Amici del Timone n�86 del 10 marzo 2019

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IMMUNODEPRESSIONE: UNA SITUAZIONE CLINICA DA NON SOTTOVALUTARE
I giornali banalizzano a fini di propaganda la situazione difficile di molte persone
di Giorgia Scataggia

Vorrei rispondere al recente articolo pubblicato su "La Nazione", articolo contenente la lettera di una coraggiosa mamma, Tarita Poli, rivolta alla ministra Grillo, che parla della grave leucemia di sua figlia... e invita a mantenere l'obbligo vaccinale.
Ovviamente, non occorre ribadire che il mio rispetto verso questa mamma è totale. La capisco, mio padre è morto di leucemia, io sono seriamente immunodepressa e so cosa vuol dire.
In virtù della libertà di opinione però, come paziente immunodepressa desidero dissociarmi, ribadendo di non pensarla allo stesso modo.
Ad un certo punto nell'articolo possiamo leggere questa affermazione: "Per la sua malattia la bimba non può essere soggetta alla protezione vaccinale né può permettersi di entrare in contatto con bambini che possano trasmetterle una qualsiasi malattia infettiva. Per questo era stata inserita in una classe protetta con tutti i compagni vaccinati."
La verità appare da sola, nel momento in cui si afferma che la bambina non può permettersi di contrarre nessuna malattia infettiva. Gli specialisti che seguono questa bambina, avrebbero dovuto informare la madre delle conseguenze di tantissimi microrganismi patogeni molto comuni e non vaccinabili. Per cui, se la situazione di questa bambina rispecchia ciò che la madre afferma, questa bambina semplicemente non è nelle condizioni di frequentare la scuola. Ma non per colpa di un bimbo non vaccinato o parzialmente vaccinato. Per colpa della sua malattia. Nessun bambino al mondo dovrebbe soffrire. Ma nel momento in cui la vita ti presenta davanti ad una battaglia di questo tipo, cercare un capro espiatorio in chi è semplicemente stato più fortunato, non è la soluzione. Anzi, serve solo ad avvelenare l'anima ed il cuore. Bisogna stringere i denti. Questa bambina guarirà, come guariró io. Senza bisogno di riversare i suoi problemi sui compagnucci di classe, totalmente innocenti.
In secondo luogo, ma non è una critica alla signora, assolutamente... vorrei ricordare che avere un figlio con una patologia non significa avere il diritto di decidere per i figli degli altri. Come dico sempre, la tutela dei più deboli è sacrosanta in un Paese civile... ma questo Paese civile deve, prima di tutto, garantire quelli che sono i diritti fondamentali. Ed io credo che ogni bambino abbia il diritto di ricevere trattamenti sanitari personalizzati ed adeguati alle proprie esigenze, non alle esigenze di altri. A maggior ragione se questo sacrificio in termini di libertà e, spesso, di Salute, non salva certo la vita agli immunodepressi, che restano comunque immunodepressi ed esposti a tutti i microrganismi patogeni non vaccinabili, che sono la stragrande maggioranza.
Detto ciò, sperando di non essere risultata offensiva, io mi stringo attorno a questa famiglia ed auguro tutto il bene possibile alla piccola guerriera. Che possa presto giocare in Salute, come dovrebbe fare ogni bambino.

Fonte: pagina Facebook, 07/02/2019

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