Amici del Timone n°72 del 01 dicembre 2017

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1 PIERACCIONI SUI SOCIAL INVOCA LA SEVERITA' CON I FIGLI
Va bene la disciplina, ma quel che manca nella nostra opera educativa è l'esempio
di Carlo Bellieni - Fonte: Il Sussidiario
2 AMBIENTALISMO NUOVA ERESIA
Se si sostituisce al Creato un fideismo ambientalista si tradisce il messaggio che Dio ci dà dalla Genesi fino a Gesù
di Raffaella Frullone - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
3 DAVVERO SI MUORE SOLO SU RICHIESTA? LUCI E OMBRE DELL'EUTANASIA
Dietro lo slogan libertario il nuovo nazismo
di Benedetta Frigerio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 L'OCCIDENTE CHE HA PERSO LA FEDE SI RIVOLGE ALLA MEDICINA PER CURARE IL VUOTO DI DIO
L'OMS scambia la salute per felicità ma la medicalizzazione della società è un inganno
di Giancarlo Cesana, Michele Riva - Fonte: Tempi
5 EUTANASIA FUORI CONTROLLO IN BELGIO
Come in altri casi, approvata la legge per casi limite, poi non si può più porre un limite
di Leone Grotti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
6 TUTTO QUELLO CHE CI HANNO NASCOSTO SUI GAY
Molti dati non vengono divulgati, come ad esempio che il 99,7% dei casi di violenza su omosessuali viene commessa da altri omosessuali
di Brian Clowes - Fonte: Notizie ProVita
7 RISCALDAMENTO GLOBALE: VERITA' SCIENTIFICA O BUFALA?
Il catastrofismo ambientalista è contro l'uomo, considerato il cancro del pianeta, anziché il vertice del creato (VIDEO: le fake news degli ambientalisti)
Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà
8 VITTORIA PRO-LIFE: TRUMP RIFORMA L'OBAMACARE
Trump finalmente abolisce l'obbligo previsto dall'Obamacare di inserire l'aborto nelle polizze sanitarie
di Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana

1 - PIERACCIONI SUI SOCIAL INVOCA LA SEVERITA' CON I FIGLI
Va bene la disciplina, ma quel che manca nella nostra opera educativa è l'esempio
di Carlo Bellieni - Fonte: Il Sussidiario, 31/08/2017

Leonardo Pieraccioni si lamenta di sua figlia usando i social media: "Babbo — mi ha chiesto seria mia figlia — ma se io da oggi faccio tutto quello che mi dici, tu mi potresti pagare? La risposta doveva essere un tenero calcio nel c..o alla Chinaglia e invece mi è pure scappato da ridere". L'analisi è triste ed è un appello a maggior severità… ma salta un passaggio: che i figli vivono di quello che vedono e non di quello che sentono, seppur sul loro augusto sederino. Quindi la prima domanda è: che cosa gli facciamo vedere?
Come insegna Dante Alighieri, tutto il problema della salvezza personale è un problema di vedere: non a caso nel suo percorso salvifico chiamato Divina Commedia, i verbi più usati sono "vedere", "guardare", "rimirare". "I bambini ci guardano" è un film di Vittorio de Sica, che racconta proprio questo, che le belle parole non servono a nulla a fronte dei fatti che i bambini vedono. Non siamo noi i primi a prendere poco sul serio gli impegni, a pensare che tutto si compra? I figli "non ci appartengono", non li realizziamo così come fossero Pinocchio secondo un progetto a tavolino, per questo è inutile pensare a fallimenti se le cose non vanno bene o a miracoli se si hanno figli soddisfacenti. Tuttavia il nostro "lavorare con" i figli non è invano, perché crescono non per un banale buon esempio forzato e falso, ma con il "riflesso esemplare" della nostra adesione a qualcosa (sta a noi decidere a cosa): i figli sono intelligenti, cioè sanno "leggere dentro" oltre le parole. E cosa leggono? Che siamo non incoerenti (chi è coerente?) ma piuttosto soddisfatti di non essere coerenti; non tanto legati a criteri consumistici (chi è libero dalla pressione pubblicitaria sempre e comunque?) ma contenti di essere consumisti. Cosa ci aspettiamo che ne venga fuori?
Insomma, la cura dei genitori precede la cura dei figli. E i genitori vivono immersi nel loro mondo, che è il mondo della paura e dello scarto, in cui tutto segue queste due categorie. Per educare i figli, cioè per permettere loro di avere uno sguardo positivo sulla realtà, dovremmo averlo noi. Ma lo abbiamo? Nell'epoca del figlio perfetto che deve compiere i sogni frustrati dei genitori, che pressione sente il ragazzo su di sé, che maschera deve mettersi costantemente per mostrare di essere al passo con le attese di papà o della società?
L'adolescente per motivi fisiologici cerebrali non può avere un senso di razionalità come un adulto, ma sarà portato più a cercare esperienze apparentemente gratificanti, e nessun richiamo razionale o punitivo lo porterà ad avere il buonsenso che si acquisisce solo col tempo. L'unica cosa è domandarsi "cosa vede fare a me?". E' troppo facile pensare di risolvere i problemi educativi "lasciando fare alla natura" come vorrebbero i pedagogisti alla Rousseau, che però dimenticano che se il bambino ha delle potenzialità buone, c'è molto dentro e fuori di lui che lo tira verso il basso. E troppo facile è anche tornare ad una severità che nei tempi moderni è facilmente aggirabile, e non ha mai risolto niente.
Il punto educativo è semplice, però: è capire la differenza tra "buon esempio" e "riflesso esemplare"; il primo è un atteggiamento forzato, mentre il secondo è solo il "trasudare" un atteggiamento spontaneo, che diventa visibile e condivisibile. Il "buon esempio" è un vuoto che si cerca di riempire forzosamente di buoni propositi e alla fine di sberle; il "riflesso esemplare" è una vita piena di significato, che l'io riflette all'esterno e che per sua natura diventa esempio per gli altri.
La cura dei genitori deve precedere la cura dei figli: a cosa tengo davvero? Cosa vede fare a me? Quanto è alto umanamente ciò cui guardo? Un ragazzo che percepisce che il padre si fa queste domande ogni tanto già avrebbe ricevuto il miglior viatico educativo possibile. Come scriveva Giorgio Gaber: "Non insegnate ai bambini/ ma coltivate voi stessi il cuore e la mente/ stategli sempre vicini/ date fiducia all'amore il resto è niente".

