Amici del Timone n�25 del 22 ottobre 2013

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L'INSEMINAZIONE ARTIFICIALE GENERA MOSTRI?
A volte i film per quanto debbano vendere non riescono a negare la realtà
di Lupo Glori

Il 29 agosto 2013 è arrivata nelle sale italiane la commedia canadese diretta da Ken Scott, Starbuck ‒ 533 figli e…non saperlo!, dove un giovane di nome David, che per mantenersi donava il proprio seme ad un clinica di fertilità, all’età di 42 anni scopre di essere padre di ben 533 figli, 142 dei quali vogliono scoprire l’identità del padre e sono sulle sue tracce.
Il film ha avuto un grande successo in Canada tanto che Steven Spielberg con la sua “Dreamworks” ne ha prodotto un remake statunitense, in uscita a novembre, diretto sempre da Scott, con Vince Vaughn protagonista e dal titolo The Delivery Man. Tale notizia ha riportato sui giornali il dibattito, sempre vivo, attorno alla fecondazione assistita e alle gravi storture che tale pratica spesso provoca. Infatti, a ricorrere ai donatori e alla banca del seme sono, oltre alle classiche coppie eterosessuali sterili, sempre più coppie omosessuali di entrambi i sessi e single che desiderano generare il proprio figlio in autonomia senza alcun partner.
La rivista di gossip, moda e cultura “Vanity Fair”, nel suo ultimo numero del 4 settembre 2013, in un articolo di Michele Neri dedica due pagine ai “papà in provetta” raccontando alcune storie che mostrano con chiarezza le anomalie e gli abusi nei confronti dei bambini innocenti provocati dalle leggi sulle donazioni di seme. Una di queste riguarda l’attore Jason Patric, il quale, nel 2009, «ha accettato di fare un figlio con la sua ex, Danielle Schreiber, attraverso l’inseminazione artificiale e con un patto: non si sarebbe occupato né di lei né del piccolo. Da quando è nato Gus, Patric però gli si è affezionato e lo vorrebbe riconoscere. La madre si è opposta. Del caso si sta occupando lo Stato della California».
Se verrà approvato un nuovo disegno di legge, il donatore Patric potrà vedersi riconosciuto il diritto alla genitorialità sul piccolo Gus. Diana e Samuele sono, invece, una coppia che si è conosciuta su uno dei tanti siti on-line che fanno incontrare le richieste e le offerte di spermatozoi. Diana, professionista di 35 anni, dopo alcune infelici esperienza sentimentali ha deciso di volere un figlio, ma «senza coinvolgimenti, senza un padre». Samuele, studente fuori corso di 25 anni, in cerca di qualche soldo, risponde all’annuncio e i due s’incontrano. Diana, dopo aver sottoposto il ragazzo a numerosi “test d’affidabilità” decide che Samuele è l’uomo che fa per lei. Come riporta l’articolo, «si accordano per vedersi una o due volte al mese, nei periodi giusti; a casa di lei, e per una cifra che dovrà a lui per ogni donazione, che avverrà per via naturale».
Quando il bambino nasce Samuele è all’estero, al suo rientro, qualche tempo dopo, avviene l’incontro fra i tre. Alla fine Diana e Samuele , dopo tanti pensieri e turbamenti, arrivano alla conclusione che al bambino manca la figura di un padre, cosi «ad un anno, Leonardo ha scoperto che quello è il suo papà. Ora Samuele lo ha riconosciuto e corrisponde una cifra per il mantenimento».
Paradossale infine la storia di Tren Arsenault, ingegnere di San Francisco, che attraverso un sito web ha messo a disposizione il suo seme per coppie lesbiche diventando padre di ben 15 figli. «Senza mai perdere la verginità», ha dichiarato felicissimo in Tv, «a quarant’anni, la sua unica attività sessuale era sempre stata riempire una provetta». Come anticipato, sul Web sono presenti numerosi siti specializzati sull’argomento. Uno di questi è “www.co-genitori.it” che si propone di fornire tutti i servizi e gli strumenti necessari «per coloro che desiderano intraprendere un Progetto di Cogenitorialità».
Nelle condizioni generali di utilizzo i proprietari del sito affermano che tale progetto «consiste in un modo convenzionale, non previsto da alcuna legge specifica, di condividere diritti e responsabilità dei genitori (omosessuali o eterosessuali) nei confronti dei bambini. (…) il progetto di due genitori, che siano una coppia o no, single, sposati o divorziati, o dello stesso sesso, di crescere un bambino. Con Progetto di cogenitorialità, ai sensi delle presente Condizioni e essendo il sito aperto anche a coloro che desiderano semplicemente donare il loro sperma o i loro ovociti, o a coloro che sono alla ricerca di donatori di sperma o ovociti, s’intenderanno anche questo tipo di progetti». Il sito, dedicato alla co-genitorialità, definita «come come la possibilità, per 2 persone, di avere un figlio insieme senza condividere una vita di coppia», di fatto è una bacheca di annunci, scorrendo i quali si rimane allibiti, per fare incontrare tutti coloro che vogliono portare a termine un “progetto di genitorialità” di qualsiasi genere, non importa se eterosessuali, omosessuali o single.
L’inseminazione artificiale, come il sonno della ragione di Goya, genera mostri? A sentire queste storie sembra proprio che la risposta sia sì, eccome. Purtroppo, quando si superano i confini morali, sostituendo la legge naturale con la legge del desiderio, si apre la strada a qualsivoglia deriva etica. I fatti lo dimostrano. Lo ammette lo stesso Gran Rabbino di Francia Gilles Bernheim, nel suo saggio intitolato Quello che spesso si dimentica di dire. Matrimonio omosessuale, omogenitorialità e adozione (Parigi 2012), scrivendo che: «l’amore non è sufficiente, (…) ridurre la relazione genitoriale agli aspetti emotivi ed educativi è misconoscere che il legame di filiazione è un vettore psichico e che è fondamentale per il senso d’identità del bambino».
L’ideologia omosessualista rifiuta i concetti di paternità e maternità “che implicano legami biologici” e li sostituisce con l’ambiguo termine genitorialità «che riduce il ruolo del genitore all’esercizio delle sue funzioni specialmente educative». I bambini ne sono le prime vittime innocenti. Saranno loro a dover sopportare i traumi più duri dell’egoismo di una società che ha messo da parte la ragione. 

Fonte: Corrispondenza Romana

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