritti, il più ampio albo europeo, è esplicito: «Il rispetto del nostro codice professionale viene prima della pronuncia della Consulta. Il Parlamento ha avuto un anno di tempo per dare norme definite e non l'ha fatto».
E ancora:
Giovanni D'Angelo, cardiologo alla guida dei colleghi di Salerno, ha vissuto questo dilemma personalmente: «Mio padre dopo il terzo ictus finì immobile a letto, lui uomo vivacissimo. Mi pregò più volte, lo sguardo puntato dritto sui miei occhi, "Anto' tu sei medico… lo vedi come sto, perché non fai qualcosa?". Sono stato un vigliacco, non ho avuto il coraggio di compiere un gesto che mi avrebbe segnato per tutta la vita, mi sarei sentito un figlio assassino nonostante la sua invocazione. Avrei compiuto un atto contrario alla mia missione. È giusto dare libertà di scelta ai pazienti, ma alla nostra libertà chi pensa?».
E ancora:
Secondo il presidente dell'ordine di Bologna, Giancarlo Pizza «la morte non è un nostro strumento e dunque non saremo mai esecutori di volontà di suicidio».
E ancora:
Flavia Petrini (presidente della Società di anestesia e rianimazione, ndr) annuncia l'arrivo di un documento ufficiale: «Non siamo pronti oggi ad assecondare le richieste dei pazienti. Altro conto è non perseverare con cure inappropriate quando non c'è alcuna speranza di guarigione. Anche il ministero della Salute dovrà darci una linea precisa».
E ancora:
Italo Penco presiede la società italiana di cure palliative: «Non ci può essere un ordine di scuderia, ognuno di noi ha un personale modo di sentire. Quando il malato è vicino alla fine possiamo intervenire già oggi con la sedazione profonda. Se la fase terminale è lontana i farmaci antidolorifici e il sostegno psicologico possono non essere una risposta. Se però le cure palliative venissero avviate precocemente sono convinto che riusciremmo ad evitare le richieste suicidarie. Le terapie palliative non anticipano né posticipano la morte, leniscono la sofferenza prima che diventi insopportabile».
LE VERITÀ A INTERMITTENZA DEL VESCOVO
Come si vede, dunque, c'è qualche "problemino". E sono "problemini" grandi come montagne, non orpelli insignificanti o fissazioni di qualche talebano cattolico. Qui l'ideologia non c'entra nulla, con buona pace del vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, che ieri su Repubblica, con circonlocuzioni furbette e frasario clericale, invitava tutti a «uscire dalle ideologie. Non serve ribadire una verità perenne senza confrontarsi con la storia che cambia, con le situazioni particolari». Appunto, verrebbe da dire. È proprio perché si fanno i conti con i casi particolari che si è contrari al suicidio assistito. Altrimenti si cade nel tranello dei radicali e dei media che enfatizzano un caso unico per farci andare di mezzo tutti gli altri casi (come ha spiegato molto bene Alberto Gambino a Unomattina). Ma poi: un sacerdote che non vuole ribadire «verità perenni» di quali verità vuole essere portavoce? Di quelle malleabili? Di quelle a intermittenza? Delle sue?
LA LACRIMA DEL PROCURATORE
Tiziana Siciliano, procuratore aggiunto di Milano, ha detto al Corriere che «mi è sfuggita una lacrima». Al di là del riverbero emotivo, c'è però un fatto contraddittorio nel suo ragionamento. Rispondendo all'intervistatore che le chiede se «la magistratura supplisce alla politica che non decide», Siciliano risponde: «Nessuno vuole assumersi ruoli di supplenza. Ogni tanto, però, accade che un'attività giudiziaria finisca con l'avere un ruolo di supplenza di cui francamente noi magistrati faremmo molto volentieri a meno».
Lei ne ha fatto così tanto a meno che ha chiesto l'archiviazione per il tesoriere dell'associazione Luca Coscioni dando origine alla sentenza della Consulta.