Fonte: Il Sussidiario, 31/08/2017

2 - AMBIENTALISMO NUOVA ERESIA
Se si sostituisce al Creato un fideismo ambientalista si tradisce il messaggio che Dio ci dà dalla Genesi fino a Gesù
di Raffaella Frullone - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/09/2017

Riportiamo di seguito la versione integrale dell'intervista rilasciata da Calvin Beisner a Raffaella Frullone, pubblicata in versione ridotta sul Timone del dicembre 2014 con il titolo: "Ambientalismo perversione del cristianesimo".
Cosa comporta nell'approccio all'ambiente il concetto biblico dell'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio?
Gli uomini sono, a differenza di qualunque altro essere vivente, creati a immagine di Dio, lo dice la Genesi al versetto 1,26-27: «Poi Dio disse: facciamo l'uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sul bestiame e su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra…». Ma cos'è l'immagine di Dio? Niente in quel versetto lo esplicita. La Genesi però ci suggerisce con forza che la creatività e la legge sono parti essenziali dell'immagine di Dio, dal momento che mostrano come l'azione di Dio sia soprattutto creatività, e quello che Dio, facendo il primo uomo e la prima donna, dice loro è di riprodursi (creatività) e di sottomettere e dominare (legge) la terra. Quindi possiamo sintetizzare che l'immagine di Dio è ragione e esercizio delle capacità morali nel dominare il mondo in modo produttivo.
Esiste una differenza nell'approccio al problema tra il cristianesimo e le altre grandi religioni?
Sì, certamente. Molti dei più influenti ambientalisti abbracciano o il secolarismo, negando l'esistenza di Dio, o una visione del mondo ispirata a qualche forma di paganesimo orientale, che sia panteista (Dio è l'universo), panenteista (Dio sta all'universo come l'anima sta al corpo) o animista (gli oggetti materiali sono abitati da spiriti). Sia il secolarismo che il paganesimo orientale hanno un approccio che nega la distinzione tra il Dio creatore e l'universo creato, un errore che, spiega l'apostolo Paolo in Romani 1, 18-31, porta all'irrazionalità e all'immoralità; ovvero negando il Creatore, a immagine del quale siamo fatti, corrompiamo i due elementi principali di quell'immagine dentro di noi: ragione e capacità morale. Questo alla lunga porta a inquinare la nostra relazione con il resto della creazione minando la santità della vita umana e la relazione fra i sessi (due, non molti) progettata da Dio, nonché il disegno di Dio sulla sessualità (intesa come comunione tra un uomo e una donna dentro il matrimonio che duri per tutta la vita, aperto alla procreazione) e la missione che Dio ha dato all'umanità (popolare e dominare la terra).
Uno dei padri della visione ecologista, almeno dell'idea che le risorse del pianeta sono limitate e quindi l'uomo è una minaccia per un ecosistema chiuso, è stato Thomas Malthus, che era un pastore anglicano...
Essere un pastore anglicano non equivale necessariamente a possedere la conoscenza necessaria per sviluppare una precisa teoria della crescita della popolazione e della sua relazione con il consumo di risorse o l'inquinamento ambientale. Chiaramente Malthus si sbagliava, come la storia dell'economia e della demografia ha dimostrato. Per esempio, il prezzo a lungo termine delle risorse estrattive – minerali, vegetali e animali – tende a scendere, mentre il prezzo a lungo termine del lavoro umano tende a crescere. I prezzi che calano indicano una maggiore disponibilità, i prezzi che salgono una diminuzione di essa. Il trend dei prezzi a lungo termine ci dice che le risorse estrattive sono meno scarse ora che ai tempi di Malthus. Questo perché gli essere umani non sono in prima istanza consumatori, ma produttori. E nelle società con condizioni economiche equilibrate (proprietà privata, libero commercio e limitato intervento del governo) essi producono molto di più di quanto consumano, lasciando le nuove generazioni in una situazione migliore delle precedenti.
Lei ha scritto che la teoria del riscaldamento globale è anti cristiana, in che senso?
La concezione del mondo dualistica della Bibbia (ci sono due fondamentali tipi di realtà: l'infinito, eterno, immutabile e spirituale Creatore e la finita, temporale, mutevole creazione, materiale e spirituale) ci dice che il mondo è il prodotto di un progetto onnisciente, di una creazione onnipotente e di un sostegno fedele da parte del Creatore, dal quale segue, per esempio, che non è probabile che proporzionalmente una piccola perturbazione del sistema naturale possa avere conseguenze catastrofiche - un risultato discordante con l'intelligenza del Creatore, con il suo potere e con la fedeltà del Signore. Questa prospettiva è coerente con l'osservazione empirica nelle diverse scienze fisiche e biologiche, per cui questi sistemi naturali sono dominati da meccanismi di feedback negativi piuttosto che positivi, ossia meccanismi che rispondono riducendo piuttosto che amplificando l'impatto di nuovi stimoli ad essi imposti. Ma entrambe le forme di monismo (tutta la realtà è riducibile ad un solo principio - senza distinzione fra Creatore e creatura; uno spiritualismo secolarizzato e non biblico di tipo panteista, paneneteista o animista) non offrono alcuna ragione per pensare al mondo come disegnato, creato e sostenuto, ma piuttosto lo vedono come il risultato nel tempo di un caso cieco e quindi come fragile e suscettibile di conseguenze catastrofiche dovute a cause di entità proporzionalmente minuscole. Questa visione del mondo conduce alla prospettiva, contraria all'osservazione empirica, che il sistema naturale sia caratterizzato ugualmente da feedback positivi e negativi e perciò che possa essere guidato, attraverso un nuovo stimolo, verso un feedback positivo ripetuto che incrementi anziché ridurre l'impatto di nuovi stimoli, portando a conseguenze catastrofiche. Un'applicazione delle differenti conseguenze logiche di queste due visioni (il dualismo biblico e il monismo) si trova nel dibattito sul riscaldamento globale antropogenico.
Di che dibattito si tratta precisamente?
