Amici del Timone n°86 del 10 marzo 2019

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1 SI POSSONO SEPPELLIRE I BAMBINI ABORTITI ANCHE QUANDO L'ABORTO E' PRECOCE
Una mamma scrive alla direzione sanitaria delle Scotte
Fonte: Sienanews
2 IN LOMBARDIA NON SI SEPPELLISCONO I FETI, MA SE SI VUOLE IL CANE SÌ
La giunta Formigoni aveva agito per dare una dignità a tutti i bambini, anche a quelli abortiti volontariamente, ora si torna indietro
di Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 L'ABORTO FINO AL NONO MESE DI NEW YORK NON E' UNA BUFALA
Ecco la verità sulla legge firmata dal sedicente cattolico Governatore Cuomo
di Cristiano Lugli - Fonte: www.renovatio21.com
4 L'ABORTO NON SALVA LA VITA DI UNA MAMMA
La verità medico scientifica è diversa dalle favole della propaganda della morte
di Valentina Razumova - Fonte: Aleteia
5 PERCHE' L'ABORTO VA COMBATTUTO SENZA APPOGGIARSI ALLA LEGGE 194
Non è solo un motivo morale, ma è anche per questo controproducente, e anni di lotta prolife italiana lo testimoniano
di Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 IN ALCUNI VACCINI SONO CONTENUTE CELLULE DI BAMBINI ABORTITI
Non è una bufala, anche i siti pro vaccini non lo negano. Si giustificano dicendo che sono aborti accaduti molti anni fa, ma moralmente cosa cambia?
di Gioia Locati - Fonte: blog.ilgiornale.it
7 IMMUNODEPRESSIONE: UNA SITUAZIONE CLINICA DA NON SOTTOVALUTARE
I giornali banalizzano a fini di propaganda la situazione difficile di molte persone
di Giorgia Scataggia - Fonte: pagina Facebook
8 COMPRARE UN BAMBINO? E' FACILE COME CERCARE UN'AUTO
Lo sconvolgente mercato nero dell'utero in affitto in Francia: bastano due clic e un incontro di mezz'ora per comprare un bambino
di Leone Grotti - Fonte: Tempi
9 LA BUFALA CHE ANDREOTTI SI SIA PENTITO DI AVER FIRMATO LA LEGGE SULL'ABORTO
La legge italiana sull'aborto è l'unica al mondo promulgata con la firma di soli politici democristiani (assuefatti al compromesso che di male minore in male minore ha distrutto l'Italia)
di Vincenzo Gubitosi - Fonte: Notizie Provita

1 - SI POSSONO SEPPELLIRE I BAMBINI ABORTITI ANCHE QUANDO L'ABORTO E' PRECOCE
Una mamma scrive alla direzione sanitaria delle Scotte
Fonte Sienanews, 01/02/2019

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera inviata alla Direzione Sanitaria dell' Azienda ospedaliero-universitaria Senese da parte di una mamma:
"Desidero inviare questa lettera per manifestare la mia gratitudine e la mia stima a tutto il personale medico, gli infermieri e gli operatori sociosanitari del reparto di Ginecologia e Ostetricia.
Ho avuto occasione di essere assistita durante il mio ricovero a seguito di un aborto interno e ho potuto sperimentare la professionalità e l'umanità di ciascuno rivelate dalla cura, dal rispetto e dalla comprensione per il dramma che per una mamma ed una famiglia può essere la perdita di un figlio, anche se di poche settimane di gestazione.
Ringrazio di cuore in particolare la Direzione Sanitaria, che ha applicato correttamente la legge in vigore che permette alle famiglie di scegliere il seppellimento anche sotto le 20 settimane, su richiesta (D.P.R. 10/09/1990 n. 285, art.7 ).
A volte non è immediato comprendere che per la mamma, che ha immaginato il figlio per settimane, è molto importante avere la possibilità di difendere la dignità del suo corpicino, per quanto grande pochi millimetri, anche nell'ultimo atto di saluto definitivo.
È un atto di pietà che si rivela prezioso per l'elaborazione del lutto, ed è fondamentale che questa possibilità che la legge dà trovi appoggio nelle procedure dell'ospedale.
Ho avuto la fortuna di sperimentare questo appoggio alle Scotte attraverso l'umanità e la sollecita collaborazione di medici, infermieri, personale amministrativo, operatori dell'obitorio.
Sono convinta che la mia esperienza se conosciuta potrà essere di aiuto ad informare altre donne che potrebbero trovarsi purtroppo nella stessa situazione, e per questo ho voluto affidare il mio ringraziamento privato anche alle pagine dei giornali.
Una mamma "

Fonte: Sienanews, 01/02/2019

2 - IN LOMBARDIA NON SI SEPPELLISCONO I FETI, MA SE SI VUOLE IL CANE SÌ
La giunta Formigoni aveva agito per dare una dignità a tutti i bambini, anche a quelli abortiti volontariamente, ora si torna indietro
di Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/02/2019

