Amici del Timone n°64 del 01 febbraio 2017

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1 NIENTE SMARTPHONE AI VOSTRI FIGLI....(E MEGLIO SE ANCHE VOI NON NE ABUSATE!)...MENO DIPENDENZE E PIU' FAMIGLIA
Riflessioni di un medico che vede i giovani sempre più soli
di Carlo Bellieni - Fonte: Il Sussidiario
2 NON C'E' ETICA SENZA CRISTIANESIMO
Lo Storico Holland racconta la sua lenta comprensione del lascito del cristianesimo
di Tom Holland - Fonte: NewStatesman
3 LE STORIE RACCONTATE COME PROVE DAI DARWINISTI SONO....STORIELLE
Non ci sono prove dell'evoluzionismo, e quelle che vengono spacciate come tali sono false
di Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
4 LO SPETTACOLO SUL GENDER PROPOSTO NELLE SCUOLE NON HA NULLA DI UTILE PEDAGOGICAMENTE, ANZI FA MALE
Potrebbe piacere ai genitori, potrebbe piacere agli insegnanti e ai presidi, ma è giusto propinarlo ai ragazzi? Parla un pedagogista
di Furio Pesci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
5 NO AI BAMBINI NELLE COPPIE GAY: IO LO SONO STATA E VI RACCONTO LA MIA STORIA
Le coppie gay non hanno bambini, se stato e giudici non glielo permettono: occorre domandarsi se questa scelta è lecita
di Dawn Stefanowicz - Fonte: Aleteia
6 IL PROFETA DI SVENTURA ERLICH OSPITE IN VATICANO NON VA BENE NON PERCHE' NON CREDE MA PERCHE' DICE BUGIE
Le teorie del neo malthusanesimo sono soprattutto sbagliate e antiscientifiche. Ecco perchè non dargli ascolto
di Ettore Gotti Tedeschi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
7 TERREMOTO: SI POSSONO LIMITARE I DANNI MA GUAI A CHI CREDE DI POTER ELIMINARE LA MORTE
Non è l'uomo il Signore della natura e degli eventi: chi crede ha le risposte per affrontare l'imprevedibile
di Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
8 LA DITTATURA IMPONE VACCINI OBBLIGATORI PER TUTTI
Sull'onda emotiva di una epidemia che non c'è, quella della meningite, stanno passando nuove vaccinazioni spesso inefficaci e immorali, come quella per il Papilloma virus
di Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
9 QUELLO CHE BOLDRINI & CIRINNA' SANNO, MA NON DICONO
Inventano l'emergenza femminicidio, ma è solo per distrarre l'attenzione dal suicidio (130 donne assassinate, 800 donne che si sono suicidate) e da un'accoglienza indiscriminata degli immigrati (che ci è costata 12 miliardi di euro)
di Silvana De Mari - Fonte: Rassegna Stampa

1 - NIENTE SMARTPHONE AI VOSTRI FIGLI....(E MEGLIO SE ANCHE VOI NON NE ABUSATE!)...MENO DIPENDENZE E PIU' FAMIGLIA
Riflessioni di un medico che vede i giovani sempre più soli
di Carlo Bellieni - Fonte: Il Sussidiario, 20/10/2016

Dei ricercatori hanno recentemente proposto su "Psychology Research and Behavior Management" di introdurre nel catalogo delle malattie mentali un nuovo tipo di malattia che loro chiamano "nomophobia", che sta per l'abbreviazione in inglese di "no mobilephone phobia", cioè "trauma da mancanza di cellulare". Perdi il cellulare o lo scordi a casa? Entri in crisi depressiva…
Sembra uno scherzo, invece il problema è grave e se ne è parlato molto, arrivando a mostrare nel numero di settembre del Journal of Behavioral Addictions che il telefono "smart" è così poco smart da provocare una vera e propria sindrome da dipendenza. Così come fa il gioco d'azzardo, così diffuso e pubblicizzato; così come fa la marijuana, contro cui mette in guardia il Journal of the American Mediacal Association nella sezione Psychiatry, spiegando quanto richiedere la liberalizzazione sia sottovalutare i problemi che la marijuana determina.
Dipendenza in libera uscita e i giovani sono le prede preferite dalle dipendenze e da chi se ne approfitta, con la scusa che "possono scegliere"… un bel niente! Fermo restando che anche gli adulti sono spesso "fragilizzabili dalla pubblicità e dalle mode", i giovanissimi sono ultrafragili per via del loro sistema nervoso centrale ancora in via di sviluppo. Infatti gli adolescenti non hanno ancora ben sviluppato un'area del cervello che si chiama corteccia prefrontale che è quella che aiuta a fare scelte razionali e consapevoli, mentre hanno ben sviluppato il "nucleo striato", un gruppo di neuroni alla base del cervello che spinge a cercare esperienze immediatamente gratificanti.
Sommate i due, e arriverete a capire come i giovani siano fisiologicamente percorsi da un istinto irrefrenabile per "il brivido", per l'approvazione sociale.
Dunque, ogni attività che eserciti un'attrazione su di loro a scopo di lucro ha facile terreno. E' vero che nei secoli scorsi il cervello dei ragazzi funzionava esattamente allo stesso modo e con armi, cavalli, notti brave cercavano anche allora gratificazioni e brivido. Ma qual è la differenza? Che oggi qualcuno ci lucra sopra, anzi oggi c'è un'industria per lucrarci sopra.
E la scusa è: "nessuno li costringe". Come abbiamo visto, quest'affermazione è assolutamente insostenibile, e qualcosa va fatto al più presto, anche perché i segnali che arrivano dagli Stati nella migliore delle ipotesi confondono le idee: droga liberalizzata significa in linguaggio comune "droga che non fa male", tabacco e gioco d'azzardo liberi sono un chiaro invito ("se davvero fossero pericolosi qualcuno li vieterebbe"). E non scoraggi proprio nessuno la scritta sulle sigarette che richiama la morte: il ragazzo cerca la sfida ai suoi limiti e il concetto di "morte reale" non gli sfiora il cervello nemmeno se lo imprimi a caratteri cubitali. Le dipendenze non spariscono combattendo le dipendenze; il tabacco non sparisce combattendo il tabacco, così come internet coattivo non sparisce dando buoni consigli contro l'internet coattivo.
Va ristrutturata una società. Ecco quattro proposte:
- Primo, far muovere le mani ai giovani in comune, se possibile, e smetterla con una scuola di soli libri e parole.
- Secondo, far fare precoci esperienze di lavoro.
- Terzo, attingere alla tv quando propone esempi di gente quadrata e forte, e non di fatuità e ciarle.
- Quarto, che i piccoli non siano costretti a restare soli per ore o giorni, e gli adolescenti non siano costretti all'isolamento dai compagni (bullismo, indigestione di internet, difficoltà logistiche, paure e fobie).
Superare la solitudine: è il punto comune dei quattro richiami ora fatti. Chi è solo è debole e tutto rende le persone sole (o al massimo in compagnia di uno spinello, di una slot machine o di uno smartphone). Chi è solo è schiavo. Chi è solo diventa etimologicamente "idiota" (idios in greco significa per l'appunto "solitario"). Superare la solitudine è l'antidoto alle dipendenze. Altro che.
Invece i giovani sono soli, separati dalla fonte di vita: la famiglia. Prendiamo ad esempio — tra mille possibili — gli asili nido, che oggi sembrano essere la panacea ammannita alle mamme lavoratrici. Certo se non c'è alternativa a restare chiusi a casa da soli a tre anni, va bene anche questo; ma siamo sicuri che questa precoce separazione brusca mattiniera dei bimbi dalla mamma gli faccia bene e non inizi invece un senso di abbandono con conseguenze di paure e bisogni di rivalsa che si porteranno dietro per anni? Il problema lo solleva il Department for Health and Human Services degli Stati Uniti, in un documento ufficiale del 2012. Oltretutto, il contatto con la mamma va ad interessare il modo in cui i geni del bambino responsabili di produrre gli ormoni dello stress si svilupperanno e bambini più coccolati avranno più ormoni contro lo stress.
Per curare le dipendenze, si deve per forza prevenire, iniziare "dalla culla" in poi. Invece in una pedagogia neospartana le madri oggi vengono strappate ai bambini (per renderle forti ed autonome, dicono), mentre a Sparta erano i bambini ad essere strappati alle madri (per renderli forti ed autonomi); ma cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia... Non sarà che alla base di tanta insicurezza che rende fragili di fronte alle sirene delle dipendenze a caro costo, c'è la rottura pediatricamente incomprensibile del primigenio e fondativo legame familiare (e tutti gli altri a seguire)?

