Amici del Timone n°88 del 15 maggio 2019

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1 L'ULTIMO DELIRIO DELLA SCIENZA SOTTOMESSA AL POTERE
Essere incinta è una malattia, dicono gli scienziatoni americani... invece il bambino non è un parassita, ma uno sguardo della madre verso l'eternità (VIDEO: Eduardo Verástegui spiega quando comincia la vita)
di Silvana De Mari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
2 GRETA E' UN FENOMENO COSTRUITO AD ARTE DAI SUOI GENITORI
La 16enne svedese non è per nulla spontanea: soffre di autismo, ma, guarda caso, proprio quando ''scioperava'' davanti al parlamento è uscito il suo libro in varie lingue (VIDEO: recensione critica del libro di Greta)
di Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona
3 SCRITTA PRO ABORTO SULLA CHIESA... LA RISPOSTA DEL PARROCO DIVENTA VIRALE SU FACEBOOK
Mi spiace che tu non abbia preso esempio da tua madre che con coraggio non ha abortito, ma ti ha partorito (VIDEO: perché la 194 non va applicata, ma abolita)
di Gigio Rancilio - Fonte: Avvenire
4 IL BAMBINO, IL GRANDE ASSENTE NEL DIBATTITO SULL'UTERO IN AFFITTO
Non ci sono parole sufficienti per commentare l'assurdo dibattito che (ahimè) ho visto a Porta a Porta
di Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
5 L'ANIMALISMO E' LA NEGAZIONE DEL PRIMATO DELL'UOMO SULLA NATURA...
...e il suo diffondersi è il sintomo più evidente della situazione della nostra società nichilista
di Andrea Cionci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 DAVVERO E' UNA COLPA NON AVER INVESTITO NELL'AUTO ELETTRICA? DAVVERO E' IL FUTURO?
La tecnica (come la scienza) è molto più reale e complessa degli slogan ecologisti....
di Franco Battaglia - Fonte: Blog di Nicola Porro
7 LA RELIGIONE CHE PREME DI PIU' SUL SENSO DI COLPA? IL NUOVO ECOLOGISMO MONDIALE
Una nuova religione si sta formando...ed è pericolosa
di Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 SONO LE POLITICHE PER IL CLIMA AD AGGRAVARE LA FAME NEL MONDO
Un rapporto del 2017 svela i rischi dell'ecologismo senza basi scientifiche
di Francesco Ramella - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

1 - L'ULTIMO DELIRIO DELLA SCIENZA SOTTOMESSA AL POTERE
Essere incinta è una malattia, dicono gli scienziatoni americani... invece il bambino non è un parassita, ma uno sguardo della madre verso l'eternità (VIDEO: Eduardo Verástegui spiega quando comincia la vita)
di Silvana De Mari - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30/04/2019
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30/04/2019

2 - GRETA E' UN FENOMENO COSTRUITO AD ARTE DAI SUOI GENITORI
La 16enne svedese non è per nulla spontanea: soffre di autismo, ma, guarda caso, proprio quando ''scioperava'' davanti al parlamento è uscito il suo libro in varie lingue (VIDEO: recensione critica del libro di Greta)
di Francesco Agnoli - Fonte: Libertà e Persona, 16/04/2019
Fonte: Libertà e Persona, 16/04/2019

3 - SCRITTA PRO ABORTO SULLA CHIESA... LA RISPOSTA DEL PARROCO DIVENTA VIRALE SU FACEBOOK
Mi spiace che tu non abbia preso esempio da tua madre che con coraggio non ha abortito, ma ti ha partorito (VIDEO: perché la 194 non va applicata, ma abolita)
di Gigio Rancilio - Fonte: Avvenire, 31/05/2017
Fonte: Avvenire, 31/05/2017

4 - IL BAMBINO, IL GRANDE ASSENTE NEL DIBATTITO SULL'UTERO IN AFFITTO
Non ci sono parole sufficienti per commentare l'assurdo dibattito che (ahimè) ho visto a Porta a Porta
di Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano, 11/04/2019
Fonte: Blog di Costanza Miriano, 11/04/2019