Emendata la legge lombarda che prescriveva la sepoltura dei bambini abortiti. Abolendone la sepoltura, i bambini abortiti scalano di rango. Non sono più umani, non sono più persone. Cuore non vede, occhio non duole. Questa legge regionale è stata votata all'unanimità, in una regione governata dalla Lega. Ed è l'ultima di una lunga serie di iniziative nel solco della cultura della morte.
La Lombardia guidata dal leghista Attilio Fontana ha cancellato la legge che permetteva di dare sepoltura ai bambini uccisi dall'aborto.
Il suo Consiglio Regionale ha infatti votato all'unanimità un emendamento, presentato dal Partito Democratico, che demanda la sepoltura «esclusivamente alla esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione» (quest'ultimo caso si riferisce ai disabili mentali o alle minorenni). Una foglia di fico per pronunciare un'affermazione attraverso due negazioni. Quante saranno, infatti, le donne che chiederanno di seppellire cristianamente il figlio che portavano in grembo e che hanno appena fatto ammazzare?
Ora, quando scrivo "seppellire cristianamente" uso l'avverbio come i nostri vecchi usavano e usano il sostantivo "cristiani" per dire "persone": è anzitutto il retaggio devoto di un mondo in cui essere persone voleva dire essere cristiani, quindi è l'idea laica che una cosa davvero civile è una cosa cristiana. Il culto dei morti è una di quelle cose che gli antropologi ci indicano essere segno inequivocabile di umanità e la loro sepoltura (per contrasto per esempio alla cremazione) un salto di qualità della coscienza umana. Inumare i defunti è il modo con cui gli uomini rendono omaggio all'umanità anche oltre la morte, la quale non ha l'ultima parola.
La legge che nel 2007 fu introdotta nell'ordinamento regionale dalla Lombardia guidata da Roberto Formigoni rispondeva a un criterio elementare di umanità. Il corpo di un morto si onora, ci insegna Omero, persino quello di un nemico odiato, ucciso in una battaglia crudele. Quindi anche un bambino pur abortito perché non amato dai genitori può essere onorato. Le istituzioni che presiedono la cosa pubblica, e di cui i cittadini sono gli azionisti unici, hanno il diritto e il dovere di farsi carico pubblicamente di questa onoranza funebre giacché il farlo è un modo buono di pensare al bene comune, il quale non può infatti pensare mai alle "cose grandi" se prima non parte dai più piccoli e indifesi tra noi.
La legge lombarda sulla sepoltura dei bambini abortiti era quindi una misura di enorme senso civico e splendidamente laica, cioè per tutti. Al suo cuore stava il riconoscimento dell'umanità, e della dignità a essa inscindibilmente connessa, del bambino non ancora nato, persino abortito. Non si può lasciare un cadavere insepolto, ragionava la legge della Lombardia, se quel cadavere è di uomo, di persona. Motivo per cui il dare sepoltura ai bambini abortiti è affermarne con la calma dei forti che quegli aborti sono uomini, persone. Una cosa antica almeno quanto la tragedia-mito dell'Antigone di Sofocle, scagliata contro il potere politico che disumanizza, e perfettamente laica sin da allora: «A proclamarmi questo non fu Zeus, né la compagna degl'Inferi, Dice, fissò mai leggi simili fra gli uomini. Né davo tanta forza ai tuoi decreti, che un mortale potesse trasgredire leggi non scritte, e innate, degli dèi. Non sono d'oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove». Poesia per poesia, come dice il poeta Davide Rondoni, quando una donna, chicchessia, è incinta, felice o meno che sia della gravidanza, dice subito: «Aspetto un bambino». Solo quando li ammazzano li chiamano embrioni. Ma si è mai data una donna incinta, felice o no della gravidanza, che dica: «Aspetto un embrione»?
Il punto è infatti questo. Abolendone la sepoltura, i bambini abortiti scalano di rango. Non sono più umani, non sono più persone. Cuore non vede, occhio non duole. Si chiama regresso, ad addirittura prima dell'uomo di Neaderthal, che i suoi morti infatti li seppelliva. Irrita poi oltremodo quell'eterno ritorno dell'"io assoluto" con cui in Italia ci stiamo drogando, eutanasizzando, e così via. L'idea che io sono dio e che quindi decido da me se e quando darmi la vita, la morte, lo sballo, in questo caso la sepoltura. Sta tutto ora alla "donna titolata", manco la chiamano più mamma. La Lombardia era un faro di civiltà laica cioè cristiana perché aveva varato, unica regione italiana, una legge così giusta e così umana. Adesso è tornata definitivamente nella melma comune. Definitivamente perché già da un po' vi sprofondava.
Il 31 luglio 2018, immancabilmente su proposta del PD, il Consiglio Regionale lombardo ha votato praticamente all'unanimità (63 sì, un astenuto) un ordine del giorno che ha impegnato la giunta guidata da Fontana a garantire ai minori di 24 anni la possibilità «di ricevere, presso i consultori familiari pubblici e privati accreditati, gratuitamente sia la consulenza da parte del medico o dell'ostetrica, sia il metodo contraccettivo più idoneo individuato». Cioè contraccettivi gratuiti.
Il 4 dicembre, su proposta del Radicale Michele Usuelli la Lombardia ha votato all'unanimità la mozione che impegna la giunta a creare un polo regionale di produzione per la cannabis «ad uso terapeutico», anticamera del cannone da fumare legalmente. Il 17 dicembre la giunta Fontana ha deciso di autorizzare la somministrazione della pillola abortiva Ru486 (che mette in pericolo pure le madri) anche in day hospital. Il 18 dicembre, ancora su proposta di Usuelli, la Regione si è impegnata a stanziare un milione di euro in favore del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, non esattamente famoso per essere un amico della vita umana nascente, che verrà impiegato soprattutto per fornire contraccettivi ai Paesi con un tasso di fecondità superiore ai quattro figli per donna.
Era questo ciò che si aspettavano i lombardi che hanno votato la giunta che governa la regione?

Nota:
Con lo stesso provvedimento relativo al regolamento dei servizi necroscopici e funerari si è approvata la possibilità di seppellire gli animali domestici insieme ai padroni che ne facciano richiesta.
Riteniamo che il contrasto tra tale norma e l'abolizione dell'obbligo di seppellire i bambini abortiti chiarisca bene la prospettiva antropologica sottostante questa cultura della morte e... della non umanità...
 https://www.lastampa.it/2019/02/19/societa/lombardia-dal-consiglio-regionale-arriva-il-via-libera-alla-sepoltura-degli-animali-daffezione-con-i-loro-proprietari-q1lapqXo2s5aBQMBRFFZxJ/pagina.html

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 21/02/2019

3 - L'ABORTO FINO AL NONO MESE DI NEW YORK NON E' UNA BUFALA
Ecco la verità sulla legge firmata dal sedicente cattolico Governatore Cuomo
di Cristiano Lugli - Fonte: www.renovatio21.com, 30/01/2019