Fonte: Il Sussidiario, 20/10/2016

2 - NON C'E' ETICA SENZA CRISTIANESIMO
Lo Storico Holland racconta la sua lenta comprensione del lascito del cristianesimo
di Tom Holland - Fonte: NewStatesman, 14/09/16 (tramite Uccr on line, 03/01/2017)

Quando ero un ragazzo, la mia educazione come cristiano è stata sempre in balia dei miei entusiasmi. In primo luogo, ci sono stati i dinosauri. Ricordo vividamente il mio shock quando, durante il catechismo, ho aperto la Bibbia per bambini e ho trovato una illustrazione di Adamo ed Eva con vicino un brachiosauro. Avevo solo sei anni ma di una cosa era certo: nessun essere umano aveva mai visto un sauropode. Il fatto che l'insegnante sembrava non preoccuparsi di questo errore ha solo aggravato il mio senso di indignazione e sconcerto. Una debole ombra di dubbio, per la prima volta, era stata portata a scurire la mia fede cristiana.
Con il tempo, l'oscurità è aumentata. La mia ossessione verso i dinosauri si è evoluta senza soluzione di continuità in un'ossessione verso gli antichi imperi. Quando ho letto la Bibbia, il focus del mio fascino era attirato non dai figli d'Israele o da Gesù e dai suoi discepoli, ma dai loro avversari: gli egiziani, gli assiri, i romani. In modo simile, anche se vagamente ho continuato a credere in Dio, l'ho trovato infinitamente meno carismatico dei miei preferiti dèi dell'Olimpo: Apollo, Atena, Dioniso. Piuttosto che stabilire leggi hanno preferito divertirsi. E anche se risultavano vani, egoisti e crudeli, questo serviva solo per dotarli del fascino da rock star.
Con il tempo ho letto Edward Gibbon e altri grandi scrittori del secolo dei Lumi, ero più che pronto ad accettare la loro interpretazione della storia: il trionfo del cristianesimo aveva inaugurato un'"età della superstizione e della credulità", e la modernità era stata fondata sul ripristino dei valori classici a lungo dimenticati. Il mio istinto infantile del pensare al Dio biblico come il nemico diretto della libertà e del divertimento venne finalmente razionalizzato. La sconfitta del paganesimo aveva inaugurato il regno di "nobodaddy" e di tutti i crociati, inquisitori e puritani prevaricatori. Il colore e l'eccitazione erano stati drenati dal mondo. «Tu hai conquistato, o pallido Galileo», ha scritto Swinburne, facendo eco al lamento apocrifa di Giuliano l'Apostata, l'ultimo imperatore pagano di Roma. «Il mondo è diventato grigio dal tuo respiro». Istintivamente, ho accettato tutto questo.
Non è una sorpresa il fatto che ho continuato a custodire l'antichità classica come il periodo che più mi ha spronato e ispirato. Gli anni che ho trascorso a scrivere libri storici sul mondo classico mi confermavano il fascino che provavo per Sparta e per Roma. Ho continuato a inseguire le miei fantasie come avevano sempre fatto, come un dinosauro. Eppure questi carnivori giganti, anche se meravigliosi, sono per loro natura terrificante. Più mi immergevo nello studio dell'antichità classica, tanto più la trovavo alienante ed inquietante. I valori di Leonida, che portarono le persone a praticare una forma particolarmente criminale di eugenetica e ad educare i loro piccoli ad uccidere di notte, non erano i miei valori. Né lo erano quelli di Cesare, conosciuto per aver ucciso un milione di Galli e soggiogato molte più persone. E' stato scioccante non soltanto rilevare livelli estremi di insensibilità, ma anche la mancanza di valore intrinseco del povero o del debole nella civiltà classica. Così, la convinzione fondante dell'Illuminismo -cioè che non dobbiamo nulla alla fede in cui siamo nati- mi è sembrata sempre più insostenibile.
«Ogni uomo di buon senso», ha scritto Voltaire, «ogni uomo d'onore, deve guardare alla setta cristiana con orrore». Piuttosto che riconoscere che i suoi principi etici arrivavano dal cristianesimo, ha preferito derivare essi da una serie di altre fonti, non solo letteratura classica, ma anche la filosofia cinese e i poteri della ragione. Eppure Voltaire, nella sua sollecitudine verso i deboli e gli oppressi, è stato segnato più durevolmente dal timbro dell'etica biblica di quanto volesse ammettere.
«Noi predichiamo Cristo crocifisso», ha dichiarato San Paolo, «scandalo per i giudei, stoltezza per i gentili». Aveva ragione. Nulla avrebbe potuto essere più in contrasto con le convinzioni profonde dei suoi contemporanei -ebrei, greci o romani-, dell'idea che un dio avrebbe scelto di subire torture e la morte di croce. Era così sconvolgente da apparire ripugnante. La familiarità con la crocifissione biblica ha offuscato la nostra capacità di riflettere su quanto sia irrompente e unica la divinità di Cristo. Nel mondo antico, il ruolo che gli dèi hanno rivendicato era governare l'universo, mantenere l'ordine ed infliggere una punizione. Non soffrire loro stessi.
Oggi, mentre la fede in Dio svanisce in tutto l'Occidente, i paesi che un tempo erano cristiani continuano a portare il timbro dei due millenni di rivoluzione che il cristianesimo ha rappresentato. E' la ragione principale per cui, in linea di massima, la maggior parte di noi abitanti delle società post-cristiane, ancora diamo per scontato che sia più nobile soffrire che infliggere sofferenza. E' grazie al cristianesimo che diamo per scontato che ogni vita umana ha pari valore. Guardando la mia etica e la mia moralità, ho imparato ad accettare che io non sono greco o romano, ma profondamente e orgogliosamente cristiano. Tom Holland: storico e scrittore inglese