5 - L'ANIMALISMO E' LA NEGAZIONE DEL PRIMATO DELL'UOMO SULLA NATURA...
...e il suo diffondersi è il sintomo più evidente della situazione della nostra società nichilista
di Andrea Cionci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/04/2019

Una maestra porta a scuola un pesce - morto - per spiegare ai suoi allievi il miracolo dell'anatomia: la Lav costringe il preside a scusarsi. Berlusconi va in tv dalla pasionaria Brambilla a pontificare su Dudù… Sono alcuni esempi dei danni creati dall'ideologia animalista, che non ha nulla a che vedere con l'amore per le creature della tradizione cristiana ed è contraria all'ordine naturale.
Uno degli spettacoli più grotteschi della politica degli ultimi dieci anni (forse a pari merito con l'impeto "descamisado" del deputato Pd Fiano mentre aggredisce i colleghi a Montecitorio) ci è stato regalato da Silvio Berlusconi: lui col maglione blu da qualche migliaio di euro mentre allatta teneramente un agnellino. Pochi giorni fa nella trasmissione Dalla parte degli animali condotta dalla pasionaria animalista Michela Vittoria Brambilla, ha pontificato su Dudù e gli altri batuffoli che si rincorrono nel giardinone della sua Versailles presso Arcore. A parte la tristezza di vedere un ex maschio alpha della politica italiana ormai ostaggio dei sondaggi e delle sue avvenenti dame di corte che si riduce a intercettare le simpatie di proprietarie di beagle e barboncini, occorre una seria riflessione su uno dei più sottovalutati figli della cultura atea: l'animalismo.
Nulla a che vedere con l'amore e il rispetto per le creature della tradizione cristiana, ma anzi una vera aggressione all'uomo e all'ordine naturale, una privazione coatta del nostro rapporto armonico con la natura, un processo inversivo che pone l'uomo al servizio dell'animale; infine, l'allontanamento dei bambini dalla bellezza della natura. Una delle notizie più assurde degli ultimi giorni riguarda la scuola primaria di Oggebbio, nel Verbano. Una maestra aveva portato a scuola un pesce - morto - acquistato in pescheria per mostrare ai suoi piccoli allievi il miracolo dell'anatomia. Forse voleva far vedere che oltre a quel parallelepipedo surgelato e panato con granella di scarsa qualità che le loro madri comprano al supermercato, ci sono anche creature marine dotate di branchie, cuore, stomaco, fegato. Puntuale è arrivata la lettera inviperita della Lav (Lega anti vivisezione) a firma di tale Odette Favini: «Utilizzare per la didattica animali, vivi o morti, è obsoleto e mina la sensibilità dei bambini».
Il preside, cuor di leone, pur balbettando che il pesce era stato acquistato in pescheria, ha chinato il capo dicendo: «Non lo faremo più». Sembra una notizia alla Lercio, ma non lo è. Il potere intimidatorio di queste associazioni rasenta ormai l'abuso psicologico. Oggi comprare un cosciotto d'agnello per il pranzo pasquale è diventato una pratica aberrante e guai a cucinare il coniglio alla cacciatora. I seguaci dell'antispecismo si rivelano, poi, dei veri fondamentalisti, carichi di tutta quell'energia impositiva che un'erronea percezione di essere nel giusto offre loro. Non sono rare azioni violente contro allevatori, ristoratori e macellai, ma ancora peggiore è la nuova forma patologica di empatismo zoologico che si sta sviluppando, la quale crea dei danni enormi - non ancora sufficientemente indagati - sulla salute, sulla psicologia di massa, sulla cultura e anche sull'ambiente.