Della credenza per cui le emissioni umane di anidride carbonica potrebbero portare a pericoli catastrofici che dipende dalla credenza per cui il sistema climatico sarebbe caratterizzato più dai feedback positivi che da quelli negativi. Mentre la credenza per cui le emissioni umane di anidride carbonica sono meno preoccupanti e prive di conseguenze catastrofiche dipende dalla credenza per cui il sistema climatico è caratterizzato più da feedback negativi che da quelli positivi. I modelli dei computer basati sulla paura di un dannoso, forse catastrofico, surriscaldamento sono tutti creati a partire dall'assunto per cui i feedback positivi superano quelli negativi, amplificando, per esempio, il surriscaldamento iniziale di circa 1-1,2 gradi che deriverebbe da una concentrazione media di anidride carbonica atmosferica raddoppiata a circa 2-4,5 gradi, pretendendo che i feedback moltiplichino l'iniziale surriscaldamento in un margine che va dal 167 al 450 per cento. Il fallimento dei modelli dei computer nel rappresentare l'osservazione delle temperature del mondo reale (oltre il 95 per cento di questi amplificano enormemente il surriscaldamento avvenuto dal 1980 ad oggi) rende estremamente improbabile che il loro assunto riguardo ai feedback sia corretto. Di conseguenza, molti scienziati del clima stanno riportando la "sensibilità climatica" ( il totale di surriscaldamento provocato dal raddoppiamento di anidride carbonica dopo aver tenuto conto di tutti i feedback) da 2-4,4 gradi, che è l'intervallo stimato dal Panel intergovernativo sul cambiamento climatico sin dal 1988 (anche se il Panel ha cambiato il dato minore a 1,5 grandi nella prima modifica del suo rapporto), ad un intervallo di temperatura più basso. La mia conclusione, dopo aver letto i vari studi in merito, è che l'intervallo probabilmente va da 0,5 ad 1 grado e che quindi non sia pericoloso. Ma ignoriamo anche per un momento i dettagli sulla "sensibilità climatica": una "sensibilità climatica" minore è più coerente sia alla visione del mondo biblica sia alla ricerca empirica e scientifica del sistema fisico e biologico del mondo rispetto ad una "sensibilità climatica" maggiore. Ciò da solo non prova la "sensibilità climatica" minore, ma è un dato dell'evidenza che dovrebbe essere preso in considerazione.
Il cristianesimo ha lasciato dietro di sé nella storia una scia di bellezza, pensiamo alle arti figurative e alla musica. È stato così anche nella cura e nella bellezza del paesaggio? Ci sono degli esempi particolarmente significativi che le vengono in mente?
Molti passaggi della Bibbia – penso specialmente ai Salmi 19 e 104, ma anche a Giobbe 38-41 o e altri – parlano della bellezza della creazione di Dio e del fatto che gli uomini non sono chiamati ad accrescere solo la sua fecondità ma anche la sua bellezza. E come la visione cristiana ha contribuito dal Medioevo alla crescita e allo sviluppo delle scienze in un'attività continua e programmata e, tra il XIV e il XV secolo, al mercato economico e allo sviluppo produttivo e tecnologico, così ha anche contribuito in maniea sostanziale alla nascita dei movimenti di cura e conservazione della natura. Non è un caso la parte del mondo più influenzata dal cristianesimo è stata le prima a sviluppare il progresso scientifico, tecnologico e poi ambientale.
Possiamo considerare i movimenti ambientalisti come una nuova religione? Quale è la via migliore per offrire un'alternativa?
In un certo senso sì. Per molti aspetti possiamo considerare il movimento ambientalista come una nuova religione. Noi definiamo la religione come il problema essenziale (seguendo il teologo Paul Tillich), come un senso del sacro (Mircea Eliade), come un sistema gerarchico di valori (G.F.Hgel) o come una visione comprensiva della vita. L'entimologia della parola environment, è una parola francese che significa "circostante" che è, in ultima analisi, il tutto. Il che comporta che l'"ambientalismo" sia in realtà un "tuttisimo", che non a caso tende ad impattare e controllare ogni aspetto della vita. Così l'ambientalismo tende a diventare religioso. Anche confrontandolo con il cristianesimo o il giudismo, che credono nel Paradiso orginale, nella perdita di questo a causa del peccato originale, quindi al giudizio imminente a causa di questo peccato con la possibilità di espiare attraverso il pentimento, l'ambientalismo è molto religioso. Ci portta indietro ad un'età dorata paradisiaca prima dell'umanità peccatrice che ha rinunciato al "contratto animale" (Desmond Morris) nella transizione da cacciatori ad agricoltori. Secondo questa visione l'intensità del nostro peccato è cresciuta quando abbiamo cambiato il sistema economico nel commercio e poi l'industria e questi "peccati" porteranno ad una catastrofe irreparabile. Di qui la chiamata ambientalista ad abbandonare definitivamente l'industria per tornare in armonia con la natura, tornando all'agricoltura, o anche alla caccia – in tutte queste cose l'ambientalismo somiglia molto ad una forma di cristianesimo perversa, qualcosa di cui Robert Nelson ha parlato nel suo libro La nuova guerra santa: la religione economica contro la religione ambientale nell'America contemporanea. Certamente l'"armonia con la natura", così come intesa dagli ambientalisti, è uno stile di vita che è più uno stile di morte, con un'aspettativa media di vita di 27/28 anni, ed un tasso di mortalità infantile del 50 per cento. Esiste però un altro senso con cui alcuni chiamano l'ambientalismo religioso ma io non lo farò. Alcuni critici dell'ambientalismo lo denigrando chiamandolo religioso, intendendo così che si tratta di qualcosa di irrazionale, mistico, una caratteristica che loro attribuiscono a tutte le religioni. Nello specifico mettono in contrapposizione la fede o il credo con la ragione. Ma mentre alcune religioni possono essere irrazionali (l'induismo monista, per esempio), la fede biblica (ebraica e cristiana) non è certamente irrazionale e vedere la fede (o credo) e la ragione come contrapposte significa equivocare totalmente quello che la Bibbia - la sorgente del credo ebraico e cristiano - intende per fede. Nella Bibbia, la fede non è un salto irrazionale nel buio (come lo definisce Kierkegaard) ma l'assenso a comprendere le asserzioni, come il filosofo cristiano Gordon H Clark ha argomentato in modo esteso nel suo libro Faith and Saving Faith. Credere che 2+2 = 4 e credere che Gesù Cristo sia risorto dalla morte sono entrambi atti dello stesso tipo, nel senso di assentire a determinate asserzioni. E' vero, molti ambientalisti, ecologisti convinti e altri mistici dell'ecologia- hanno abbracciato l'irrazionalità, ma la cristianità e il giudaismo biblici non sono irrazionali.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/09/2017