Fonte: NewStatesman, 14/09/16 (tramite Uccr on line, 03/01/2017)

3 - LE STORIE RACCONTATE COME PROVE DAI DARWINISTI SONO....STORIELLE
Non ci sono prove dell'evoluzionismo, e quelle che vengono spacciate come tali sono false
di Marco Respinti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/01/2017

Le Grotte di Postumia sono un meraviglioso complesso di caverne a stalattiti e stalagmiti che il fiume Pivka scava per circa 21 chilometri (quelli scoperti sino a oggi da che si cominciò nel 1818) nel sottosuolo dell'omonima cittadina della Slovenia. Fra i tanti spettacoli che offrono al visitatore uno è davvero singolare: il Proteus anguinus, un anfibio caudato classificato nel 1768 dal biologo austriaco di origine italiana Josephus Nicolaus Laurenti (1735-1805). Può raggiungere i 25-30 centimetri di lunghezza, è raro e quindi è iperprotetto. Vive solo nelle acque del sistema carsico delle Alpi Dinariche che costeggia l'Adriatico Orientale dal bacino dell'Isonzo goriziano-triestino alla Slovenia meridionale proseguendo attraverso la catena costiera dell'Istria e della Dalmazia croate fino alle montagne marittime della Bosnia occidentale (di recente è stato registrato anche nella parte occidentale del Montenegro). In America Settentrionale ha dei cugini, le sette specie in cui si suddivide il genere Necturus che appunto con il genere Proteus forma la famiglia dei Proteidae, originaria del periodo Miocene (tra circa 23 milioni e poco più di 5 milioni di anni fa).
Stante la scarsità di cibo (vive d'insetti e di piccolissimi crostacei), può campare senza nutrirsi per periodi enormi: perfino una decina di anni. Non ha occhi, inservibili al buio, sostituiti da organi lievemente fotosensibili coperti da uno spesso strato di pelle. E la sua epidermide senza pigmentazione è trasparente (si scorgono gli organi interni), rosacea solo per riflesso quando lo s'illumina (in Slovenia lo hanno soprannominato "pesce uomo"). E questo perché? Perché il proteo sarebbe la dimostrazione più palese dell'evoluzionismo, l'esito per mutazione genetica del lungo processo con cui un essere in origine diverso dall'animaletto attuale (cioè vedente e pigmentato) avrebbe violentato la propria biologia per sopravvivere in un habitat scomodo. L'ambiente avrebbe cioè costretto il suo genoma a produrre caratteri del tutto nuovi che poi, una volta selezionati solo quelli utili, sarebbero divenuti ereditari evolvendolo. Mai esposto alla luce, il proteo avrebbe progressivamente perso gli occhi e mutato la pelle non più bisognosa di protezione, anzi strategicamente più utile al mimetismo se incolore. Ma c'è più di un intoppo.
Il primo è che l'intero assunto è solo un enunciato ipotetico. Nessuno sa documentare biologicamente come la pressione ambientale possa indurre novità inedite nel DNA. L'abate Gregor Mendel (1822-1884) ha descritto la regola con cui nelle specie si trasmettono i caratteri ereditari dominanti e recessivi già presenti nel corredo genetico, mostrando che la ricombinazione di quello che nel 1953 si sarebbe scoperto essere il DNA non avviene casualmente mediante trasformazione dell'informazione genetica in qualcosa che prima non c'era, bensì attraverso un'alternanza matematica di caratteri già tutti e sempre presenti nel corredo genetico di partenza (che tra l'altro spiega perché i figli sono sempre diversi dai genitori). La pietra tombale sulla questione l'ha posta il biologo e botanico tedesco Friedrich Leopold August Weismann (1834-1914), peraltro evoluzionista, che confutò definitivamente la pretesa ereditarietà di caratteri acquisiti inesistenti nel genoma quando, nel 1883, tagliò le code ad alcune coppie di topi, le incrociò e constatò che la prole nasceva con code regolari e che lo stesso facevano i loro discendenti per diverse generazioni. Così facendo accertò che i responsabili della trasmissione dei caratteri ereditari sono le cellule germinali, ovvero i gameti, le cellule sessuali, e non quelle somatiche. È la cosiddetta "barriera di Weismann", che impedisce alle variazioni indotte dall'ambiente di andare oltre il singolo vivente che le subisce: le informazioni ereditarie si muovono cioè solo dai geni che le posseggono alle cellule somatiche, mai in senso contrario. Diverso è invece il caso del polimorfismo, quando uno stesso genotipo può dare vita a fenotipi diversi: qui appunto la potenzialità mendeliana di un carattere latente è già tutto insita nel DNA della specie e dell'individuo. Celebre è l'esempio delle falene punteggiate delle betulle.
Il secondo intoppo è che si fa presto a parlare di mutazioni genetiche, ma esse sono sempre e solo patologiche (sempre degenerazioni d'informazioni genetiche esistenti, mai comparsa di nuove ancorché morbose). Non possono cioè affatto essere il motore dell'evoluzione, come ha documentato il celebre studio L'évolution du vivant: matériaux pour une nouvelle théorie transformiste (Albin Michel, Parigi 1973) di Pierre Paul Grassé (1895-1985), zoologo francese neo-lamarckiano per ciò stesso attentissimo alle variazioni dei viventi e all'impatto ambientale.
Il terzo è però quello più critico. Perché del Proteus anguinus esiste un parente diverso, scoperto nel 1986 nella regione slovena della Carniola Bianca (Bela krajina): un parente dotato di occhi sviluppati e di epidermide pigmentata di nero che per questo nel 1994 i biologi Boris Sket, sloveno, e Jan Willem "Pim" Arntzen, neerlandese, hanno identificato come la sottospecie Proteus anguinus parkelj riclassificando l'altra come la sottospecie Proteus anguinus anguinus. Ora, Sket e Arntzen affermano che il Parkelj vedente e nero presenta differenze genetiche con l'Anguinus cieco e trasparente di Postumia, ma non con l'Anguinus cieco e trasparente delle da lui poco distanti grotte di Sti?na. In questo modo però il proteo di Sti?na dovrebbe essere contemporaneamente sia diverso sia uguale a quello di Postumia: i due biologi non ne fanno infatti né una sottospecie né tantomeno una specie a sé, e per tutti i tassonomi l'Anguinus è e resta l'unica specie del genere Proteus nonché l'unica europea della famiglia Proteidae. Persino piccole differenze genetiche non determinano cioè esemplari in essenza diversi e talora nemmeno varianti. Non a caso qualche studioso sostiene che il proteo vedente e nero sia solo una varietà (esempio di polimorfismo) di quello (unico) cieco e trasparente. Sket e Arntzen comunque non ci stanno e aggiungono che il Parkelj è classificato ora come sottospecie solo per prudenza, in verità forse meritando addirittura lo status di specie nuova.
Sia come sia, tutti i protei delle Alpi Dinariche vivono perennemente al buio e si cibano quando capita. Eppure quello nero e vedente non si è evoluto in quello cieco e trasparente. Se la selezione naturale non ha penalizzato il primo, la presunta evoluzione del secondo è l'adattamento migliorativo di quale animale? Protei in sé simili ma con apparati visivi tanto diversi che convivono nel medesimo ambiente; ennesimi "fossili viventi" identici oggi a com'erano in origine e a come sono stati per milioni di anni; la genetica che dice una cosa e assieme il suo contrario; nessuna trasformazione della specie per selezione: insomma, un'altra cantonata del neodarwinismo.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 05/01/2017