Di qualche tempo fa è la notizia che alcuni supermercati vendevano carne imballata in modo speciale per i ragazzi che provavano schifo a maneggiarla. All'allontanamento dal mondo rurale che è toccato alle giovani generazioni per motivi socio-economici, si aggiungono nuove svenevoli idiosincrasie indotte con l'unico risultato di allontanare sempre più i ragazzi dalla conoscenza diretta del mondo naturale. Un giovane che ha impressione a mettere in padella una bistecca, non è un giovane sensibile, è uno che ha dei problemi.
Questa subcultura crea anche enormi danni alle persone e all'economia. Un esempio? Per ovviare ai danni dell'enorme popolazione di cinghiali (attualmente circa sei milioni in Italia) - che provocano la rovina degli agricoltori, incidenti stradali e imbruttiscono il paesaggio imponendo ovunque l'installazione di reti e dissuasori - basterebbe dare la briglia ai cacciatori. Ma non si può, perché gli animalisti protestano.
Il paradosso è che questi fanatici creano danni agli stessi animali quando, per i loro conati emotivi, non si prendono provvedimenti di controllo demografico di certe specie, soprattutto invasive. Accade così che cinghiali, topi, gabbiani facciano strage di altri animali a tutto svantaggio della biodiversità. Un caso di scuola fu quello di una specie di uccelli marini, le berte, presso l'Isola di Montecristo. La loro popolazione era seriamente a rischio a causa di un'invasione di ratti che ne divoravano pulli e uova. Secondo gli animalisti che protestarono per la derattizzazione, si sarebbero dovuti catturare i topi e trasportarli altrove. Oggi, per fortuna le berte sono salve e il 90% di loro porta a termine la covata.
L'amore inversivo per i topi è tratto caratteristico: i soliti giornaloni hanno recentemente ripreso con gridolini di entusiasmo il salvataggio di un topo di fogna rimasto incastrato in un tombino. I pompieri di Bensheim, in Germania, hanno impiegato mezzora del loro tempo per l'operazione. Ecco, quando si va in solluchero perché un ratto è stato salvato a spese del contribuente c'è qualcosa che non va.
L'animalismo si lega poi, come non mai, al clima-alterismo secondo cui, visto che l'effetto serra è causato dai peti delle mucche, dovremmo diventare tutti vegetariani. Questo avviene proprio nel momento in cui la medicina sta scoprendo i danni della nostra alimentazione eccessivamente sbilanciata sugli zuccheri (cereali).
Dal punto di vista culturale, gli animali da compagnia stanno riscuotendo un'attenzione manicomiale: alcune aziende si sono inventate perfino la lingua da gatto finta, di gomma, in modo che il padrone possa leccare il proprio gatto. Tutto questo ha dei risvolti persino demografici: non si contano le coppie che ormai, piuttosto che fare un figlio, si prendono un cane o un gatto.
Fra l'altro, adesso va molto di moda la campagna contro le gabbie. In pochi si sono però chiesti quanto verrebbe a costare al mercato un petto di pollo cresciuto in selvagge praterie e a quali danni, per lo sviluppo di un bambino, potrebbe portare una dieta alimentare povera di carne. Insomma, per voler garantire una vita dignitosa agli animali d'allevamento e rispettare l'ambiente non serve essere animalisti, basta semplicemente attingere alla tradizione cristiana che da duemila anni vede l'uomo come saggio amministratore della natura e contemplatore dell'opera di Dio.
Parafrasando una vecchia battuta, si può dire che l'amore per gli animali sta all'animalismo come l'enologia all'alcolismo.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 02/04/2019