3 - DAVVERO SI MUORE SOLO SU RICHIESTA? LUCI E OMBRE DELL'EUTANASIA
Dietro lo slogan libertario il nuovo nazismo
di Benedetta Frigerio - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/10/2017

Erano 167 le persone che venivano uccise in un anno in Canda prima che l'eutanasia fosse legale. Ora, dopo solo due anni dalla sua legalizzazione, siamo a 1.982 morti per eutanasia nel primo anno (giugno 2016 - giugno 2017) secondo le stime ufficiali. L'incremento vorticoso, dopo la legalizzazione della morte di stato, era inaspettato, dato che in altri paesi come il Belgio (dove ormai dai malati terminali la legge si è estesa anche ai bambini e a chiunque voglia morire per qualunque motivo) questo salto non è stato fatto in uno ma in dieci anni.
Il paese ha battuto quindi ogni record. Infatti, la Commissione eutanasia del Quebec il 31 agosto scorso era in fase di revisione delle relazioni mediche dei casi di eutanasia ma in nove mesi, appena 198 dei casi registrati erano stati esaminati. E di questi, solo 148 erano stati valutati come rispettosi della legge. In due episodi, addirittura, la Commissione ha scoperto che i pazienti "non erano in fin di vita", mentre in un altro la persona non "aveva una malattia grave e incurabile". I casi giudicati sicuramente irrispettosi della legge rappresentano invece il 14 per cento del totale. A spiegare il quadro tremendo non basta la popolosità maggiore del Canada. La colpa è di una legge ingiusta, per cui la vita non è più considerata disponibile, in cui l'obiezione di coscienza non è contemplata mentre i controlli sugli abusi sono minimi.
Ma il rapporto della Commissione solleva anche altre domande perché non prova in nessuno dei casi registrati dai medici che ci fosse "una sofferenza intollerabile". Si sospetta poi che alcune morti siano sfuggite alla Commissione, proprio perché tocca ai medici che infliggono la morte di segnalare il loro caso. Motivo per cui ormai, come in Belgio e in Olanda, un'alta percentuale dei decessi non viene neppure registrata.
Dunque, se oggi in Olanda su tutte le morti il 4 per cento è per eutanasia (dati 2016), questa percentuale in Canada potrebbe diventare molto più importante, portando verso una mentalità dove sempre più il sofferente, l'anziano o il disabile non viene più curato e lui stesso si sente in dovere di "togliere il disturbo". Che si sà, non c'è peggior cosa per un malato di non sentirsi dire: "Ti voglio, combattiamo insieme".
Un'esagerazione? È quello che è accaduto a diverse persone che hanno denunciato il fatto. Fra gli ultimi c'è Candice Lewis, 25 anni, nata con diverse patologie fra cui la spina bifida. La ragazza canadese, entrata in ospedale l'anno scorso per un problema di salute invece che essere curata trovò due medici convinti che dovesse farsi uccidere, suggerendo alla madre, Elson, di chiedere la morte della figlia: "Mi dissero che stava morendo e di chiedere il suicidio assistito che ora era legale in Canada, che mi avrebbe aiutato. Dissi che non volevo e lui mi rispose che ero egoista, perché lei era pronta ad andarsene". La madre scappò in un altro ospedale dove la terapia fu modificata aiutando Candice a riprendersi. Insomma, nessuno aveva chiesto l'eutanasia ma il sistema, una volta legalizzata e normalizzata la morte di Stato, rendendola una delle vie normali di fronte alla malattia, per altro la più facile da intraprendere, la preferisce. Motivo per cui, nonostante la madre di Candice abbia chiesto le scuse ufficiali delle autorità regionali, "perché non voglio che un altra famiglia passi quello che ho passato io", non le ha avute.
Alex Schadenberg, della Euthanasia Prevention Coalition (Epc), ha chiaro quindi la menzogna di chi sostiene che una legge pro eutanasia non toglierebbe a chi vuole la possibilità di vivere, ma solo a chi lo desidera di farsi uccidere. "Questa è una delle più grandi bugie culturali che ci vendono. Infatti, la verità è che si dà ai medici il potere legale di causare la morte. E una volta che il medico ha questo potere, devi comprendere che fa parte delle sue mansioni, del suo soggettivo livello di discriminazione, del suo sentimento". Chiaro che i medici che curavano Candice avranno pensato: "Non vorrei mai vivere come te". Peccato che interpellata sul fatto, Candice abbia poi risposto: "Non volevo morire".
Appunto, basta questa visione efficientista a spingere l'acceleratore su un paziente, magari incosciente, e sulla legalizzazione dell'eutanasia, che nasce da un terrore della morte, e della malattia, mai affrontato. Ma che invece che portare sollievo, solidarietà e sostegno (quello che ogni malato desidera in fondo al cuore), volendo allontanare la morte e la sofferenza, le sta amplificano rendendo il mondo fatto un inferno di violenza, abbandono, disperazione e morte ricercata. Come dimostrano questi casi, i numeri riportati e i dati mancanti sulle morti di tanti uomini. Neanche si trattasse di mosche.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/10/2017

4 - L'OCCIDENTE CHE HA PERSO LA FEDE SI RIVOLGE ALLA MEDICINA PER CURARE IL VUOTO DI DIO
L'OMS scambia la salute per felicità ma la medicalizzazione della società è un inganno
di Giancarlo Cesana, Michele Riva - Fonte: Tempi, 30/10/2017