Dalla stampa si è appreso che a New York da oggi si può abortire fino al nono mese. Qualcuno, non sapendo minimamente di cosa parla, ha tentato di bollare la notizia come una «bufala».
Renovatio 21 offre ai propri lettori un quadro dettagliato della barbarie appena firmata nello Stato di New York, intervistando l'Avv. Monica Boccardi, cassazionista e giurista. L'avvocato Boccardi, riminsese, ha fatto parte, fra le altre cose, del pool difensivo italiano di Alfie Evans, il bambino inglese ucciso meno di un anno fa per mano dello Stato sanitario.
D Avvocato Boccardi, il Governatore dello Stato di New York Andrew M. Cuomo ha da poco firmato un documento che legalizza l'aborto fino alla nascita. Molti hanno parlato di fake news. Chiariamo intanto questo punto: la notizia corrisponde al vero o è una bufala, come alcuni siti e continuano a dire?
R Non è assolutamente una bufala. Anzi, la situazione è ancora più grave di come viene presentata: per la prima volta in vita mia ho visto definire l'aborto come «diritto fondamentale».
D Può spiegarci allora cosa è successo a New York?
R La normativa appena varata è molto chiara: è stato eliminato il divieto di abortire oltre il limite delle 24 settimane di gravidanza, prima esistente, senza aggiungerne un altro, magari differente e più avanzato. Quindi l'aborto può essere praticato in qualunque momento, anche il giorno prima del parto. Inoltre, i presupposti per abortire sono decisamente inconsistenti e, nella pratica, facilmente affermabili, cosicché si può ritenere che al momento a New York sia sempre possibile abortire a semplice richiesta della donna.
La legge dello Stato di New York appena varata stabilisce che «ogni individuo che rimane incinta ha il diritto fondamentale di scegliere di portare a termine la gravidanza, per dare alla luce un bambino, o di avere un aborto, ai sensi del presente articolo.
Poi aggiunge che «un operatore sanitario con licenza, certificato, o autorizzazione ai sensi del titolo otto della legge dell'educazione, che agisce nel suo ambito di applicazione legale, può eseguire un aborto quando, secondo il giudizio professionale ragionevole e in buona fede del professionista basato sui fatti del caso del paziente: il paziente è entro ventiquattro settimane dall'inizio della gravidanza , oppure c'è una assenza di vitalità fetale, oppure l'aborto è necessario per proteggere la vita oppure la salute della paziente».
In parole povere, prima delle 24 settimane di gravidanza l'aborto è un diritto esercitabile senza giustificazione alcuna e senza presupposti necessari ad autorizzarlo.
In alternativa a ciò, (come indica la disgiuntiva «or" corrispondente a "oppure"), dopo la 24° settimana di gravidanza (e fino al suo termine naturale in assenza di limiti previsti esplicitamente) è possibile abortire in tre casi distinti: 1) l'essere il feto non vitale, 2) l'aborto è necessario per proteggere la vita della paziente, 3) l'aborto è necessario per proteggere la salute della paziente.
Apparentemente dovrebbero dunque essere necessari dei presupposti ben precisi, utili a limitare l'accesso alla procedura abortiva a casi estremi, ma in realtà non è affatto così.
Vi sono, infatti, alcune circostanze che vanno considerate insieme alla lettera della legge.
Il primo è rappresentato dalla definizione di salute, che si può leggere sul sito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, alla quale ormai fanno riferimento tutti coloro che tentano di modificare in senso ideologico la pratica medica, soprattutto negli Stati Uniti: «La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l'assenza di malattia o infermità. Il godimento del più alto livello di salute raggiungibile è uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razza, religione, credo politico, condizione economica o sociale».
Secondo tale definizione, la salute della paziente può essere compromessa anche in assenza di malattie o infermità, dalla semplice mancanza di benessere fisico, mentale e sociale: il che significa che è sufficiente che la paziente affermi di voler abortire perché la gravidanza e la nascita del figlio la privano del suo benessere fisico, mentale e sociale.
Questa definizione è stata sostanzialmente ripresa dalla Suprema Corte statunitense nella sentenza Doe v. Bolton del 22 gennaio 1973, emessa insieme alla capostipite prochoice Roe v. Wade. In essa si legge che la definizione di salute include «il giudizio medico può essere esercitato alla luce di tutti i fattori – fisici, emotivi, psicologici, familiari e dell'età della donna – rilevanti per il benessere del paziente. Tutti questi fattori possono riguardare la salute». E appare evidente come sia andata ben al di là della medicina vera e propria allargando la definizione di salute ricomprendendovi aspetti non medici ed estremamente soggettivi.
Il secondo, ancora più grave è che con questa stessa legge lo Stato di New York ha abrogato l'articolo 4164 della legge sulla salute pubblica. In questo articolo si prescriveva quanto segue: "1.Quando un aborto deve essere eseguito dopo la dodicesima settimana di gravidanza, deve essere eseguito solo in ospedale e solo in regime di ricovero. Quando un aborto deve essere eseguito dopo la ventesima settimana di gravidanza, deve essere presente un medico diverso dal medico che esegue l'aborto per assumere il controllo e fornire cure mediche immediate per qualsiasi parto vivo che sia il risultato dell'aborto. Il commissario per la salute è autorizzato a promulgare norme e regolamenti per assicurare la salute e la sicurezza della madre e del bambino vitale, in tali casi. 2. A tali bambini sarà riconosciuta la protezione legale immediata ai sensi delle leggi dello stato di New York, incluse, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, le disposizioni applicabili della legge sui servizi sociali, l'articolo 5 della legge sui diritti civili e la legge penale. 3. Le cartelle cliniche di tutti gli sforzi di sostentamento alla vita fatti per un parto abortito vivo, il loro fallimento o successo, devono essere conservati dal medico curante. Tutti gli altri requisiti delle statistiche vitali nella legge sulla salute pubblica devono essere rispettati in relazione a tale bambino abortito. 4. In caso di morte successiva del figlio abortito, lo smaltimento del cadavere deve essere conforme ai requisiti del presente capitolo".
Questa norma sostanzialmente poneva un punto fermo nella valutazione della vitalità fetale: dopo la 20° settimana di gestazione era per legge considerato tale, per garantirgli le più alte possibilità di sopravvivenza.
In pratica è stata abrogata l'obbligatorietà, dopo la ventesima settimana, di fornire assistenza e cura al feto vitale per assicurarne la sopravvivenza (come invece prevede l'art. 7 della L. 194/78 italiana), impedendogli di passare dallo stato di «feto vitale» a quello di «nato vivo» e dunque di «persona», anche ai sensi dell'applicazione della legge sull'omicidio.
Questo significa che a New York il feto vitale può essere lasciato morire, senza assisterlo, poiché non vi è più alcun obbligo di cura nei suoi confronti, per i medici che praticano l'aborto. Anche perché la definizione di persona in relazione al reato di omicidio, contenuta nel codice penale dello stato di New York esclude dal novero il feto solo vitale, in quanto carente della duplice caratteristica di «nato» e «vivo», vanificando di fatto il Born-Alive Infants Protection Act del 2001.
Infine, la stessa legge di cui parliamo, ha anche abrogato completamente ogni ipotesi di reato di aborto dal codice penale, lasciando del tutto privi di tutela sia la madre sia il figlio, addirittura anche, ad esempio, in caso di aborto conseguente all'aggressione ad una donna incinta, che perda il bimbo a causa delle percosse.
La stessa legge di cui parliamo, ha anche abrogato completamente ogni ipotesi di reato di aborto dal codice penale, lasciando del tutto privi di tutela sia la madre sia il figlio, addirittura anche, ad esempio, in caso di aborto conseguente all'aggressione ad una donna incinta, che perda il bimbo a causa delle percosse.
In tal modo, inoltre, anche quando l'aborto fosse eseguito dopo la 24° settimana di gravidanza e al di fuori dei presupposti di legge sopra elencati, nessuno sarebbe punibile per aver procurato un aborto illegale, dato che nessuna condotta che comporti l'aborto con morte del feto (sia essa colposa, volontaria o preterintenzionale) è più punibile penalmente.
L'aborto è dunque divenuto un diritto esercitabile ad nutum, a semplice richiesta, in ogni momento della gravidanza e il bambino nel grembo materno è stato privato di ogni tutela, ridotto ad un nulla.
Peraltro qualunque ostetrico potrebbe spiegare che l'aborto difficilmente è praticabile per salvare la vita e/o la salute della madre nei casi di emergenza. Infatti quando il pericolo è imminente si pratica un parto cesareo (che richiede una procedura della durata di una ventina di minuti), non un aborto che invece richiede una procedura della durata di circa 3 giorni.
D Ci sta dicendo che un bambino può essere ucciso anche mentre sta per nascere?
R È esattamente così. Se la gestante lo domanda adducendo problemi di salute, anche il giorno della scadenza del termine, ha «diritto» che sia praticato l'aborto. E dopo l'abrogazione dell'obbligo di cure per il feto vitale, la parola aborto ha un solo significato: uccisione del bambino.
Dopo l'abrogazione dell'obbligo di cure per il feto vitale, la parola aborto ha un solo significato: uccisione del bambino.
D Qualcuno sostiene che questo era già permesso in tanti altri Paesi, e che dunque a New York non si compie nulla di nuovo. Le cose stanno veramente così?
R Negli USA era già possibile abortire oltre le 20 settimane di gravidanza, e senza limiti, in New Mexico, Colorado, Ohio, California e Maryland. L'aborto fino al nono mese è consentito anche in Canada e in Cina.
Nella maggior parte degli Stati del mondo, l'accesso all'aborto è limitato ai casi di tutela della salute della gestante, o ai casi di malformazione del feto, o alle gravidanze derivate da stupro.
Ma, anche dove è consentito l'aborto a semplice richiesta, è previsto un limite temporale, che varia dalle 12 alle 28 settimane di gestazione, per la sua esecuzione. Inoltre, in molti casi, come in Italia, è previsto l'obbligo di cura per la sopravvivenza del feto abortito vitale.
D Parliamo dell'Italia. La L. 194/78, all'articolo 6, dice testualmente:
«L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna»
Ci sono delle similitudini, dettate dall'ambiguità, con la legge newyorkese?