6 - DAVVERO E' UNA COLPA NON AVER INVESTITO NELL'AUTO ELETTRICA? DAVVERO E' IL FUTURO?
La tecnica (come la scienza) è molto più reale e complessa degli slogan ecologisti....
di Franco Battaglia - Fonte: Blog di Nicola Porro, 29/04/2019

Se mi si chiede come vedo il futuro dell'autotrazione, rispondo che potrebbe anche essere elettrico. Ciò precisato, credo sia importante essere coscienti dei limiti di questo futuro. Non mi riferisco a limiti economici che potrebbero essere superati con la diffusione della tecnologia. Mi riferisco ai limiti insormontabili, o per lo meno che ci appaiono oggi tali, visto che nessuno ha la sfera di cristallo. Credo sia necessario esserne consapevoli per evitare di cullarsi in illusioni che potrebbero farci imboccare una strada sbagliata con rischi di conseguenze dolorose.
Innanzitutto: perché l'auto full electric non si è sviluppata? Forse perché l'hanno inibita i petrolieri cattivi? No; semplicemente perché noi non sappiamo come immagazzinare energia elettrica in un contenitore trasportabile da un'automobile che abbia le caratteristiche delle automobili che usiamo. Non fatevi ammaliare da chi vi mostra un'auto apparentemente simile alla vostra, che sarebbe elettrica e con costo che dovrebbe abbattersi con la produzione su larga scala. Non vi stanno raccontando tutta la storia. Perché quell'auto, sostanzialmente priva di bagagliaio a meno di averla enorme, è in realtà una batteria di accumulatori elettrici in movimento. L'energia da essi accumulabile dipende da quel che si chiama potenziale elettrochimico della sostanza attiva ed è inversamente proporzionale alla massa atomica della stessa. La tavola periodica degli elementi è nota, e noto è il potenziale elettrochimico di tutte le possibili sostanze attive, che è dell'ordine di grandezza di 1-10 volt, un valore, questo, che ha una ragione teorica consolidata per essere tale. Detto diversamente, questo valore è un limite naturale, che nessuna ricerca e nessun avanzamento tecnologico potrà superare.
Inversamente proporzionale alla massa atomica della sostanza attiva, abbiamo detto. Se si scorre la tavola periodica degli elementi, i primi in ordine di massa sono idrogeno, elio e litio. L'elio è inerte. L'idrogeno ha quattro difetti cruciali: non esiste sulla Terra, è gassoso, è la molecola più piccola che c'è, è esplosivo; circostanze, tutte, che rendono utopica l'autotrazione a idrogeno, elettrica o a combustione che sia. Lo scrivevamo 17 anni fa, quando il presidente americano Bush era ubriacato dalle prospettive che vendeva tale Jeremy Rifkin, tuttologo, dalle idee poche ma sicuramente fisse e confuse sui temi ove si è autonominato esperto. Bush lanciò il programma Freedom car, che avrebbe dovuto liberare il paese dalla sudditanza al petrolio arabo. Pochi anni dopo Obama dovette prendere atto che quel programma era nato morto, e lo ha seppellito. Quanto al litio, le batterie ci sono già, cioè nel settore della propulsione elettrica, siamo già al limite della tecnologia.
Una nostra utilitaria richiede una potenza di 50 kW e quindi ha bisogno un accumulo di 200 kWh per avere una autonomia di 4 ore. Il potenziale elettrochimico dell'elettrodo al litio è di 3 volt, cioè, facendo l'aritmetica, per garantire quella autonomia ci vogliono 20 kg di litio attivo, cioè 1000 kg di batterie al litio: la vostra auto, se elettrica, peserebbe almeno il doppio. Scadute le 4 ore, ce ne vogliono altre 4 per fare il pieno: vi invito solo a riflettere al tempo necessario che impiega il vostro telefonino per ricaricarsi (e vi sono ragioni tecniche perché deve essere così).
Insomma, se oggi la macchina elettrica costasse la metà di quella a benzina, tutti noi preferiremmo questa a quella. Il futuro dell'auto potrebbe essere elettrico, dicevo, ma finché v'è carburante convenzionale, dimentichiamoci quel futuro.
Come programmarlo? Dobbiamo essere consapevoli che se il parco auto italiano fosse elettrico, sarebbe necessaria l'energia di 40 reattori nucleari, dedicati, per alimentarlo. Allora, o ci si impegna, tutti insieme, a sviluppare una potente industria elettronucleare o la larga diffusione dell'auto elettrica rimarrà un'utopia. Per completezza, per chi pensa a eolico e fotovoltaico: per alimentare quelle auto, anziché impegnare €150 miliardi nei 40 reattori nucleari, avremmo la scelta di impegnare €300 miliardi in 300.000 turbine eoliche (fatemelo ripetere: 300.000) o €3000 miliardi in impianti fotovoltaici (fatemelo ripetere: €3000 miliardi). Posto ciò, fate da soli le previsioni.