I documenti della Oms sulla salute, la sua difesa e la sua promozione positiva introducono una nuova "medicina globale", impegnata non solo con l'ammalato, ma anche con la persona sana. (…) La definizione di salute quale «completo stato di benessere fisico, mentale e sociale» [ha] condotto ad affrontare i gravi condizionamenti politici, economici e culturali delle malattie, combattendo tra l'altro il pericolo dell'autoreferenzialità, sempre presente nella medicina. Tuttavia non si può negare che la stessa definizione rischia di aumentare smisuratamente il numero degli ammalati, ampliando indebitamente il concetto di malattia. Chi può dirsi infatti in completo stato di benessere fisico, mentale e sociale? E il non esserlo è necessariamente un problema sanitario? È stato notato che la definizione della Oms corrisponde più a quella di felicità che di salute e sul fatto che salute e felicità sono due esperienze distinte è stata riportata una citazione di Freud, il quale, smettendo di fumare, aveva imparato «che la salute può essere ottenuta solo a un certo costo (…). Così, io adesso sto meglio, ma non sono più felice». L'autore della nota insiste sui pericoli della confusione tra salute e felicità identificandone quattro: il disagio psicologico può facilmente sconfinare in una domanda di salute senza confini; la pretesa di prestazioni sanitarie può così aumentare indiscriminatamente; il diritto alla salute/felicità può diventare bandiera di politiche senza scrupoli dando pretesto a regimi totalitari; il tentativo di garantire una inottenibile felicità per tutti finisce di fatto per sottrarre risorse alle concrete possibilità di favorire un più facile accesso di tutti alla salute. (…)
Un aiuto a comprendere l'impatto del concetto di salute che emerge dai documenti della Oms può venire da una breve considerazione dell'ambiente culturale in cui si è sviluppato. Mantiene notevole attualità, per quanto del 1926, una affermazione del fisiologo e antropologo tedesco Viktor von Weizsäcker (1886-1957): «Il fatto che la medicina odierna non possegga una propria dottrina sull'uomo malato è sorprendente, ma innegabile». Ciò è favorito dal cosiddetto "riduzionismo biologico", concetto secondo cui la medicina, nonostante l'invocata umanizzazione, sarebbe competente dei soli aspetti biologici della malattia. (…) Occupandosi di quello che è sempre più piccolo e apparentemente controllabile, la ricerca biomedica si sente più potente e trasferisce il suo ottimismo alla clinica e soprattutto alla prevenzione, che rischia di percepire meno il dramma della malattia e la sua ultima invincibilità come consumo di risorse personali e sociali. Così l'interesse per le molecole può convivere e non sentire contraddizione con i disegni teorici del tipo "salute per tutti" e con le ambizioni della organizzazione e programmazione sanitaria. (…) Le applicazioni della ricerca biomedica oltre la terapia – come sono descritte nel rapporto intitolato Beyond Therapy del President's Council on Bioethics (Washington D.C. 2003) – confermano e potenziano il sentimento popolare avventurandosi nella produzione di «bambini migliori, performance più elevate, corpi senza età e anime felici», come se nulla fosse impossibile alla nuova scienza genetica e (psico)farmacologica.
Un altro concetto correlato agli aspetti, per così dire, agnostici della biomedicina e alle modalità con cui la cultura prevalente influenza l'approccio al concetto di salute, è quello frequentemente coincidente di normalità. Il concetto di normalità (…) ha certamente un fondamento obiettivo che emerge dall'esperienza, soprattutto scientifica per quel che concerne salute e malattia, ma a volte corrisponde a ciò che può essere controllato dalla società, essendo considerato anormale tutto ciò che risulta al di fuori di tale controllo. Il problema emerge nel modo più esplicativo [nell'ambito] delle malattie psichiatriche e dei disordini psicologici in genere. [L'approccio prevalente] classifica i disordini mentali sulla base della frequenza e delle associazioni dei sintomi secondo un manuale "statistico" – Dsm o Diagnostic Statistical Manual – soggetto a periodiche revisioni, che sono passate da 100 diagnosi (1952) a circa 370 (2013). Le critiche al Dsm sono numerose (…). Sono elencate troppe malattie, tra le quali anche esperienze dolorose, ma normali, come il lutto; i confini tra le malattie sono spesso assai labili; le malattie intese come sintomi messi insieme a prescindere da una spiegazione che li unisce, indeboliscono le diagnosi, che si dimostrano di assai scarsa utilità per la cura. (…) Come disse Kurt Lewin (1890-1947), psicologo sociale molto noto tra gli addetti ai lavori, «nulla è pericoloso quanto una teoria che non viene riconosciuta come tale». E in effetti l'assenza di teoria nella classificazione del Dsm è essa stessa una teoria, che assume come "scientifica" la convergenza di valutazioni dei componenti delle commissioni preparatorie delle varie edizioni del manuale diagnostico.