4 - LO SPETTACOLO SUL GENDER PROPOSTO NELLE SCUOLE NON HA NULLA DI UTILE PEDAGOGICAMENTE, ANZI FA MALE
Potrebbe piacere ai genitori, potrebbe piacere agli insegnanti e ai presidi, ma è giusto propinarlo ai ragazzi? Parla un pedagogista
di Furio Pesci - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/01/2017

Sono in circolazione attualmente in Italia numerosi prodotti artistici e letterari che propagandano le idee sostenute dalle associazioni LGBT in materia di costruzione sociale e culturale dell'identità di genere e in materia di affettività e amore umano. Si tratta di prodotti molto diversi tra loro per genere e qualità, che richiedono un'attenta valutazione estetica e pedagogica, specialmente laddove la loro diffusione dipende direttamente da finanziamenti pubblici.
Queste considerazioni non riguardano, tuttavia, la sola sfera economica, ma anche, innanzi tutto, quella culturale ed educativa. Gran parte dei testi e dei prodotti multimediali, come anche gran parte delle opere artistiche e degli spettacoli, appare discutibile dal punto di vista della qualità intrinseca e, seppure, certamente, bisogna riconoscere agli autori ed agli esecutori la piena libertà d'espressione (anche quando i risultati raggiunti sono mediocri), l'atteggiamento critico per quanto concerne l'opportunità di avvelersene in ambito educativo e scolastico deve essere esercitato altrettanto liberamente.
Queste considerazioni valgono soprattutto quando, sia pure per ragioni "artistiche", si alterano i contorni della realtà e della verità, come nel caso dello spettacolo teatrale Fa'afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro, in cui si mette in scena la storia di un ragazzo gravemente incompreso dai suoi genitori e dai suoi compagni di scuola per le sue incertezze sulla propria identità sessuale. La presentazione dello spettacolo sottolinea, peraltro, che il protagonista vuole sentirsi maschio un giorno, e femmina il successivo, e magari entrambi contemporaneamente). Ad un certo punto, venendo a sapere che nelle isole Samoa esistono persone come lui, chiamate, appunto, "Fa'afafine", sogna di trasferirsi là, per coltivare il progetto di "sposarsi".
A questo spettacolo teatrale è possibile muovere alcune critiche di fondo. Il fatto che abbia ricevuto un premio nell'ambito di una rassegna promossa da un'associazione di enti teatrali, alcuni dei quali prestigiosi e fino al 2007 con il sostegno dell'Ente Teatrale Italiano (anche se ora l'Ente non sostiene più la manifestazione), non impedisce di sollevare questioni che sono fondamentali per il suo "impiego" nel contesto educativo e scolastico.
Lo spettacolo si regge fin dal titolo sull'ipotesi che vi sia un paese ed un popolo in cui i costumi sessuali sono molto diversi da quelli diffusi in Occidente. In realtà, su una popolazione di 250.000 samoani, coloro che si dichiarano "Fa' afafine" sembra siano soltanto poche centinaia e non sembrano godere di uno status sociale paragonabile a quello riconosciuto in Occidente alle persone coniugate.
Uno degli argomenti che i sostenitori di diritti civili specifici per le persone omosessuali usano per suffragare le loro idee è che esistono eccezioni sia in natura sia nella vita sociale alla "tradizionale" distinzione tra maschi e femmine. Per quanto si possa sempre sostenere che le eccezioni, di norma, confermano le regole, piuttosto che smentirle, in questo caso sembra che l'eccezione presunta sia stata alquanto ingigantita rispetto alla sua reale consistenza.
È vero, peraltro, che i cosiddetti "Fa'afafine" fanno parte di "famiglie", ma la concezione della famiglia samoana è molto "larga" e non si basa soltanto su legami di sangue o affettivi, ma anche di funzione economica, lavorativa, ecc. Se si aggiunge che i contorni alterati della figura del "Fa'afafine" illudono il protagonista e propongono agli spettatori una situazione sociale che non esiste, è quasi d'obbligo concludere che il testo e lo spettacolo, al di là dei pregi artistici, non abbiano alcuna validità educativa. Certamente, sono condivisi da tutti i fini di integrazione equilibrata nella società delle persone con un orientamento sessuale diverso da quello "naturale"; ma lo spettacolo sottolinea continuamente, ed anche retoricamente, la sofferenza del protagonista per le incomprensioni dei genitori, e dispiace rilevare che anche in questo caso, come in molti altri, sembra essere rappresentata una caricatura grottesca della famiglia, che non corrisponde allo spessore, talvolta addirittura drammatico, della vita reale.
Le scene che rappresentano i genitori di Alex, che impediscono al figlio di mettersi le scarpe della mamma, o di farlo uscire vestito da donna, sono una ingenerosa mistificazione del dramma che vivono molti genitori in queste situazioni, non per "omofobia", né per i pregiudizi di una costruzione socio-culturale discriminante, ma per una sofferenza profonda e pienamente comprensibile in loro, ed evocano un clima di incomprensione e di scontro intergenerazionale che non contribuisce a comprendere la situazione ed il problema specifici, né, in genere, porta alcun frutto sul piano educativo.
Soprattutto, appare profondamente squilibrata l'idea di partenza dello spettacolo: mettere in scena un essere umano, in formazione e nella fase più delicata della sua crescita, che vuole essere maschio o femmina a giorni alterni, o entrambi contemporaneamente. Si tratta di una finzione scenica del tutto fuorviante, che non corrisponde nemmeno alla realtà delle persone LGBT e rispetto alla quale bambini di 9 anni – ai quali lo spettacolo già vuole rivolgersi –, ma anche molti adolescenti, non hanno alcuno strumento di confronto con la realtà, nemmeno per comprendere che si tratta di una forzatura retorica ricercata dagli autori per sottolineare l'elemento intenzionale presente nella formazione dell'identità sessuale.
Nel tentativo di rendere attraente, o almeno accettabile, l'orientamento omosessuale, i sostenitori di questa tendenza cercano di presentare scene di vita ordinaria all'insegna del buon umore e dell'armonia, tanto nel caso delle cosiddette famiglie "omogenitoriali", quanto a proposito della storia dello sviluppo personale. La realtà è ben diversa e sembra che sia stato completamente ripudiato l'elemento drammatico insito in tanti esempi di formazione omosessuale. Non è un caso, a questo riguardo, che i prodotti letterari e artistici a cui si fa riferimento in questa nota siano quasi del tutto privi di riferimenti alle grandi figure dell'arte e della letteratura di orientamento omosessuale, che hanno vissuto la propria condizione con uno spiccato senso del dramma interiore che stavano vivendo e che costituì una parte cospicua della loro grandezza di scrittori e di artisti (ciò vale per gli stessi Pasolini e Mieli, tanto sbandierati come precursori e capifila).
Un certo "meccanicismo" fatalistico domina, invece, nei prodotti contemporanei, finendo in un'evidente contraddizione: da un lato, si sostiene che l'orientamento omosessuale sia frutto di una scelta libera che la società deve mantenere libera e riconoscere come legittima; dall'altro, si avvalora l'idea che l'orientamento omosessuale sia alcunché di congenito o di insito nel destino dell'individuo.
La mancanza di chiarezza e di coerenza sul piano scientifico di entrambe queste posizioni è ben conosciuta e non richiede qui di essere ulteriormente illustrata; è evidente dalle ricerche condotte con rigore metodologico che l'orientamento sessuale si sviluppa sulla base del patrimonio genetico e della cultura diffusa nella società d'appartenenza. A questo proposito è significativo sottolineare un particolare aspetto dell'orientamento sessuale che mostra quanto siano fuorvianti spettacoli come quello in parola.
L'identità sessuale è basata, infatti, sulla polarità maschile-femminile. Quanto questa polarità sia profondamente radicata nella persona (quindi, non praticabile "a giorni alterni" o contemporaneamente) è affermato dalla stessa letteratura femminista, ed è su questa polarità che sono state fondate le battaglie femministe di tutta la seconda metà dello scorso secolo. All'interno del movimento LGBT si è sviluppata una dialettica a tratti esplosiva intorno al fenomeno del cosiddetto "transgenderismo"-"transessualismo", rifiutato all'interno di quello stesso movimento per la sua infondatezza ed incompatibilità con la visione del maschile e del femminile sempre sostenuta dalle femministe di "prima" e "seconda" generazione (come usano dire gli storici del femminismo). È per questo motivo che si deve usare molta prudenza nella diffusione di queste teorie in ambito pedagogico; esse sono infondate di fatto e costituiscono il terreno di una serrata dialettica all'interno dello stesso movimento LGBT. Lo spettacolo teatrale Fa'afafine si inserisce pienamente in questa dialettica, addirittura banalizzandola per strappare qualche facile consenso tra spettatori troppo giovani per comprendere criticamente e per ragionare "con la propria testa".
Se uno degli obiettivi principali dell'educazione è, infatti, il pensiero critico, gran parte della letteratura e delle iniziative LGBT in atto dovrebbe essere cassata come inadatta o addirittura deleteria; a parte il fatto che è già disponibile e conosciuta un'ampia casistica di situazioni in cui i bambini e gli adolescenti coinvolti in progetti ispirati da quelle organizzazioni si sono visti spingere ad abbracciare le idee di chi li ha realizzati senza alcuno spazio di confronto e di discussione paritetica, la struttura stessa dei prodotti e delle iniziative realizzate non sembra contemplare alcuna metodologia di confronto critico tra opinioni diverse.
Per esempio, nel caso di uno spettacolo teatrale, sarebbe auspicabile che alla rappresentazione seguisse un ampio dibattito, mentre tutto si riduce ad un indottrinamento basato sulle opinioni degli autori o dei responsabili di progetto, date per verità acquisite che non si possono mettere in dubbio e che non possono essere smentite se non da "omofobi". L'obiettivo del contrasto alle discriminazioni, che trova tutti assolutamente d'accordo, merita ben altro spirito e ben altri strumenti metodologici.
In definitiva, la gran parte di queste iniziative, di cui Fa'afafine è un esempio significativo, rischia di minare le finalità fondamentali dell'educazione scolastica a causa della mancanza di chiarezza nella presentazione scientifica delle idee presentate, della forma evidentemente inappropriata in cui sono solitamente presentate, dello scarso impegno dei responsabili nella cura e nel coinvolgimento delle famiglie, del clima di chiusura ideologica che anima queste iniziative.