R In primo luogo, va precisata la differenza semantica tra «aborto» e «interruzione di gravidanza»: la parola aborto non compare mai nella legge 194/78.
Nonostante l'uso di queste parole sia, in generale, una forma di ipocrisia morale, tale differenza nel significato si fa fondamentale allo scadere del termine a partire dal quale il feto è considerato vitale, cioè ha possibilità di sopravvivenza, anche minime.
L'aborto consiste nell'uccisione del bimbo nella pancia della mamma (e ciò avviene sempre nel primo trimestre), mentre l'interruzione di gravidanza può anche non sfociare in un vero e proprio aborto, ma consistere in un parto molto anticipato, al punto da consentire al bimbo di sopravvivere se curato tempestivamente.
La legislazione italiana prevede (art. 7 L. 194/78) che «Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto», imponendo dunque di salvaguardare la sopravvivenza del bimbo abortito. Ciò trasforma la procedura in un parto molto anticipato, con grave rischio per la vita del piccolo, ma senza la certezza della sua morte.
Nella nuova legislazione newyorkese, come abbiamo già visto, questa tutela è stata del tutto eliminata, cosicché l'aborto si conclude sempre con la morte del bambino, anche se sano, vivo e perfettamente in grado di sopravvivere ad un parto prematuro.
Le similitudini tra la situazione di New York e quella italiana sono soprattutto derivate dalla prassi, invalsa, di considerare l'aborto come un diritto, cosicché anche in Italia molto raramente viene davvero data una piena attuazione alla legge 194/78 che prevede tutta una serie di accorgimenti al fine di scongiurare il ricorso all'aborto.
D Ci spieghi le differenze in termini di legge…
R Oltre a quanto già detto sopra in relazione all'esito mortale anche in caso di feto vitale, una delle differenze formali tra l'una e l'altra legislazione consiste nella previsione, da parte di quella italiana delle potenziali malformazioni del feto (che però provochi rischi per la salute della madre) come presupposto per autorizzare l'aborto nel secondo trimestre.
La normativa statunitense non ne parla, limitandosi a considerare rilevante la mancanza di vitalità, cioè l'apparente o probabile morte in utero del bimbo. Però, nella pratica, la differenza è solo formale e non sostanziale, perché la gestante in USA può sicuramente chiedere un aborto tardivo, in caso di malformazioni del feto, sostenendo che la situazione le crea problemi di salute (nel senso lato che abbiamo già descritto) per ottenere l'aborto.
Un'altra differenza fondamentale (ulteriormente ampliata con l'abrogazione dell'art. 4164 della legge sulla salute pubblica), consiste nel fatto che in Italia a certificare i presupposti per l'accesso alla IVG è sempre un medico, mentre a New York può essere un qualunque operatore sanitario autorizzato ad eseguire l'aborto, quindi anche un non medico.
Quanto alla protezione della vita della paziente, che viene in considerazione solo in casi particolari, vere e proprie emergenze, l'aborto tardivo non è assolutamente la procedura adatta a scongiurare un decesso.
La protezione della vita della paziente, che viene in considerazione solo in casi particolari, vere e proprie emergenze, l'aborto tardivo non è assolutamente la procedura adatta a scongiurare un decesso.
Infatti, i tempi per un aborto tardivo (sia con la procedura di induzione del decesso del feto e successiva espulsione del cadaverino, sia con la procedura detta «a nascita parziale», in cui viene indotto il parto ed ucciso il bimbo quando ancora non è stato completamente espulso) sono molto lunghi. Si parla di giorni, due o tre come minimo per ottenere l'effetto desiderato.
Mentre invece con un parto cesareo si ottiene la nascita del bimbo, e la conseguenze cessazione della gravidanza, di solito entro 20 minuti mezz'ora al massimo. Per non dire che se il pericolo consiste nel parto, l'aborto tardivo è decisamente sconsigliabile, dato che comunque consiste in un parto indotto (quindi anche più violento, perché gli ormoni somministrati per far partire il travaglio amplificano le doglie), con tutto ciò che ne consegue.
D Si parla di «salute psichica» sia nella 194 che nella legge appena firmata a New York. Questo vuol forse dire che basta il rischio che la donna si deprima per uccidere il bambino poco prima della nascita?
R In realtà, nella legge appena varata a New York, si parla solamente di «health», senza alcuna specificazione. E, come già detto, si può ritenere che il concetto in tale ambito venga interpretato secondo la definizione che ne ha fornito l'OMS e che la sentenza sentenza Doe v. Bolton ha reso giuridicamente rilevante in relazione all'aborto. Ciò significa che la protezione della salute non è limitata allo scongiurare l'insorgenza di vere e proprie patologie o infermità, o a farle cessare se presenti, ma si amplia notevolmente giungendo ad abbracciare, addirittura, anche il benessere sociale, cioè la possibilità, che ne so, di continuare ad uscire con gli amici senza doversi preoccupare di un neonato che va allattato…
In Italia, invece, il concetto di salute è formalmente definito dalla legge stessa nei suoi confini e limitato ai gravi rischi per la salute fisica o psichica della gestante.
Indubbiamente, in che cosa consistano tali gravi rischi per la salute psichica è valutazione di fondamentale importanza. Di fatto, però, nella prassi e nel pensiero comune, tale concetto è talmente sfumato, che, ad esempio, la giurisprudenza difficilmente lo prende in considerazione, quando deve valutare se risarcire una donna che non abbia potuto abortire per omessa diagnosi di malformazioni fetali. Per spiegarmi meglio: sono praticamente inesistenti sentenze che neghino il risarcimento per il mancato aborto sul presupposto che, all'epoca dei fatti, non vi era un rischio dimostrato per la salute psichica della donna.
E ciò accade anche se, nella maggior parte di questi casi, quando domandano il risarcimento, le donne non hanno problemi psichici rilevanti, addirittura spesso amano i loro figli malati, ed è dunque possibile dire a posteriori che difficilmente avrebbero potuto presentare un vero e proprio «grave rischio per la salute psichica» derivante dalla malformazione conosciuta nel bambino.
Anzi, al contrario, la letteratura medica sta scoperchiando il vaso di Pandora delle conseguenze devastanti per la psiche delle donne, derivate dall'aborto. Rischio di suicidio gravemente aumentato, depressione diffusa a livelli altissimi, modificazioni dell'umore, che colpiscono anche i familiari ecc.
D Ci troviamo davanti ad un nuovo passo verso quella cultura della morte che sembra non volersi arrestare?
R Sicuramente è così. Non vi è altra spiegazione possibile, per citare solo uno dei segnali più evidenti, per la totale abrogazione dell'articolo 4164 della legge sulla salute pubblica newyorkese, che prevedeva l'assistenza e la cura del feto vitale abortito. Con questo colpo di accetta si è preclusa la possibilità di salvezza di tutti quei bambini giunti oltre la ventiduesima settimana di gravidanza, che avrebbero potuto vivere, magari per essere adottati da qualcun altro, in caso di rifiuto da parte della madre, addirittura perfettamente sani.
Ma non bisogna disperare. Proprio quando tutto sembra apparentemente perduto, la Provvidenza interviene per salvarci… e, per rimanere in argomento, negli USA in questo momento il vertice di governo è decisamente pro-life, la Corte Suprema è sbilanciata in modo positivo verso la tutela della vita, cosicché non è escluso che una legislazione a livello federale possa cambiare la situazione, salvando tante vite.