Fonte: Tempi, 28/09/2019

3 - SENZA ASPETTARE LE SENTENZE: LA CHIESA HA GIA' UNA SUA OPINIONE SULL'EUTANASIA, E IL PAPA LA RIBADISCE
All'udienza con i medici le parole chiare
Fonte Agenzia SIR, 02/09/2019

"La pratica dell'eutanasia, divenuta legale già in diversi Stati, solo apparentemente si propone di incentivare la libertà personale; in realtà essa si basa su una visione utilitaristica della persona, la quale diventa inutile o può essere equiparata a un costo, se dal punto di vista medico non ha speranze di miglioramento o non può più evitare il dolore". Lo ha detto Papa Francesco stamani, durante l'udienza concessa ai membri dell'Associazione italiana oncologia medica (Aiom), nella Sala Clementina del Palazzo apostolico vaticano. "Lo sforzo di personalizzare la cura rivela un'attenzione non solo alla malattia, ma al malato e alle sue caratteristiche, al modo in cui reagisce alle medicine, alle informazioni più dolorose, alla sofferenza – ha aggiunto il Pontefice, parlando di un'oncologia della misericordia -. Un'oncologia di questo tipo va oltre l'applicazione dei protocolli e rivela un impiego della tecnologia che si pone a servizio delle persone". Soffermandosi sulla tecnologia, Papa Francesco ha ribadito che "non è a servizio dell'uomo quando lo riduce a una cosa, quando distingue tra chi merita ancora di essere curato e chi invece no, perché è considerato solo un peso e tante volte – anzi – uno scarto". Nelle sue parole l'importanza dell'"impegno nell'accompagnare il malato e i suoi cari in tutte le fasi del decorso, tentando di alleviarne le sofferenze mediante la palliazione, oppure offrendo un ambiente familiare negli hospice, sempre più numerosi". "Non perdetevi mai d'animo per l'incomprensione che potreste incontrare, o davanti alla proposta insistente di strade più radicali e sbrigative – è stato l'incoraggiamento di Francesco -. Se si sceglie la morte, i problemi in un certo senso sono risolti; ma quanta amarezza dietro a questo ragionamento, e quale rifiuto della speranza comporta la scelta di rinunciare a tutto e spezzare ogni legame!".

Fonte: Agenzia SIR, 02/09/2019

4 - LA SCELTA DI MORIRE NON E' LIBERA
Ce lo dimostrano le esperienze degli altri paesi: se la vita non ha più valore i malati non sono più degni di ricevere assistenza
di Stefano Martinolli - Fonte: Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân, 02/10/2019