Furio Pesci: Prof. Associato di Storia della Pedagogia - Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione - La Sapienza Università di Roma. Coordinatore dell'Area Didattica di Scienze dell'Educazione e della Formazione

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14/01/2017

5 - NO AI BAMBINI NELLE COPPIE GAY: IO LO SONO STATA E VI RACCONTO LA MIA STORIA
Le coppie gay non hanno bambini, se stato e giudici non glielo permettono: occorre domandarsi se questa scelta è lecita
di Dawn Stefanowicz - Fonte: Aleteia, 30/06/2015

Sono una dei sei figli adulti di genitori gay che di recente hanno presentato degli amicus brief alla Corte Suprema statunitense chiedendole di rispettare l'autorità dei cittadini di mantenere la definizione originaria del matrimonio: un unione tra un uomo e una donna con l'esclusione di tutti gli altri, di modo che i figli possano conoscere i propri genitori biologici ed essere cresciuti da loro. Vivo in Canada, dove il matrimonio omosessuale è stato autorizzato a livello federale nel 2005.
Sono la figlia di un padre gay morto di AIDS. Ho descritto la mia esperienza nel libro Out From Under: The Impact of Homosexual Parenting. Più di 50 figli adulti cresciuti da genitori LGBT si sono messi in contatto con me e hanno condiviso le mie preoccupazioni sul matrimonio e la genitorialità omosessuali. Molti di noi lottano con la propria sessualità per via dell'influenza dell'ambiente familiare in cui sono cresciuti.
Proviamo grande compassione – non animosità – per le persone che lottano con la propria sessualità e l'identità di genere, ma quando parliamo in pubblico della nostra storia affrontiamo spesso ostracismo, silenzio e minacce.
Vorrei avvertire l'America di aspettarsi una grave erosione delle libertà del Primo Emendamento se la Corte Suprema autorizzerà il matrimonio omosessuale. Le conseguenze che si sono verificate in Canada possono essere una lezione.
In Canada, la libertà di parola, stampa, religione e associazione ha sofferto fortemente a causa della pressione governativa. Il dibattito sul matrimonio omosessuale che si sta svolgendo negli Stati Uniti non potrebbe esistere legalmente in Canada oggi. Per via delle restrizioni legali alla libertà di parola, se si dice o si scrive qualcosa considerato "omofobo" (includendo, per definizione, qualsiasi cosa che metta in discussione il matrimonio omosessuale), si possono affrontare conseguenze disciplinari o il licenziamento o si può essere perseguiti dal Governo.
Molti americani stanno iniziando a capire che alcuni attivisti di sinistra vogliono introdurre un controllo statale su ogni istituzione e ogni libertà. In questo schema, l'autonomia e la libertà d'espressione personali non diventano altro che chimere, e i bambini vengono mercificati.
I bambini non sono beni da poter staccare in modo giustificabile dai genitori naturali. Nelle famiglie omosessuali, i bambini negheranno spesso il proprio dolore e fingeranno di non sentire la mancanza di un genitore biologico, sentendosi pressati a esprimersi positivamente per via della politica che circonda le famiglie LGBT. Quando i bambini perdono un genitore biologico per morte, divorzio, adozione o tecnologia riproduttiva artificiale, sperimentano un vuoto doloroso. È lo stesso per noi quando il nostro genitore gay porta nella nostra vita il/i proprio/i partner dello stesso sesso, che non potrà/potranno mai sostituire il nostro genitore biologico.