Fonte: Blog di Nicola Porro, 29/04/2019

7 - LA RELIGIONE CHE PREME DI PIU' SUL SENSO DI COLPA? IL NUOVO ECOLOGISMO MONDIALE
Una nuova religione si sta formando...ed è pericolosa
di Stefano Magni - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09/04/2019

In Australia è in corso una rivolta contro… la carne. I vegani hanno occupato macelli, attaccato le macellerie e interrotto il traffico nelle grandi città. Il premier australiano li definisce "criminali dal collare verde". Ma loro si sentono legittimati dall'Onu.
In Australia è in corso una rivolta contro… la carne. I vegani sono passati all'azione, bloccando macelli, attaccando le macellerie e interrompendo il traffico nelle grandi città. Solo nella mattina di ieri, decine di loro sono stati arrestati. Il premier australiano, in un discorso radiofonico, lancia l'allarme: è una protesta contro gli interessi nazionali. Si tratta di un caso eclatante, ma non di un caso isolato nel clima che si respira, nel mondo anglosassone e non solo, negli ultimi dieci anni.
L'Australia, secondo le statistiche dell'Ocse, è il secondo paese al mondo per consumo di carne, preceduto solo dagli Usa e seguito dall'Argentina (l'Italia non compare neppure nella classifica delle prime dieci). Ciò non dovrebbe costituire un problema: è una questione di dieta e di tradizioni. L'Australia vive anche di allevamento da carne, che costituisce il 40% dei profitti per l'agricoltura locale. E questo ha fatto scoppiare la rivolta dei vegani. "Vogliamo che la gente diventi vegana! – ha detto ai microfoni della Abc una militante, Kristin Leigh – Vogliamo che la gente smetta di abusare degli animali. Gli animali soffrono in un modo che la maggior parte di noi nemmeno di si immagina. Noi non chiediamo gabbie più grandi: chiediamo la liberazione degli animali!".
Dagli appelli ai ristoranti e alla moda della dieta vegana, si è passati rapidamente alla protesta, prima sporadica poi organizzata. Il vegano, contrariamente al vegetariano, infatti, non solo sceglie per sé una dieta integralmente priva di animali e prodotti animali, ma pretende che nessuno consumi cibo animale o di derivazione animale (dunque neppure latte, formaggio e altri latticini, uova…). Se il vegano è anti-specista, è convinto che non vi debba essere alcuna discriminazione di specie. Dunque gli animali dovrebbero avere diritti quanto gli uomini. Ciò spiega l'attacco alle macellerie. Il sindacato di categoria dei produttori di carne, l'Australian Meat Industry Council, denuncia un "attacco continuo" dei manifestanti sui negozi in cui si vende carne. "Vogliamo che tutto questo cessi e cessi subito – ha detto il presidente del sindacato, Patrick Hutchinson – vogliamo dar retta al 99% degli australiani che vuol solo comprare e consumare la carne rossa". Ieri gli attivisti vegani hanno iniziato con l'occupazione dei mattatoi: hanno fatto irruzione nelle strutture e si sono incatenati ai macchinari per impedire il lavoro. La protesta è avvenuta, simultaneamente in quattro regioni. Subito dopo, un centinaio di manifestanti ha occupato i principali incroci della capitale Melbourne. La reazione della polizia non si è fatta attendere, i picchetti sono stati smantellati e gli attivisti vegani sono stati arrestati a decine: 38 arresti a Melbourne e altri 9 nel mattatoio di Goulburn, nei pressi di Sidney.