Tali commissioni per essere adeguatamente rappresentative sono state viepiù ingrandite fino a comprendere «un gruppo molto più ampio e diversificato di professionisti della salute mentale» con «molte donne, molti membri appartenenti a minoranze etniche e razziali e molti professionisti non psichiatri». Queste commissioni, che alcuni hanno definito più da "documento sociopolitico" che scientifico, hanno utilizzato come base sperimentale la psicometria – ovvero i test psicologici, anch'essi molto discussi come strumenti diagnostici – e come criterio classificativo il più inclusivo possibile in grado di non lasciar fuori nulla. Il risultato è stato da alcuni definito come un "imperialismo diagnostico" per aver considerato inappropriatamente «l'insonnia, la preoccupazione, l'irrequietezza, l'ubriacarsi, la ricerca di approvazione, la reattività alle critiche, il portare rancore [come] possibili segni di malattia psichiatrica».
Il dibattito sulla natura delle malattie mentali è di grande importanza in quanto definire una persona matta, piuttosto che cattiva, ha comunque delle conseguenze punitive, ma senza il beneficio del giudizio legale. Infatti, i pazienti affetti da psicosi, ovvero dalla impossibilità più o meno completa di avere rapporto con la realtà, ritengono in genere di essere sani e di non necessitare di alcuna terapia, per cui nei casi più gravi si deve ricorrere al ricovero coatto e alla interdizione della capacità di intendere e di volere. È noto d'altra parte come nell'Unione Sovietica i dissidenti fossero frequentemente diagnosticati come malati mentali, affetti da "schizofrenia strisciante".
Il relativismo e il meccanicismo con cui esperti e inesperti considerano o subiscono il concetto di salute, sono spazi ampi in cui corrono interessi più o meno confessabili, ma sempre formalmente schierati con il perseguimento del massimo di salute per tutti, la cui attuazione è fissata a una data che viene di volta in volta spostata. Sono entrambi elementi costitutivi dell'aspirazione, di fatto impossibile, a una società perfetta in quanto scientificamente organizzata. L'allargamento del ruolo della medicina e della sanità a fattore di ordinamento della convivenza umana fa sì che, con il declino della coscienza religiosa, le preoccupazioni morali della società occidentale vengano espresse non più in termini religiosi ma in termini medici. Così al concetto di peccato o di immoralità si sostituisce quello di malattia, mentre a quello di bene, si sostituisce quello di salute. Allo stesso tempo cresce l'industria delle assicurazioni, proposte e sempre più percepite come garanti in termini razionali e secolarizzati della possibilità di far fronte alla sfortuna o di diminuirne gli effetti.
Alcuni sociologi, tra i quali il più famoso è Ivan Illich (1926-2002), hanno parlato di "medicalizzazione", intendendo con ciò l'estensione, già menzionata per i disordini mentali, della giurisdizione della medicina a una serie di problemi, che in passato non erano considerati come entità mediche a sé stanti: mestruazione, gravidanza, parto e menopausa, vecchiaia, infelicità, solitudine, isolamento sociale. Giovanni Berlinguer (1924-2015), ricercatore di medicina sociale, qualche anno fa calcolò che se si fossero presi per buoni gli allarmi delle diverse associazioni medico specialistiche si sarebbe dovuto ritenere ogni italiano affetto da due malattie e mezzo. Negli ultimi 20 anni milioni di bambini, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo, sono stati dichiarati affetti da Attention-deficit/hyperactivity disorder (Adhd). La diagnosi, basata sul riscontro di disattenzione, impulsività, iperattività che persistono per almeno 6 mesi mostra una frequenza assai variabile – dal 3 al 17 per cento dei bambini in età scolare – che ne rende molto sospetta la validità. La conseguenza è generalmente la somministrazione quotidiana di psicofarmaci – ritalina, anfetamine e simili – la cui produzione, nel decennio 1990-2000, è aumentata rispettivamente del 730 e del 2.500 per cento (vedi il citato rapporto del Consiglio per la bioetica del presidente Usa). Ma la medicalizzazione non è solo l'invadenza, a volte un po' pacchiana, della medicina in campi non propri. È un processo ideologico e organizzativo per il quale, sviluppando in termini estremi le stesse disposizioni della Oms, la scienza medica tende a diventare criterio normativo per proteggere, come già osservato, non solo la salute ma tutta la società. (…)
Anche gli interventi di prevenzione e diagnosi precoce, logica e desiderata evoluzione di una medicina positiva, (…) possono non costituire un metodo che favorisce il benessere. In casi di patologia cronica a lenta evoluzione possono infatti trasformare un soggetto sostanzialmente sano in un malato dipendente dall'organizzazione medica. È stato dimostrato che la scoperta di alterazioni, magari lievi, e l'attenzione eccessiva a esse possono provocare preoccupazioni e perdita di autonomia superiori a quelle che si verificano a seguito della stessa alterazione biologica. E a proposito di espropriazione va notata la campagna pubblicitaria di un centro diagnostico (apparsa sul Corriere della Sera del 26 marzo 1977): «Come stai? Bene. E chi lo dice? Il check up del […]». È facile intuire che la sottolineatura e l'accettazione di un eccessivo ricorso a interventi medici può produrre artificialmente la malattia, nascondere le vere cause del disagio personale e sociale, realizzare forme di controllo tanto improprie quanto oppressive. Si rende necessaria così una discussione degli aspetti etici della combinazione tra progresso medico e della concezione della salute.