Il 24 settembre u.s. la Corte Costituzionale ha sancito che l'aiuto al suicidio, contemplato dall'art. 580 del codice penale che prevede pene tra i 5 e i 12 anni di carcere, può non essere punibile a «determinate condizioni», nel caso di un «paziente affetto da una patologia irreversibile che gli causa sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale ma in grado di prendere decisioni consapevoli».
Le reazioni a questa sentenza sono state numerose e variegate, creando il consueto confronto tra i favorevoli e i contrari. In questa occasione però la questione dell'eutanasia e del fine vita si sono spostate ad un livello più «avanzato». Si è osservato come la Corte Costituzionale abbia legato la sentenza alla Legge 219/2017 («Disposizioni anticipate di Trattamento») a conferma che già allora l'impostazione di quel testo era squisitamente pro-eutanasica, anche se «ammorbidita» da questioni diverse quali il consenso informato, l'autodeterminazione del paziente, la condivisione del percorso di cure, ecc. Si è voluto procedere a tappe per introdurre in Italia il «diritto a morire», attraverso norme giuridiche che si presentassero come umane, eque, solidali e realmente vicine alle persone che soffrono. La Consulta ha, di fatto, aperto la questione della legalizzazione dell'eutanasia. Anche in questo caso, assistiamo a definizioni non sempre precise con lo scopo di confondere i termini reali da utilizzare. Ad esempio, l'EPAC (Associazione Europea dei Medici) distingue l'eutanasia, momento in cui un medico somministra una sostanza letale su richiesta del paziente, dal suicidio assistito, quando il medico aiuta il paziente a suicidarsi, lasciando però a lui la responsabilità dell'atto finale. Quindi, secondo queste definizioni, si tratterebbe di una questione «tecnica», in cui, nel secondo caso, il medico sarebbe deresponsabilizzato e avrebbe solo il compito di sorvegliare le modalità dell'atto suicidiario.
La Consulta ha utilizzato i termini «sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili» come motivazione per ricorrere al suicidio, spingendo e ipertrofizzando l'autodeterminazione del paziente che potrà così decidere di farla finita anche sulla base di una malattia psichica, di uno stato d'animo esistenziale negativo o di semplice mancanza di motivazioni di vivere. Basti ricordare alcuni recenti esempi: Noa Pothoven morta il 2 giugno in Olanda per grave depressione o Alan Nichols morto in Canada per lo stesso motivo, utilizzando il suicidio assistito.
L'aspetto su cui vorrei soffermarmi è però quello della «libertà di scelta». L'on. Cappato, dopo la sentenza, si è espresso con grande entusiasmo ed enfasi, sottolineando che «ora finalmente siamo liberi». Del resto, l'obiezione, mossa ogni volta che vengono approvate queste leggi, è la stessa: si deve essere liberi di scegliere se suicidarsi o meno, se utilizzare le DAT o meno, se abortire o meno. Lo Stato deve lasciare la possibilità di avvalersi di questi diritti. A parte l'immediata risposta che ci ricorda che alcune leggi (obbligo del casco o della cintura di sicurezza, ad esempio) sono state create limitando la libertà di scelta per il bene degli individui, ve ne è un'altra che fa riferimento alla «esperienza storica» di altri paesi (Olanda e Belgio, ad esempio) che da anni hanno adottato e utilizzato l'eutanasia e il suicidio assistito, fornendoci dati molto interessanti. Non esiste vera libertà di scelta in un ambiente culturale che pesantemente fa percepire la sofferenza, la malattia e la morte come assolutamente negative e in cui la dignità della vita sia definita esclusivamente secondo criteri utilitaristici («se io sto bene, sono attivo, funziono bene, mi relaziono bene, allora valgo»). Chi stabilisce il livello di dignità (con quale scala di valori) al di sotto del quale la vita non ha più senso? Ognuno per sé, sganciato dalla realtà oggettiva e dalla società, fatta di relazioni? E' chiaro che, con queste premesse, il parametro dignità della vita potrebbe subire continue e imprevedibili variazioni e mutazioni, non inquadrabili né misurabili dalla giurisprudenza o dalla medicina.