"Questa è un'altra forma di attivismo che penso vada contro gli interessi nazionali e l'interesse nazionale coincide con la possibilità degli agricoltori di allevare i pascoli nelle loro terre", ha tuonato alla radio il premier Scott Morrison. Chiedendo poi alle forze dell'ordine di applicare "la legge fino in fondo, contro questi criminali dal collare verde".
Toni duri e giustizia rapida, in questo caso. I vegani sono stati trattati come criminali, ma si sentono legittimati dal clima culturale contemporaneo. Un clima che viene sistematicamente alimentato, non solo da studi scientifici interpretati come giustificazione dell'ecologismo più radicale, ma anche dalle agenzie Onu e dalla loro martellante campagna contro il consumo della carne. Cinque mesi fa, sulla rivista Nature, veniva pubblicato un articolo in cui il consumo della carne veniva direttamente collegato al riscaldamento globale, attraverso una serie di passaggi. Prescrizione: ridurre drasticamente il consumo della carne per salvare il pianeta. Negli studi commissionati dall'Ipcc, gli allevamenti di animali ruminanti sono considerati come una delle fonti di emissione massiccia di CO2. Almeno dal 2010, l'Onu sforna un rapporto dietro l'altro in cui predica la necessità di ridurre drasticamente il consumo di carne, sempre a causa della lotta al riscaldamento globale. L'ultimo di questi rapporti risale ad appena un mese fa.
L'allarmismo ecologista, anche a livello Onu, sta diventando sempre più pressante. "Abbiamo sempre meno tempo" per invertire la rotta, come si dice ad ogni Conferenza sul Clima. "Dovete avere paura!" esclama l'adolescente eco-attivista Greta Thunberg, accolta e corteggiata da tutti i big del panorama mondiale. "Si deve agire subito, la gente sta già morendo!" rilancia la deputata Usa Alexandria Ocasio Cortez, maggior promotrice del Green New Deal. E in questo clima di terrore, qualcuno, in Australia, si sente in dovere di bloccare le strade e occupare i mattatoi. Il terrorista che ha fatto la strage nelle moschee di Christchurch, sempre australiano, si definiva "eco-fascista": quasi tutti lo hanno descritto come un fascista, ma non si deve trascurare il suo movente ecologista. L'eco-terrorismo c'è già. Fa già le sue vittime, anche se sono molto meno rispetto a quelle provocate da altre forme di terrorismo (quello islamico in primis), ma non per questo può essere trascurato. In un clima in cui "dobbiamo avere paura", ci sarà sempre più gioventù tentata dall'azione estrema: qualcosa di più che incatenarsi in un mattatoio o bloccare una strada con un picchetto, qualcosa che potrebbe comportare anche l'uso delle armi e degli esplosivi, contro le persone, per salvare animali.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09/04/2019