Fonte: Tempi, 30/10/2017

5 - EUTANASIA FUORI CONTROLLO IN BELGIO
Come in altri casi, approvata la legge per casi limite, poi non si può più porre un limite
di Leone Grotti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/11/2017

L'eutanasia è fuori controllo in Belgio. A dirlo non sono appena le statistiche sull'enorme numero di persone (più di duemila all'anno), in continua crescita, che scelgono di morire con l'iniezione letale. Gli stessi entusiasti e promotori della "buona morte" nel paese sono preoccupati dal vedere che giorno dopo giorno la legge sull'eutanasia viene aggirata portando al decesso di malati che neanche dovrebbero accedere alla pratica.
Da anni in Belgio, dove l'eutanasia è legale dal 2002, non è più necessario essere malati terminali per venire uccisi. Anche chi soffre di problemi mentali, così come i bambini, può ricevere l'iniezione letale, a patto che provi sofferenze «insopportabili e incurabili». Non è necessario dimostrare tali sofferenze, dal momento che il criterio è soggettivo. Cornelia Geerts, ad esempio, aveva 60 anni quando è stata uccisa con l'eutanasia nell'ottobre del 2014. Tra tranquillanti, antidepressivi e oppioidi prendeva quasi 20 pillole al giorno per curare bipolarismo e schizofrenia. Secondo la sorella Adriana «è una vergogna che abbiano accettato di ucciderla dopo averla curata per 20 anni. Se i dottori le avessero proposto qualcos'altro, sono certa che avrebbe accettato». La dottoressa Lieve Thienpont, invece, non ha fatto una piega alla richiesta e ha firmato il suo consenso all'eutanasia.
Thienpont non è un nome qualunque, ma uno dei principali sponsor dell'eutanasia in Belgio. Secondo la psichiatra è inutile preoccuparsi di mettere dei paletti alla pratica, perché solo le persone davvero disperate richiedono l'eutanasia. E l'unico modo per aiutarle è ucciderle. La psichiatra ha pubblicato nel 2015 uno studio sul rinomato British Medical Journal nel quale spiegava di aver approvato tra il 2007 e il 2011 l'eutanasia per 48 pazienti con problemi mentali su un totale di 100 richieste. Secondo gli esperti del settore normalmente solo il 10 per cento di chi fa domanda ha i requisiti per ottenere l'eutanasia, quindi «che un solo psichiatra in Belgio ne approvi così tante è davvero allarmante».
Thienpont ha anche fondato un'organizzazione, Vonkel, a cui chi soffre di problemi mentali può rivolgersi per ottenere l'eutanasia. Spesso chi ottiene il permesso riceve poi l'iniezione alla clinica Leif, fondata tra gli altri anche da Wim Distelmans, principale sponsor della "buona morte" nel paese e capo della commissione statale che dovrebbe controllare che la legge venga rispettata. Insieme a Distelmans, Thienpont ha fondato anche Ulteam, clinica specializzata nel fornire consulenza (e "buona morte" ovviamente) ai pazienti che non soffrono di malattie fisiche, ma di disagi psicologici.
Ed è proprio da uno scambio di email tra i due medici, svelato dall'Associated Press, che si capisce quanto la situazione in Belgio sia grave e fuori controllo. Tutto nasce da un caso, quello di Tine Nys, 38 anni, da tempo affetta da problemi mentali. Il suo medico di fiducia, che la seguiva da sempre, le aveva rifiutato l'eutanasia perché non c'erano le condizioni. Allora la donna si è rivolta a Thienpont, che dopo appena tre sedute ha accordato il permesso. Secondo la sorella di Tine, Sophie, «tutto è stato fatto troppo in fretta, non c'erano le condizioni» e per questo ha fatto causa denunciando le irregolarità nel processo di eutanasia. Il caso, come accade in Belgio, è passato prima dalla commissione di controllo dell'eutanasia, che l'anno scorso ha rifiutato di passare il fascicolo ai giudici, sostenendo che tutto era stato fatto secondo la legge. Al di là della totale mancanza di trasparenza (il dottor Distelmans è a capo di quella commissione che deve decidere se incriminare una collega psichiatra con la quale ha una collaborazione professionale da lunghi anni), qualcosa non doveva essere a posto a giudicare dalle email, svelate dall'Ap, che Thienpont ha inviato ad alcuni membri della commissione: «Dobbiamo fermare queste persone [che hanno fatto causa]. Fanno parte di una famiglia traumatizzata, ferita che non prova empatia né ha rispetto per gli altri», ha scritto.