LO STATO COME ARBITRO ULTIMO DELLA GENITORIALITA'
Ci viene detto sempre più che permettere alle coppie omosessuali l'accesso al matrimonio non priverà nessuno di alcun diritto. È una bugia.
Quando il matrimonio omosessuale è stato legalizzato in Canada nel 2005, è stata immediatamente ridefinita la genitorialità, includendo una disposizione per cancellare la definizione "genitore naturale" e sostituirla con il neutro "genitore legale" nella legge federale. Ora tutti i bambini hanno solo "genitori legali". Cancellando legalmente la genitorialità biologica in questo modo, lo Stato ignora il principale diritto dei bambini: il loro desiderio intrinseco e immutabile di conoscere e di essere allevati dai propri genitori biologici.
Le madri e i padri apportano doni unici e complementari ai propri figli. Contrariamente alla logica del matrimonio omosessuale, il genere dei genitori conta per il sano sviluppo dei figli. Sappiamo, ad esempio, che la maggior parte degli uomini in carcere non ha avuto il padre in famiglia. I padri, per loro natura, assicurano identità, instillano direzione, danno disciplina, confini, e costituiscono un esempio per i figli, ma non possono far crescere i figli nel proprio grembo o allattarli. Le madri allevano i figli in modi unici e benefici che non possono essere sostituiti dai padri.
Non serve uno scienziato per capire che uomini e donne sono anatomicamente, biologicamente, fisiologicamente, psicologicamente, ormonalmente e neurologicamente diversi tra loro. Le loro differenze offrono ai figli dei benefici che non possono essere duplicati da genitori "legali" dello stesso sesso che mettono in atto ruolo di genere diversi o cercano di sostituire il modello maschile o femminile mancante in casa.
Il matrimonio omosessuale non solo priva i bambini dei propri diritti alla genitorialità naturale, ma dà allo Stato il potere di non tener conto dell'autorità dei genitori biologici, il che significa che i diritti genitoriali vengono usurpati dal Governo.
In Canada, i genitori si possono aspettare l'interferenza dello Stato per quanto riguarda valori morali, genitorialità ed educazione – non solo a scuola. Lo Stato ha accesso in casa tua per supervisionarti come genitore, per giudicare la tua adeguatezza. E se allo Stato non piace ciò che insegni ai tuoi figli, cercherà di toglierli dalla tua casa. I docenti non possono fare commenti sui social network, scrivere lettere agli editori, partecipare a dibattiti pubblici o votare secondo la loro coscienza. Possono essere oggetto di misure disciplinari o perdere qualsiasi possibilità di avere una cattedra. Può essere chiesto loro per capriccio burocratico di partecipare a lezioni di rieducazione o di formazione alla sensibilità, o possono essere licenziati per pensieri "politicamente scorretti".
Quando in Canada è stato introdotto il matrimonio omosessuale, il linguaggio neutrale a livello di genere è diventato autorizzato a livello legale. È discriminatorio assumere che un essere umano è maschio o femmina, o eterosessuale, e quindi, per essere inclusivi, si utilizza un linguaggio che non specifica il genere nei media, nel Governo, nei luoghi di lavoro e soprattutto a scuola, per evitare di sembrare ignoranti, omofobi o discriminatori. In molte scuole viene usato un curriculum speciale per insegnare agli studenti come usare un linguaggio neutro a livello di genere. All'insaputa di molti genitori, nelle scuole canadesi si sta eliminando l'utilizzo di termini che implicano il genere per descrivere marito e moglie, padre e madre, festa della mamma e festa del papà e "lui" e "lei".
In Canada wedding planner, proprietari di bed and breakfast, fiorai, fotografi e pasticceri hanno già visto le proprie libertà erose, i diritti di coscienza ignorati e le libertà religiose calpestate, ma non è una cosa che riguarda solo l'industria del matrimonio. Chiunque possieda un'attività può non poter permettere alla sua coscienza di informare le pratiche o le decisioni della sua attività se queste decisioni non sono in linea con quelle dei tribunali, con l'orientamento sessuale del Governo e con le leggi basate sulla non discriminazione in base all'identità di genere. Alla fin fine, ciò significa che lo Stato fondamentalmente decide se e come i cittadini possono esprimere se stessi.
La libertà di riunirsi e di parlare liberamente di matrimonio tra un uomo e una donna, famiglia e sessualità è ora ristretta. La maggior parte delle comunità di fede è diventata politically correct per evitare multe o perdite di status caritativo. I media canadesi subiscono restrizioni, e se trasmettono una qualsiasi cosa considerata discriminatoria le licenze di trasmissione possono essere revocate.
Gli americani devono prepararsi allo stesso tipo di sorveglianza della società se la Corte Suprema stabilirà di bandire il matrimonio come istituzione tra un uomo e una donna. Ciò significa che indipendentemente da ciò in cui credete, il Governo sarà libero di regolamentare i vostri discorsi, i vostri scritti e le vostre associazioni e di stabilire se potete esprimere o meno la vostra coscienza.

(Dawn Stefanowicz è una conferenziera e autrice di fama internazionale. È membro del Testimonial Committee of the International Children's Rights Institute. Il suo libro, Out From Under: The Impact of Homosexual Parenting, è disponibile su http://www.dawnstefanowicz.org.)