I fautori di queste leggi poi sostengono che il malato è consapevole e consenziente. Ma le esperienze dei Paesi appena ricordati evidenziano una percentuale non trascurabile di fraintendimenti o persino di mancato consenso, tanto da suscitare reazioni o denunce (a volte vere e proprie inchieste giudiziarie) da parte dei familiari e dei cari del defunto, evidenziando così un Sistema eutanasico che non desidera essere messo in discussione. Gli esempi di questa impostazione quasi «coercitiva» sono numerosi. Cito Joseph Fletcher e Granville Williams che negli anni '50, in area linguistica anglosassone, elaborarono il principio etico e giuridico del Right-to-Die e si resero sostenitori anche dell'uccisione non richiesta di soggetti portatori di gravi disfunzioni biologiche, per motivi eugenetici ed umanitari, soprattutto fra i bambini. Essi sostenevano tale diritto contro la mentalità religiosa espressa in particolare dalla Chiesa Cattolica.
Queste scelte potrebbero inoltre nascondere motivi economici. Come non pensare ad un progetto su ampia scala di riduzione della spesa sanitaria di fonte ad una popolazione sempre più anziana ed improduttiva?
La Medicina, nata per curare e guarire, come dovrà comportarsi? Dovrà rinnegare la sua essenza più profonda, la sua primaria funzione? Questa mentalità eutanasica infatti considera i malati gravi come «perduti», non degni di vivere e non meritevoli di ulteriori sforzi terapeutici, portando gradualmente a rinunciare a quella «ostinata» ricerca delle novità di cura anche ai casi più disperati, eliminando il tradizionale slancio medico verso studi sempre più complessi e, inevitabilmente, costosi.
Va ricordato infine che i malati sono fragili e che risentono del «clima culturale» che li circonda. E' come il fenomeno dei suicidi «a grappolo» (studiato in Psichiatria): uno inizia, altri lo seguono per un meccanismo di emulazione. Chi ci dice che, ora che si è aperta questa breccia, non potrà accadere lo stesso? E' ovvio che i pazienti, in questo clima di scoramento e di sfiducia, saranno «liberi» di scegliere solo la morte, quasi per togliersi di mezzo, eliminare il loro disturbo, la loro presenza avvertita come ingombrante, convinti peraltro che questa scelta sia libera e rappresenti un bene per loro e per la società e che soprattutto sia l'unica opzione possibile.
Per concludere, mi sembra che queste leggi così disumane portino con sé due conseguenze: la perdita della speranza e la solitudine degli individui. Nel primo caso, i malati si sentiranno inutili, senza uno scopo del loro vivere, privati di ogni prospettiva e aspirazione futura. Nel secondo caso, la tanto enfatizzata autodeterminazione, se esasperata, può condurre l'individuo a sentirsi sempre più solo, privato dell'esperienza delle relazioni e di una reale condivisione della malattia e della morte, avvertite come un'esperienza personale, chiusa in una rigida privacy, dentro una stanza senza porte o finestre comunicative.
Il Fatto Cristiano è l'unico che da senso e risposta a questi interrogativi: chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Perché soffro? Perché muoio? Solo Cristo è stato capace di glorificare la sofferenza e il dolore e di vincere, una volta per sempre, la Morte.