Fonte: www.renovatio21.com, 30/01/2019

4 - L'ABORTO NON SALVA LA VITA DI UNA MAMMA
La verità medico scientifica è diversa dalle favole della propaganda della morte
di Valentina Razumova - Fonte: Aleteia, 05/02/2019

Riportiamo qui di seguito una testimonianza di un tecnico di ultrasuoni ripresa, sul proprio profilo Facebook, dal professor Robert P. George, docente di giurisprudenza alla scuola di legge di Harvard, nonché membro U.S. presso la commissione mondiale UNESCO sull'Etica della Conoscenza Scientifica e della Tecnologia, Incaricato presidenziale presso la commissione degli Stati Uniti sui Diritti Civili e Compagno Giudiziario della Corte Suprema degli Stati Uniti.
Vorrei essere MOLTO CHIARO. Non solo non c'è niente di meno necessario di un aborto a lungo termine (tardivo ndr.), ma non c'è niente di meno necessario di un aborto A QUALUNQUE TERMINE.
Io sono un tecnico di ultrasuoni registrato a livello nazionale, specializzato in ostetricia e ginecologia con più di 15 anni di esperienza. Se c'è una situazione di emergenza durante il secondo o il terzo trimestre, la madre viene trasportata in ospedale dove si collega immediatamente ad un monitor. Anche la pancia (quindi il bambino) viene collegata ad un monitor. Gli organi vitali sia della madre che del bambino sono a questo punto sotto controllo. Si chiamano di corsa i medici. Gli esami vengono completati. Il sangue viene prelevato. Le contrazioni vengono monitorate. Abbiamo DUE pazienti.
Se c'è una vera emergenza (per esempio pressione sanguigna troppo alta a causa della gravidanza), i medici interromperanno la gravidanza per salvare la madre.Viene definita come Emergenza Sezione – C.
Il bambino viene fatto nascere ed a quel punto è fuori dal grembo materno, magari troppo presto, ma comunque è fuori e ci si prende cura di lui. La gravidanza è stata "terminata" e ci si può prendere cura anche della madre. Non è questo il punto su cui convergono le argomentazioni dei pro-choice per appellarsi all'aborto? Cioè che si deve "terminare" la gravidanza per salvare la vita della madre? Beh è proprio quello che è stato fatto. Emergenze che finiscono nella sezione – C, in cui si pone fine ad una gravidanza per salvare la madre, si verificano praticamente sempre.
Sapete cosa invece non capita sempre? Anzi, potremmo dire, non capita mai? Un aborto di emergenza. Non esiste NIENTE DEL GENERE. Mai, in 9 anni in cui ho lavorato in un grande ospedale, spesso in reparti di emergenza (ER ndr.), ho sentito le parole "Presto! Prendetemi forcipe e aspiratore! Questa donna ha bisogno di un aborto, ADESSO!". Perché non ho mai sentito queste parole? Semplice, perché gli aborti di emergenza non esistono.
Un aborto tardivo (cioè un aborto oltre le 20 settimane di gravidanza) è una procedura che richiede dai 2 ai 3 giorni. Il bambino è più grande, la cervice deve essere ammorbidita e dilatata e la "procedura" è più complessa. Dopo la procedura abortiva nel primo giorno, alla madre viene chiesto di tornare solo dopo 2 o 3 giorni per completare l'espulsione del proprio bambino … ormai morto. Quale emergenza in cui la donna rischia la vita richiede 3 giorni per essere trattata come procedura ambulatoriale? NESSUNA! Una vera emergenza nel contesto di una gravidanza tardiva può essere affrontata in 20 minuti nella sezione – C di un ospedale, come già detto sopra. Nessuna vera emergenza presuppone che una donna debba prendere appuntamento: "Si, salve. C'è un emergenza. Potrei anche morire. Vorrei sottopormi ad un aborto per favore … Certamente, giovedì prossimo alle 9 sembra perfetto. Ci vediamo lì … grazie!". Mi state prendendo in giro?! Ci sono seriamente persone che ci riflettono pure?
Non credete a queste bugie. Non c'è alcun bisogno di un aborto tardivo. Non c'è alcun bisogno di un aborto di emergenza. Non c'è bisogno assolutamente dell'aborto in generale. Punto.