8 - SONO LE POLITICHE PER IL CLIMA AD AGGRAVARE LA FAME NEL MONDO
Un rapporto del 2017 svela i rischi dell'ecologismo senza basi scientifiche
di Francesco Ramella - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/09/2017

Venerdì scorso è stato pubblicato l'ultimo rapporto curato da tre agenzie dell'ONU sulla sicurezza alimentare e la nutrizione. Il documento evidenzia un'inversione di tendenza: se negli ultimi 25 anni la quota di popolazione mondiale malnutrita si era quasi dimezzata (era pari al 18,6% nel 1991 ed al 10,6% nel 2015), si stima che nel 2016 il numero di persone malnutrite sia aumentato di 38 milioni in termini assoluti e dello 0,4% in percentuali risalendo complessivamente all'11%.
Avvenire ha dedicato ampio spazio alla notizia aprendo l'edizione di sabato con un titolo che non lascia spazio a dubbi: "Guerra + clima = fame". Diretto, semplice. Matematico. Ed errato.
Né dal documento dell'ONU né dalla letteratura scientifica di settore è possibile evincere una relazione causale tra cambiamenti climatici e prevalenza della malnutrizione. Quali sono le principali ragioni del recente incremento della fame nel mondo? La FAO ne individua tre:
1) gli effetti di El Niño e La Niña, fenomeni climatici ciclici non correlati con le emissioni antropiche;
2) la crescita del numero di conflitti;
3) il rallentamento economico in alcuni Paesi dell'America latina, dell'Africa e dell'Asia occidentale.
Con rifermento ai cambiamenti climatici si legge che "benché sia impossibile stabilire una relazione causale, non si può escludere che fenomeni climatici come la maggior frequenza di eventi estremi possano essere la causa di una riduzione della disponibilità di cibo per persona".
Non esattamente un due più due fa quattro.
Anche perché, stando all'ultimo rapporto dell'IPCC (l'organismo dell'ONU che si occupa di cambiamenti climatici) e contrariamente a quanto affermato dalla quasi totalità degli organi di informazione, ad oggi non vi è alcuna evidenza empirica di un aumento della frequenza o dell'intensità di episodi di siccità o di alluvione a livello mondiale. E' invece fuori discussione il fatto che, grazie alle attuali capacità di previsione dei fenomeni, ai mezzi per difendersi ed alla possibilità di allontanarsi dai luoghi colpiti dai disastri, nel corso dell'ultimo secolo la mortalità conseguente a questi eventi si sia radicalmente ridotta (in Bangladesh, uno dei Paesi potenzialmente più esposti, di ben il 98%).
Quanto alla disponibilità di cibo, nel famigerato "anno più caldo di sempre", la produzione di cereali ha raggiunto un livello senza precedenti: il record, stando ai dati diffusi dalla stessa FAO, è destinato ad essere battuto nel 2017 quando si supereranno i 2,6 miliardi di tonnellate, all'incirca 500 milioni in più rispetto a soli dieci anni fa.
Detto ciò, occorre sottolineare come politiche volte alla riduzione delle emissioni, benché possano essere viste come una sorta di polizza di assicurazione contro i rischi che potrebbero manifestarsi nel lunghissimo periodo (nel breve e medio termine i benefici ed i costi del riscaldamento globale grosso modo si equivalgono), se non correttamente congegnate, hanno esse stesse ricadute negative sulla malnutrizione come effetto indiretto della minor crescita economica causata da un'artificiale innalzamento del prezzo dell'energia.
Al contrario di quanto accadeva nel passato in quella che potremmo definire un'agricoltura a km 0, oggi la scarsità di cibo a livello locale causata da condizioni climatiche sfavorevoli non implica necessariamente impatti negativi sulla alimentazione; questi si manifestano infatti solo nel caso in cui - come evidenzia peraltro lo stesso documento della FAO - le risorse economiche della popolazione non siano sufficienti per l'importazione delle derrate alimentari.
Le poche analisi economiche relative a provvedimenti attuati finora puntano in questa direzione: il protocollo di Kyoto ha comportato benefici pari ad un ottavo dei costi arrecati e la politica energetica della UE addirittura ha determinato effetti negativi trenta volte superiori a quelli positivi.
Analogamente, i provvedimenti governativi volti a favorire la produzione di biocarburanti, hanno causato negli scorsi anni un incremento dei prezzi dei prodotti destinati alla alimentazione umana aggravando così le condizioni di malnutrizione e determinando secondo una recente stima oltre 190.000 morti premature nel solo anno 2010.
Insomma, se finora non possono attribuirsi alle emissioni antropiche responsabilità sull'evoluzione della fame - la cui mitigazione ha invece non poco beneficiato della sempre maggiore disponibilità di energia garantita dai combustibili fossili - non sembra potersi dire lo stesso per le politiche climatiche.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 18/09/2017

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