Fonte: Aleteia, 30/06/2015

6 - IL PROFETA DI SVENTURA ERLICH OSPITE IN VATICANO NON VA BENE NON PERCHE' NON CREDE MA PERCHE' DICE BUGIE
Le teorie del neo malthusanesimo sono soprattutto sbagliate e antiscientifiche. Ecco perchè non dargli ascolto
di Ettore Gotti Tedeschi - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/01/2017

Il lettore della Nuova BQ sa che per Caino, persino Abele era di troppo e perciò non necessita ulteriori considerazioni su come nasce la cultura neomalthusiana. Ma potrebbe essergli sfuggito che, poiché dopo la visita del più famoso ambientalista americano, Jeffry Sachs, alla Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano, è sortita l'Enciclica Laudato sì (sull'ambiente ), potremmo intuire che dopo la visita del più famoso neomalthusiano americano, Paul R. Ehrlich, ci si possa aspettare l'Enciclica Non sicut lepores (sulle nascite) .
Poiché io, differentemente da Ehrlich, non mi sono fatto sterilizzare dopo il primo figlio (vasectomia), ma di figli ne ho fatti ben 5, che han concorso alla crescita del Pil e oggi (ohimè) contribuiscono con l'8 per mille a sostenere la Cei di Galantino, mi si conceda il diritto di difender le mie scelte dalle "intuizioni" dannosissime che questo esperto di lepidotteri va propagandando da cinquant'anni, ed ora persino lo fa in Vaticano.
Negli anni '70 al mondo c'erano 4 miliardi di creature. 2 mld nel cosiddetto mondo ricco e 2 mld in quello meno ricco e povero. Grazie alla diffusione delle dottrine neomalthusiane (con una certa complicità da parte delle Chiesa progressista anti Humanae Vitae) il tasso di crescita della popolazione, che era intorno al 4.5% annuo, crolla a zero in pochi anni nel mondo ricco, che sapeva leggere, aveva la tv e si preoccupava dei "limiti dello sviluppo". In quello povero (che non sapeva leggere, non aveva la tv e se ne fregava dei suddetti limiti) continua invece a crescere. Oggi siamo, diciamo 7,5 miliardi, così ripartiti: 5,5 mld nell'ex mondo povero, ora in gran parte molto più ricco e sempre 2 mld nell'ex mondo ricco, ora molto più povero.
Negli ultimi settant'anni, dal dopoguerra, tutti i modelli di crescita economica, elaborati da grandi economisti quali Keynes, Solow, (il demografo) Sauvy, Schumpeter, sono centrati sulla crescita della popolazione. Non c'è crescita sostenibile e vera se la popolazione non cresce, almeno di una percentuale appena superiore ad un tasso di sostituzione. Alternativa è la decrescita con tutti i problemi che comporterebbe. La critica a questi modelli di crescita viene da ambienti gnostici (neomalthusiano-ambientalisti) scarsamente scientifici. Questi criticano la crescita economica (e quella della popolazione) perché stimola consumi, distrugge risorse del pianeta e crea disuguaglianze. Dimostreremo in questo articolo che sono proprio queste tesi malthusian-ambientaliste ad aver prodotto questi danni.
Un cenno solo allo strumento statistico da loro utilizzato. Dal punto di vista metodologico il trucco usato da questi signori è lo stesso usato da Malthus nel 1798 e si fonda sull'uso dei rapporti numerici tra crescita del Pil e crescita popolazione. La crescita del Pil è calcolabile per la nazione e procapite. Quella procapite è funzione del rapporto tra crescita Pil nazionale e crescita popolazione nello stesso periodo. Per esempio, crescita PIL nazionale +5% e crescita popolazione +5%, risultato crescita del Pil procapite = 0. Se la crescita popolazione fosse stata zero, la crescita del Pil procapite sarebbe stata +5%. Se la decrescita popolazione fosse stata del 3%, la crescita del Pil procapite sarebbe stata dell'8%.
Vi faccio un esempio storico di questa manipolazione. Nel 1960, secondo statistiche Onu, il Pil procapite dei paesi ricchi era 26 volte quello dei paesi poveri. Nel 1995 diventa 57 volte! Ma ciò grazie al crollo della crescita della popolazione nei paesi ricchi. Nel 2000 diventa solo 7 volte. E ciò grazie alla crescita economica della Cina e India, ben superiore alla crescita popolazione. L'economista Lester Thurow (e compagni) ha giocato con queste formule per decenni, mentre noi (chi la pensava come me) venivamo ignorati. Veniva tutt'un tratto esaltato invece il nostro amico sopra citato, "auto sterilizzato" ed esperto di lepidotteri, che di economia non deve aver grande conoscenza.
Vediamo ora, in modo strutturato, il processo di cause-effetto legato al crollo nascite, ma prima, quale introduzione, vorrei fare una domanda aperta al lettore della Nuova BQ: Come può crescere il PIL in un area economica matura se la popolazione non cresce? (invito a dimenticare risposte legate alla crescita produttività ed esportazioni). Ma ora vediamo le conseguenze principali delle dottrine intuite dall'esperto in lepidotteri:
-Prima conseguenza: L'invecchiamento popolazione. Il crollo nascite modifica la struttura socioeconomica provocando il fenomeno di invecchiamento della popolazione. Questo fenomeno produce tre conseguenze ulteriori:
Meno giovani che entrano nel ciclo produttivo, meno matrimoni e figli, più vecchi da mantenere.
Effetto invecchiamento popolazione, con crescita proporzionata dei costi fissi (sanità, pensioni etc...) sul PIL, assorbiti da proporzionato aumento delle imposte (in Italia, negli anni '70 la percentuale "pensionati" era intorno al 10-12%, il peso delle imposte sul Pil era intorno al 25%. Oggi la stessa percentuale è intorno al 20-25 % e il peso imposte intorno o persino superiore al 50%)
La conseguenza del (raddoppio) del peso fiscale per le famiglie e le imprese , ha comportato una proporzionata riduzione consumi e investimenti. Con impatti differenti sui paesi con distinte forze e debolezze specifiche.
-Seconda conseguenza: il consumismo. A fine anni '70 appena ci si rende conto che, grazie al crollo nascite, il tasso di crescita delle economie del mondo occidentale comincia a crollare e con lui gli utili delle imprese, si "decide" di compensare detta crescita con la crescita dei consumi individuali (il famoso "consumismo", che è la risposta alla domanda sopra fatta al lettore) .Questa scelta ha prodotto tre conseguenze ulteriori :
Assorbimento dei risparmi utilizzati per crescere i consumi (in Italia, negli anni '75, i risparmi delle famiglie sul reddito erano superiori al 25%, oggi sono sotto il 5%, con ripresa minima grazie alla crisi e i timori che genera). Con evidenti conseguenze sull'afflusso del risparmio sul sistema bancario, che ha visto ridurre le risorse per fare credito alle imprese .
Delocalizzazione produttiva in paesi a basso costo, per poter aver prodotti a basso prezzo per crescere il potere di acquisto e i consumi. La delocalizzazione nei paesi asiatici e la crescita del consumismo ha anche influenzato il fenomeno (supposto) dell'inquinamento ambientale.
Deindustrializzazione del mondo occidentale che si converte in un mondo di consumatori . Successive conseguenze di questo fenomeno sono poi state: un'ulteriore diminuzione investimenti produttivi e crescita economica, la diminuzione dei posti di lavoro, la diminuzione utili delle imprese e tasse pagate con impatto sulla spesa pubblica (con inizio della fase di "imposte patrimoniali" per compensare).
-Terza conseguenza: il debito. Più cresceva l'effetto invecchiamento della popolazione, più si doveva inventare come sostenere l'esigenza della crescita PIL, e ciò avvenne sempre più a debito. E' infatti evidente che la potenza di un paese sta nella crescita PIL. Quando gli Usa comprendono che il loro tasso di crescita sarebbe stato intorno all'1% e quello della Cina al 9%, prendono paura, capiscono che in pochi anni la Cina avrebbe preso il sopravvento nel potere. Una crescita Pil dell'1% annuo raddoppia il Pil in 80anni, una crescita del 9% lo raddoppia in 8 anni. Perciò la crescita del Pil in Usa negli ultimi 10 anni prima del crack (dal 1998 al 2008) è finanziata per quasi il 90% dal debito (non pagato) delle famiglie. In Italia il peso del debito totale sul Pil passa dal 200% del 1998 al 300% del 2008. Esattamente come negli Usa.
-Quarta e ultima conseguenza: è l'impoverimento e lo squilibrio. Ciò che stiamo vivendo senza saperlo affrontare: crollo del sistema economico finanziario nel mondo occidentale, crollo dei valori mobiliari e immobiliari, riduzione dei consumi nel mondo occidentale e conseguente riduzione export dai paesi asiatici verso il mondo "consumatore" con rischi di squilibrio socioeconomico, crollo degli acquisti di materie prime, ( al petrolio ai minerali più importanti) verso i paesi emergenti e conseguente loro difficoltà, inizio dei tentativi di risanamento mal concepiti che provocano i malcontento che genera i cosiddetti "populismi", il rigetto della nomenclatura responsabile ed i rischi di instabilità politica. ( Brexit ,Trump, etc...), processo di immigrazione incontenibile, cambio ai vertici della Chiesa cattolica, impossibilità di sostenere i costi dell'invecchiamento e necessità di liberalizzare l'eutanasia.
Ehrlich, quale studioso di lepidotteri avrà alibi e giustificazioni a non finire, ma un giorno potrebbe esser riconosciuto corresponsabile del crollo nascite e crollo crescita economica, della crescita spesa pubblica per invecchiamento e crescita tasse per pagarla, della deindustrializzazione dell'occidente e della mancanza posti di lavoro per i giovani, delle migrazioni incontrollate per compensare il gap di popolazione e degli squilibri politici e infine della scoperta della eutanasia per risanare i bilanci degli stati. Allora, a sua difesa proporrei come attenuante il fatto che si è fatto però sterilizzare…