Fonte: Aleteia, 05/02/2019

5 - PERCHE' L'ABORTO VA COMBATTUTO SENZA APPOGGIARSI ALLA LEGGE 194
Non è solo un motivo morale, ma è anche per questo controproducente, e anni di lotta prolife italiana lo testimoniano
di Stefano Fontana - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12/02/2019

Anche a Trieste una mozione impegna la giunta a misure per ridurre gli aborti. Iniziativa lodevole, ma solo apparentemente. Perché si appoggia alla legge 194, che resta una "non" legge, una norma iniqua. Per questo, iniziative come quella di Trieste sono filosoficamente e moralmente sbagliate. Eppure queste mozioni vanno fatte, ma appoggiandosi a ricerche scientifiche, non alla 194 perché così non si fa altro che legittimare la legge sull'aborto.
Al Consiglio comunale di Trieste è stata presentata una mozione a firma Fabio Tuiach che, se approvata, impegna la giunta comunale ad attuare una serie di interventi tesi ad informare le donne sui pericoli sanitari in cui incorrono in caso di interruzione della gravidanza e a predisporre forme di aiuto per le donne in difficoltà in modo che evitino l'aborto. La mozione ha lo scopo di ridurre le interruzioni di gravidanza a favore non solo delle donne ma anche e soprattutto dei concepiti. Essa però parte dal testo delle legge 194 che ha legalizzato l'aborto in Italia nel 1978 e si appoggia su di esso per giustificarsi in termini di legge. Vengono citati infatti alcuni articoli della legge che, secondo i promotori, non solo ammetterebbero, ma anche richiederebbero gli interventi che essi chiedono di approvare. Dato che mozioni di questo tipo sono oggi più frequenti di un tempo e spesso sono anche proposte e sostenute da cattolici, non è male interrogarsi sulla loro liceità morale e opportunità.
Il problema centrale è il seguente: è moralmente lecito fondarsi su una legge ingiusta che nega il diritto alla vita del concepito per supportare giuridicamente politiche tese a ridurre il danno dell'aborto?
Prima di tutto c'è un principio da tenere presente, chiarito da tutta la filosofia del diritto classica e cristiana: una legge ingiusta non è una legge. Una legge è ingiusta quando non rispetta la legge naturale, anche in una sola prescrizione. La legge 194 non rispetta la legge naturale in quanto permette l'uccisione di un essere innocente e quindi è radicalmente ingiusta. Quindi essa non è una legge. Appoggiarsi ad una non-legge come fondamento giuridico per alcune politiche, qualunque esse siano, è una contraddizione in termini. Una legge che non è una legge non può fornire nessuna base giuridica per nulla. L'unico dovere verso una legge ingiusta è di abolirla totalmente oppure parzialmente se l'obiettivo massimo non fosse realisticamente raggiungibile. Chiamarla in causa senza esplicitare che la si considera ingiusta è scorretto. Possiamo anche farlo, ma allora negheremmo il dovere della legge di fondarsi sul diritto e accetteremmo il positivismo giuridico che né con la sana ragione né con la dottrina cattolica ha nulla a che fare.
Si potrebbe però osservare che nella mozione in questione non ci si appoggia per intero sulla legge 194, ma solo su alcuni suoi punti che prescrivono azioni lecite alla luce della legge naturale, pur essendocene altri di negativi al punto da qualificarla come ingiusta. Per esempio l'articolo 1 della 194 secondo cui lo Stato tutela la vita umana dal suo inizio. In altre parole, una legge ingiusta può contenere delle indicazioni lecite. Nel caso specifico, però, bisogna tenere concretamente presenti due aspetti. Prima di tutto la necessità di verificare se questi aspetti moralmente leciti non sono annullati da altri e soprattutto dallo spirito complessivo della legge, che permea di sé le singole parti. Per esempio, sei milioni di aborti attuati in Italia dal 1978 ad oggi gettano una grande ombra sull'affermazione dell'articolo 1 richiamata sopra. In secondo luogo la consapevolezza che richiamarsi alle eventuali parti lecite senza dichiarare che la legge è nel suo complesso fondamentalmente ingiusta fa passare l'idea nell'opinione pubblica che l'intera legge sia giusta.
Certamente presentare una mozione che si appella alla 194 contro lo spirito della 194 non significa esprimere un voto di assenso alla legge stessa, ma appellarsi ad alcune sue parti senza esplicitare che la legge sia da ritenersi ingiusta induce a pensare ad un riconoscimento indiretto della legge stessa. Ad un esame prudenziale gli eventuali effetti positivi vengono così superati da quelli negativi. Ridurre gli aborti mediante una maggiore informazione sui rischi sanitari che essi comportano per la donna è in sé un bene, che però non può essere perseguito appellandosi ad alcune parti di una legge ingiusta senza dire che è tale, perché equivarrebbe a perseguire il bene mediante il male. Chi votasse a favore di una mozione come quella di Trieste, fondata su aspetti in se leciti di una legge ingiusta senza dire che è ingiusta, come farà poi a combattere per abolirla, proprio lui che in un'aula consigliare l'ha adoperata come sostegno giuridico alle sue proposte? Quella legge ingiusta verrà ulteriormente rafforzata, e i suoi sostenitori potranno farsi vanto che perfino i detrattori di quella legge l'hanno adoperata, riconoscendo così che non è ingiusta ma giusta, non dannosa ma in qualche modo utile. Equivoci di questo genere sono tragicamente dannosi.
Ma allora non è possibile proporre mozioni che riducano gli effetti della 194? Certo che è possibile, ma senza appoggiarsi alla 194 e, in ogni caso, affermando in prima battuta che si tratta di una legge ingiusta: questo dovrebbe essere il primo "premesso che …" di ogni mozione avente questo fine. Tale mozione dovrebbe poi appoggiarsi ad altre basi. Se si presenta una mozione per impegnare una giunta ad informare le donne in gravidanza sui rischi dell'aborto ci si può appoggiare – come anche la mozione triestina infatti fa – su altri punti dell'ordinamento giuridico, su studi del settore, su ricerche che dimostrino una carenza di informazione in proposito, su studi medici che comprovino i suddetti rischi. La mozione può e deve essere presentata, ma non nella forma del riconoscimento diretto o indiretto della 194, altrimenti si collabora con una legge iniqua e si lavora per il suo consolidamento.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12/02/2019