Fonte: Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân, 02/10/2019

5 - LA CONSULTA HA DECISO CONTRO LA COSTITUZIONE: MA ORMAI LA LEGGE E' IN MANO AI GIUDICI
Suicidio assistito. Gambino (Scienza & Vita): «Sentenza tradisce lo spirito della Costituzione»
di Luca Marcolivio - Fonte: Pro Vita & Famiglia Onlus, 27/09/2019

La sentenza della Corte Costituzionale di mercoledì scorso, che depenalizza parzialmente il suicidio assistito, tradisce i principi originari della nostra Costituzione. Al tempo stesso, l'obiezione di coscienza dovrebbe rimanere salvaguardata. A sottolinearlo è Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita e prorettore dell'Università Europea di Roma. Intervistato da Pro Vita & Famiglia, il giurista ha anche rilevato che eventuali derive bioetiche sul fine vita, comunque, molto dipenderanno dalla direzione in cui intende legiferare il Parlamento.
Professor Gambino, ritiene che questa sentenza della Consulta sia in linea con i principi della nostra carta costituzionale oppure li tradisca?
«Certamente la nostra tradizione giuridica, fino ad oggi, ha sempre avuto una visione dei "valori inviolabili" strettamente legata alla vicenda della persona umana e, quindi, alla sua dimensione esistenziale e relazionale ma direi soprattutto oggettiva. La nostra giurisprudenza ha sempre considerato la persona come un bene giuridico in sé. Adesso, però, si sta affacciando una nuova lettura, secondo la quale la persona è fatta anche e soprattutto della sua volontà e della sua libertà. In questa nuova lettura, che i giudici costituzionali hanno espresso con la sentenza di mercoledì scorso, la dignità della persona non è più ancorata alla persona in quanto tale ma anche a ciò che la persona percepisce di se stessa. Se seguiamo lo spirito originario dell'articolo 2 della carta costituzionale, che fu scritto da Giorgio La Pira, la concezione era proprio la persona come valore in sé, in quanto venivamo da un periodo storico in cui era stata annientata la persona, quindi bisognava preservarla a prescindere dalla sua volontà. Oggi siamo di fronte a un vulnus culturale che sta stravolgendo quella lettura. Possiamo dire che questo nuovo spirito sia contrario all'articolo 2 della Costituzione, perché riteniamo che la miglior garanzia per la persona sia nel tutelarla, anche quando la sua volontà andrebbe a realizzare un atto autodistruttivo. L'autodistruzione, però, non è nell'interesse della persona perché porta al suo annullamento. Il tema di fondo è quello della sofferenza e del dolore: si fa molto leva su questo tema e, in questo senso, non c'è dubbio che in Italia bisognerebbe fare moltissimo riguardo alla terapia del dolore e alle cure palliative».
La Corte Costituzionale ha quindi sollecitato il Parlamento a pronunciarsi con una legge ad hoc sul fine vita. L'intervento del legislatore rischia di accelerare la deriva etica prodotta dalla recente sentenza o, al contrario, potrebbe contenere il danno?
«È molto difficile prevederlo. Dipenderà dalle opzioni culturali che oggi offre il Parlamento. Se tra i parlamentari prevarrà una linea pro-eutanasia, è chiaro che se il Parlamento si rivelerà favorevole all'eutanasia, andremo incontro a un peggioramento di questa sentenza (che riguarda il suicidio assistito, quindi non contempla il coinvolgimento sicuro del servizio sanitario e la sentenza fa capire che bisognerà coinvolgerlo). Se invece dovessero emergere delle maggioranze che puntano a limitare al massimo questa vicenda del suicidio assistito e quindi a farla valere come eccezione e non come regola, allora l'approvazione di una legge sarà sicuramente auspicabile».
Ci sono pericoli per l'obiezione di coscienza?
«Nell'ordinanza che ha preceduto la sentenza, c'era espressamente scritto che, alla luce di questa apertura, si sarebbe dovuto pensare anche al tema dell'obiezione di coscienza. Dal comunicato di ieri non è venuto fuori nulla. Io comunque ritengo che nella sentenza finale ci sarà evidentemente spazio per l'obiezione di coscienza. Se non ci fosse, ciò contrasterebbe con la nostra carta costituzionale e anche con la deontologia della professione medica».
Possiamo essere dunque ottimisti, almeno su questo punto?
«Secondo me sì. Se i giudici saranno fedeli a quanto scritto nell'ordinanza, è probabile che nella sentenza ci sarà un capitoletto dedicato anche alla necessità di introdurre l'obiezione di coscienza».

Fonte: Pro Vita & Famiglia Onlus, 27/09/2019

6 - EUTANASIA PER TUTTI: LA CORTE COSTITUZIONALE DICE SI ALL'AIUTO AL SUICIDIO
Per sapere cosa accadrà nei prossimi anni in Italia, basta guardare come sono saltati i paletti negli altri Paesi che avevano aperto all'eutanasia (Olanda, Belgio, Canada)
di Giuliano Guzzo - Fonte: Sito del Timone, 27/09/2019
Fonte: Sito del Timone, 27/09/2019

7 - SCIOPERO PER IL CLIMA: GLI STUDENTI PROTESTANO CONTRO I PADRONI DEL PENSIERO... CHE LI IMBOCCANO CON GLI SLOGAN DA RIPETERE
Cari ragazzi, vi fanno credere che sia la CO2 (anidride carbonica) a rubarvi il futuro, invece sono loro quelli che vi hanno privato del lavoro e di farvi una famiglia (VIDEO: La grande bugia del riscaldamento globale)
di Antonio Socci - Fonte: Libero, 29/09/2019
Fonte: Libero, 29/09/2019

8 - CONSUMO DI CARNE UMANA AL POSTO DI QUELLA ANIMALE PER LIMITARE IL RISCALDAMENTO GLOBALE
L'ultima proposta degli ambientalisti non è che la logica conseguenza della riscoperta della presunta saggezza dei selvaggi (e della critica ossessiva alla civiltà occidentale promossa dal cristianesimo)
di Roberto de Mattei - Fonte: Radio Roma Libera, 20/09/2019
Fonte: Radio Roma Libera, 20/09/2019

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