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/01/2017

7 - TERREMOTO: SI POSSONO LIMITARE I DANNI MA GUAI A CHI CREDE DI POTER ELIMINARE LA MORTE
Non è l'uomo il Signore della natura e degli eventi: chi crede ha le risposte per affrontare l'imprevedibile
di Riccardo Cascioli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/01/2017

Scosse continue di terremoto (ormai centinaia dallo scorso agosto), temperature polari e nevicate storiche. E ora anche la slavina, tragica combinazione di terremoto e neve, che ha distrutto l'Hotel Rigopiano, alle pendici del Gran Sasso, inghiottendo una trentina di persone che da ore aspettavano dei mezzi per portarli in salvo, bloccati anche loro da una neve senza precedenti.
Un destino crudele, si direbbe, che si accanisce su queste popolazioni e che lascia un senso di impotenza. Impotenza che si fa preghiera: per i morti, per i feriti, per i sopravvissuti all'ultima tragedia, per gli sfollati, per quelli che sono rimasti in questi paesi e vivono quotidianamente la paura che solo chi ha sentito un forte terremoto può comprendere; per quanti da mesi e, soprattutto in queste ultime ore, si stanno prodigando per soccorrere le vittime, per migliorare le loro condizioni, in circostanze a volte veramente problematiche. Solo la preghiera, affidare tutti costoro alla divina Misericordia, la certezza di una compagnia buona al fianco di chi soffre, dà un senso al dolore di questi giorni.
C'è chi, anche in questa occasione, non resiste alla tentazione di fare polemica, di additare dei responsabili, per portare acqua al mulino del proprio partito o della propria posizione. E pensare che mai, come in questa occasione, ci sarebbe molto da riflettere sulla Natura e sul rapporto dell'uomo con l'ambiente che lo circonda. Perché stavolta parlare di colpe e responsabilità è davvero impossibile. Siamo davanti a fatti senza precedenti, alla coincidenza di terremoti e nevicate che non hanno precedenti, e che sono fuori dalla possibilità di controllo da parte degli uomini.
Invece viviamo in tempi dove il delirio di onnipotenza dell'uomo occidentale – dimentico della civiltà cristiana che l'ha generato - è arrivato a pretendere di poter controllare la natura, di poterla regolare, di poter decidere il freddo e il caldo. Nel tragico combinarsi di due eventi imprevedibili e incontrollabili – il terremoto e una cascata di neve – troviamo la risposta della natura, una forza enorme capace di spazzare via l'uomo e le sue costruzioni in qualsiasi istante.
Nella storia gli uomini hanno via via sviluppato sempre nuove conoscenze e nuove forme per difendersi dalla forza devastante della natura. E soprattutto, nel mondo cristiano, hanno imparato a rivolgersi al Signore della natura, all'Unico che può calmare la tempesta e comandare ai venti. Solo oggi vediamo dominante una cultura che pretende di avere in mano le chiavi della natura, nel bene e nel male, e questa cultura ha contagiato anche i cristiani.
In altri tempi, davanti a eventi come quelli cui stiamo assistendo nell'Italia centrale, avremmo visto vescovi e preti organizzare pellegrinaggi, preghiere comunitarie, adorazioni, digiuni per chiedere al Signore di placare le forze della natura. Tanti santuari, anche nella nostra Italia, sono collegati a eventi di questo genere, alle grazie ricevute dal Signore che ha riportato la pace e la prosperità. Oggi tutto questo sembra dimenticato, si preferisce pensare che sia più efficace la raccolta differenziata, o l'uso dei mezzi pubblici. Sembra che a nessuno venga più in mente di rivolgersi al Signore, a Colui che, per la fede del suo popolo, può decidere di salvarlo. Ma si può pretendere di ottenere se neanche si chiede?

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 20/01/2017

8 - LA DITTATURA IMPONE VACCINI OBBLIGATORI PER TUTTI
Sull'onda emotiva di una epidemia che non c'è, quella della meningite, stanno passando nuove vaccinazioni spesso inefficaci e immorali, come quella per il Papilloma virus
di Paolo Gulisano - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29/01/2017
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 29/01/2017

9 - QUELLO CHE BOLDRINI & CIRINNA' SANNO, MA NON DICONO
Inventano l'emergenza femminicidio, ma è solo per distrarre l'attenzione dal suicidio (130 donne assassinate, 800 donne che si sono suicidate) e da un'accoglienza indiscriminata degli immigrati (che ci è costata 12 miliardi di euro)
di Silvana De Mari - Fonte: Rassegna Stampa, 30/11/2016
Fonte: Rassegna Stampa, 30/11/2016

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