6 - IN ALCUNI VACCINI SONO CONTENUTE CELLULE DI BAMBINI ABORTITI
Non è una bufala, anche i siti pro vaccini non lo negano. Si giustificano dicendo che sono aborti accaduti molti anni fa, ma moralmente cosa cambia?
di Gioia Locati - Fonte: blog.ilgiornale.it, 23/02/2019

Si usano da mezzo secolo: cellule di feto abortito per produrre vaccini. Vaccini che tutti noi abbiamo ricevuto, o fatto fare ai nostri figli, il più delle volte senza conoscere il processo di fabbricazione. Dietro lo scudo contro morbillo, parotite, varicella, poliomielite, epatite A e febbre gialla, ci sono due gravidanze volontariamente interrotte al terzo e quarto mese di gravidanza. Due bambini mai nati. Una femmina svedese abortita nel 1962 e un maschietto inglese nel 1966. Dai loro polmoni sono stati estratti fibroblasti (cellule del tessuto connettivo) che hanno composto le linee cellulari WI-38 e MRC-5, tuttora utilizzate. Sono i terreni di coltura che rendono i virus adatti a essere inseriti nei vaccini.
Come mai la maggior parte di noi ignora o ha ignorato questo impiego "disinvolto" dei due feti? E quanti di noi, una volta informati, sarebbero pronti ad accettare, senza il minimo scrupolo morale, che si sezioni un piccolo corpo umano per produrre un farmaco? Uno, due o centomila feti: per chi si indigna, non vi è differenza. Oggi, ieri o 50 anni fa, un aborto è sempre un aborto.
Oltretutto scopriamo dalle dichiarazioni di Stanley Plotkin, medico e consulente per la Sanofi-Pasteur, che per progettare vaccini al Wistar Institute di Philadelphia, sono stati sacrificati 76 feti. Qui.
Tenta e ritenta. Poi, il risultato: per combattere una malattia esantematica, pericolosa solo per le donne in gravidanza (e che perciò sarebbe utile contrarre da piccole, visto che, con la malattia, si ottiene un'immunità per tutta la vita) si uccidono e fanno a pezzi i figli di chi la maternità la rifiuta. Neanche fosse un contrappasso dantesco…
Quando le linee cellulari WI-38 e MCR-5 si estingueranno (nessuna linea è eterna) verranno sostituite con altri "pezzi di ricambio", con un nuovo feto, insomma.
Ci chiediamo che senso abbia impedire l'uso delle cellule embrionali per la ricerca (quanti dibattiti sul tema e sentenze del parlamento europeo) e usare, senza dichiararlo apertamente, quelle fetali per fabbricare sieri farmaceutici. Non è certo "tenendo nascosto" un crimine che se ne perdono i risvolti morali.
Sono indignata, certo.
Ero all'oscuro di tutto questo al momento di vaccinare le mie bimbe e non mi sento, per questo, giustificata. Nè la mia pediatra, nè gli operatori ASL mi avevano messa al corrente. Si obbietterà che non vi è reato visto che quelle donne abortirono volontariamente: loro sì, liberissime, ma chi è contrario all'aborto e ignora come vengono prodotti questi vaccini compie una scelta che non gli appartiene, una scelta immorale. Diventa complice suo malgrado.
Sono stata ingannata. E con me milioni di genitori.
Tutt'oggi, all'interno delle sbandierate "informazioni corrette", condizioni necessarie per procedere ad ogni trattamento sanitario, non vi è traccia di spiegazioni sui procedimenti.
Eppure siamo cresciuti nel rispetto delle fedi e dei rituali altrui, anche se non li condividiamo. Nessuno si sognerebbe mai di disattendere alle diete religiose garantite a tutti i bambini ebrei o musulmani: guai a offrire loro prosciutto o costolette di maiale alla refezione scolastica. Ci mancherebbe. Non comprendiamo, non condividiamo ma rispettiamo. Il maiale impuro non si tocca, il bambino invece sì.

LA CHIESA
Leggete qui la prima pronuncia della Pontificia Accademia per la vita (istituita da Papa Woityla nel 1994) sui vaccini ricavati da cellule fetali. Era il 2005. Informati di come sono state prodotte quelle linee cellulari, i prelati invitarono i fedeli a ribellarsi. Si parla "di vera e illecita cooperazione al male". Leggiamo: "Ai cittadini spetta di opporsi con l'obiezione di coscienza…". Non solo. L'invito è a "opporsi con ogni mezzo" e a fare pressioni sulle aziende perché progettino linee cellulari alternative e chiedendo "un controllo legale rigoroso". L'Accademia ammette l'eccezione in caso di pericolo di vita per sè o altri. Altre informazioni qui e qui.

IL DIETROFRONT
Dodici anni dopo, la Pontificia accademia ha cambiato passo. Direi che ha fatto una vera giravolta, leggete qui. "Nel passato i vaccini possono essere stati preparati da cellule provenienti da feti umani abortiti, ma al momento le linee cellulari utilizzate sono molto distanti dagli aborti originali". E la cooperazione morale al male? "Risolta, grazie ai progressi della medicina…". Che vorrà dire?

L'OBIEZIONE DI COSCIENZA
L'obiezione di coscienza però è un atto personale, che deriva dal proprio sentire, Chiesa o no. Non tutti i musulmani si astengono dal mangiare maiale e dal bere alcool ma molti rispettano queste regole. Non tutti i cristiani considerano sacra la vita, ma molti sì. Idem per i buddisti, c'è chi non uccide neanche i parassiti delle piante e chi stermina le balene. Ciò che fa la differenza nel campo della morale e che detta i comportamenti è la propria coscienza.
Come non si può pretendere che un bimbo musulmano o un ebreo mangino il salame o che un medico cattolico obiettore pratichi un aborto (infatti in tutti gli ospedali vi sono ginecologi obiettori e non; per alcuni l'aborto è un diritto, per altri è un diritto non praticarlo) allo stesso modo, come si accetta che qualcuno produca e utilizzi quei vaccini, si rispetta anche la scelta contraria. Che è l'obiezione di coscienza.
Se fossi in pericolo di vita e il mio farmaco salvavita fosse cresciuto su cellule umane? Discorso diverso ma oggi non esistono farmaci salvavita derivati da linee cellulari fetali, esistono solo i vaccini, mezzi preventivi di malattie che, al momento della vaccinazione, non si sa neppure se si verificheranno. Dico no, grazie.
Il mio no non cambierà il mondo, ma rispecchia la mia coscienza come le scelte che ci definiscono. Tanti "no" potrebbero indurre le industrie a diversificare la produzione. È successo con l'olio di palma nei biscotti, con il glutammato nei dadi da minestra, con lo zucchero raffinato in alcuni dolciumi. Succederà anche con i feti, lo voglio sperare.