La commissione ha "assolto" Thienpont, ma a febbraio Distelmans ha inviato un'altra mail alla psichiatra: «Non tratteremo più i tuoi casi di eutanasia nella nostra clinica. Il motivo è la divergenza di opinioni su quando una richiesta di eutanasia può essere approvata. Te l'abbiamo già detto diverse volte a voce, ma senza risultati». Il riferimento è ad «alcuni pazienti» che sono stati uccisi senza che la psichiatra li avesse prima fatti visitare da altri due medici indipendenti, come prevede la legge. Più di una volta, si legge in un'altra email, «ci siamo accorti che hai fatto promesse irrealizzabili ai pazienti, vogliamo prendere le distanze da questo tuo modo di lavorare». Se persino Distelmans, che organizza seminari sull'eutanasia ad Auschwitz e in barba alla legge ha ucciso ad esempio due fratelli gemelli solo perché sordi, si lamenta dei metodi di Thienpont significa che sono davvero estremi. E del resto la psichiatra ha idee molto forti, avendo più volte dichiarato che «sapere di poter morire con l'eutanasia dà alle persone la serenità e il coraggio per poter continuare a vivere».
Dopo la pubblicazione delle email molti medici in Belgio hanno chiesto di cambiare la legge perché «servono paletti più stringenti, oggi è troppo facile ottenere l'eutanasia». Secondo Joris Vandenberghe, psichiatra all'università di Lovanio, «so che molte persone sono state uccise anche se c'era ancora la possibilità di curarle e avrebbero potuto vivere bene per anni, forse decenni». Se le email dimostrano che anche i più ideologici sostenitori dell'eutanasia sono preoccupati per quello che sta accadendo nel paese, a livello formale non è stata ancora presa nessuna contromisura. Né i politici, né la commissione di controllo dell'eutanasia sembrano ancora intenzionati a fare nulla per cambiare le cose. Fernand Keuleneer, tra coloro che siedono nella commissione di controllo, ha addirittura dichiarato: «La commissione non serve a proteggere le persone. Sono gli stessi medici a preparare le pratiche e queste vengono esaminate solo dopo la morte del paziente». L'associazione degli psichiatri delle Fiandre ha proposto una modifica alla legge, chiedendo che tutti i casi di eutanasia siano sottoposti allo studio di una commissione prima dell'esecuzione. Per ora non hanno ricevuto risposta.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 08/11/2017

6 - TUTTO QUELLO CHE CI HANNO NASCOSTO SUI GAY
Molti dati non vengono divulgati, come ad esempio che il 99,7% dei casi di violenza su omosessuali viene commessa da altri omosessuali
di Brian Clowes - Fonte: Notizie ProVita, maggio 2015
Fonte: Notizie ProVita, maggio 2015

7 - RISCALDAMENTO GLOBALE: VERITA' SCIENTIFICA O BUFALA?
Il catastrofismo ambientalista è contro l'uomo, considerato il cancro del pianeta, anziché il vertice del creato (VIDEO: le fake news degli ambientalisti)
Fonte Tradizione Famiglia Proprietà, ottobre 2017 (n.75)
Fonte: Tradizione Famiglia Proprietà, ottobre 2017 (n.75)

8 - VITTORIA PRO-LIFE: TRUMP RIFORMA L'OBAMACARE
Trump finalmente abolisce l'obbligo previsto dall'Obamacare di inserire l'aborto nelle polizze sanitarie
di Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09/10/2017
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09/10/2017

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