IL CONVEGNO
Il tema, quanto mai attuale, verrà discusso il prossimo 13 marzo al convegno "Fede, Scienza e Coscienza" che si svolgerà a Roma alla Casa Bonus Pastor, via Aurelia 208. Promosso dall'associazione culturale Renovatio 21, il dibattito vedrà la partecipazione del cardinale S.E.R. Raymond Leo Burke. Interverranno la ricercatrice Theresa Deisher che abbiamo ascoltato al convegno dei Biologi, qui. La Deisher afferma di aver trovato tracce di DNA fetale in alcuni vaccini e che questa presenza potrebbe spiegare lo scatenarsi di risposte autoimmuni.
Poi Debi Vinnedge, studiosa; Stefano Montanari, scienziato; Martina Collotta, medico. Ingresso a offerta libera con obbligo di prenotazione, renovatioventuno@gmail.com
Montanari ricorderà che le linee cellulari fetali sono più di due. "Al momento esistono una trentina di vaccini realizzati con le due linee cellulari WI-38 e MRC-5 oltre a creme di bellezza. Ma sono in preparazione altre linee cellulari". Montanari si professa agnostico, "credo solo ai fatti ma non comprendo come la Chiesa possa affermare che un aborto di 50 anni fa è meno aborto. Da quel che risulta leggendo il diritto Canonico chi fa un aborto – o lo induce o ne trae vantaggio – commette un peccato mortale ed è passibile di scomunica latae sententiae (significa che si viene immediatamente scomunicati)". Per Montanari anche le comunità musulmane ed ebree avrebbero diritto a esprimersi e ad essere ascoltate poiché "nella preparazione di tutti i vaccini si usa gelatina di maiale come stabilizzatore termico".
Fra gli altri, Martina Collotta spiegherà come avviene un aborto; dirà che quelli finalizzati alle linee cellulari "lasciano il feto integro. E il feto deve essere assolutamente sano". Perciò l'interesse delle industrie non cadrà sui bimbi abortiti spontaneamente, che potrebbero essere portatori di qualche malformazione, ma su quelli abortiti per scelta.
Già, c'è sempre una scelta.

Fonte: blog.ilgiornale.it, 23/02/2019

7 - IMMUNODEPRESSIONE: UNA SITUAZIONE CLINICA DA NON SOTTOVALUTARE
I giornali banalizzano a fini di propaganda la situazione difficile di molte persone
di Giorgia Scataggia - Fonte: pagina Facebook, 07/02/2019

Vorrei rispondere al recente articolo pubblicato su "La Nazione", articolo contenente la lettera di una coraggiosa mamma, Tarita Poli, rivolta alla ministra Grillo, che parla della grave leucemia di sua figlia... e invita a mantenere l'obbligo vaccinale.
Ovviamente, non occorre ribadire che il mio rispetto verso questa mamma è totale. La capisco, mio padre è morto di leucemia, io sono seriamente immunodepressa e so cosa vuol dire.
In virtù della libertà di opinione però, come paziente immunodepressa desidero dissociarmi, ribadendo di non pensarla allo stesso modo.
Ad un certo punto nell'articolo possiamo leggere questa affermazione: "Per la sua malattia la bimba non può essere soggetta alla protezione vaccinale né può permettersi di entrare in contatto con bambini che possano trasmetterle una qualsiasi malattia infettiva. Per questo era stata inserita in una classe protetta con tutti i compagni vaccinati."
La verità appare da sola, nel momento in cui si afferma che la bambina non può permettersi di contrarre nessuna malattia infettiva. Gli specialisti che seguono questa bambina, avrebbero dovuto informare la madre delle conseguenze di tantissimi microrganismi patogeni molto comuni e non vaccinabili. Per cui, se la situazione di questa bambina rispecchia ciò che la madre afferma, questa bambina semplicemente non è nelle condizioni di frequentare la scuola. Ma non per colpa di un bimbo non vaccinato o parzialmente vaccinato. Per colpa della sua malattia. Nessun bambino al mondo dovrebbe soffrire. Ma nel momento in cui la vita ti presenta davanti ad una battaglia di questo tipo, cercare un capro espiatorio in chi è semplicemente stato più fortunato, non è la soluzione. Anzi, serve solo ad avvelenare l'anima ed il cuore. Bisogna stringere i denti. Questa bambina guarirà, come guariró io. Senza bisogno di riversare i suoi problemi sui compagnucci di classe, totalmente innocenti.
In secondo luogo, ma non è una critica alla signora, assolutamente... vorrei ricordare che avere un figlio con una patologia non significa avere il diritto di decidere per i figli degli altri. Come dico sempre, la tutela dei più deboli è sacrosanta in un Paese civile... ma questo Paese civile deve, prima di tutto, garantire quelli che sono i diritti fondamentali. Ed io credo che ogni bambino abbia il diritto di ricevere trattamenti sanitari personalizzati ed adeguati alle proprie esigenze, non alle esigenze di altri. A maggior ragione se questo sacrificio in termini di libertà e, spesso, di Salute, non salva certo la vita agli immunodepressi, che restano comunque immunodepressi ed esposti a tutti i microrganismi patogeni non vaccinabili, che sono la stragrande maggioranza.
Detto ciò, sperando di non essere risultata offensiva, io mi stringo attorno a questa famiglia ed auguro tutto il bene possibile alla piccola guerriera. Che possa presto giocare in Salute, come dovrebbe fare ogni bambino.

Fonte: pagina Facebook, 07/02/2019

8 - COMPRARE UN BAMBINO? E' FACILE COME CERCARE UN'AUTO
Lo sconvolgente mercato nero dell'utero in affitto in Francia: bastano due clic e un incontro di mezz'ora per comprare un bambino
di Leone Grotti - Fonte: Tempi, 14/02/2019
Fonte: Tempi, 14/02/2019

9 - LA BUFALA CHE ANDREOTTI SI SIA PENTITO DI AVER FIRMATO LA LEGGE SULL'ABORTO
La legge italiana sull'aborto è l'unica al mondo promulgata con la firma di soli politici democristiani (assuefatti al compromesso che di male minore in male minore ha distrutto l'Italia)
di Vincenzo Gubitosi - Fonte: Notizie Provita, 22/01/2019
Fonte: Notizie Provita, 22/01/2019

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